La nausea

Ogni 25 aprile, la stessa storia, lo stesso scoramento, la stessa nausea.

Nell’ascoltare i soliti discorsi (così di moda, pare) ecumenici, pacificatori, ma sostanzialmente, al fondo, revisionisti. Quelli di chi vorrebbe che il 25 aprile fosse “la festa di tutti gli italiani”.

Blatera lo stesso discorso uno come il sindaco di Bolzano “Gigi” Spagnolli, uno che per anni ha avuto come vicesindaco (e non ne era più di tanto infastidito) qualcuno che dichiarava di non riconoscersi in quella data (qui un articolo sull’Alto Adige).

E aumenta la mia dose di nausea il servizio del Tg3 regionale che intervista uno come Giorgio Holzmann (ma chi la decide la linea editoriale del giornale? ma perché intervistare proprio lui?), uno che da giovane faceva politica con la mano tesa, citando alla bisogna le parole di Mussolini.

E che è la festa di tutti gli italiani. E che i morti vanno lasciati in pace (e questo è giusto: soprattutto dovrebbe farlo chi continua a usarli come arma di consenso). E che anche chi ha combattuto dall’altra parte lo ha fatto per difendere la propria patria, e per di più obbediva a degli ordini. E bla bla bla.

Basta, non ne posso più. È solo il caso di ricordare che chi dopo l’8 settembre ha deciso di combattere dall’altra parte ha, per lo più, obbedito a degli ordini che venivano da un esercito straniero. Che si è reso complice di stragi di uccisioni sommarie, torture, popolazione civile. Che se anche uno ha fatto quella scelta in buona fede (?), era una scelta SBAGLIATA: la scelta di chi perseguiva una politica razzistica, di chi sosteneva una dittatura, di chi ha sulla coscienza una guerra che ha causato sessanta milioni di morti.

Il 25 aprile è la festa della liberazione dal fascismo e dal nazismo. È la festa per la fine di una guerra voluta da due dittatori sanguinari. E non può essere la festa di chi ha fatto carriera politica (e ancora la fa: vedi Polverini) riesumando slogan idioti e idee pericolose ma tanto convenienti in termine di voti.

Stemperare, mescolare le carte, annullare le differenze: basta, non se ne può più di queste vostre banalità!

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  1. Le cronache di oggi registrano che, nientepopodimeno, Holzmann “per la prima volta ha seguito la deposizione della corona al corpo d’armata, davanti alla lapide dedicata a Manlio Longon e Giannantonio Manci”. Al di là del classico “e chi se ne frega!”, mi viene da commentare il seguito, quando questo genio della politica italiana ribadisce:

    «Non potrà esserci riconciliazione finché si divideranno ancora i morti in buoni e cattivi».

    Holzmann chiede un riconoscimento per i «ragazzi di Salò, morti per un comando, perché arruolati, o per un ideale»

    fonte qui: http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2012/04/25/news/25-aprile-diviso-il-centrodestra-non-raccoglie-l-appello-di-spagnolli-1.4418915
    Riconoscimento per i “ragazzi di Salò”? Ma stiamo scherzando? Ma ci rendiamo conto? Ma quand’è che la smetteremo di farci dire scempiaggini simili? Un “ideale”? Quale, di grazia? Ce lo dica pure, Holzmann: lui ne è esperto, evidentemente.
    Che nausea!

  2. Ma poi che minchia vuol dire “morti per un comando”? Vorrebbe forse giustificare qualcuno dicendo “Sai, ha fatto quella cosa lì perché glie l’hanno comandata?”. S’è mai posto il problema, Holzmann, che c’è anche la possibilità di disobbedire a un comando SBAGLIATO? Che non è meno colpevole chi esegue un comando SBAGLIATO rispetto a chi ordina? Riesce ad arrivarci o è troppo difficile?

  3. Il vomito è poco. Leggo:

    Holzmann per la prima volta dopo la tappa da Salvo D’Acquisto arriva in piazza IV novembre ma mette in chiaro che non l’ha fatto per l’appello di Spagnolli: «Non partecipo alle tappe che glorificano i partigiani. Anche da parte loro vennero commesse atrocità e non accetto che i morti vengano divisi in buoni e cattivi . Morirono anche tanti ragazzi di Salò».

    qui: http://ricerca.gelocal.it/altoadige/archivio/altoadige/2012/04/26/NZ_03_01.html?ref=search
    Che schifo! Lui non partecipa “alle tappe che glorificano i partigiani”. Lui ci ricorda che “morirono anche tanti ragazzi di Salò”. Ma dico io, ma se ne rende conto, delle parole che dice, o dimentica di attaccare il cervello prima di dare fiato alla bocca?
    Uno come Holzmann, uno sconosciuto deputato che, assieme ad altri 313, certifica ufficialmente che il suo presidente del consiglio ha telefonato a una questura per fare liberare una ragazza accusata di furto perché convinto in buona fede che fosse la nipote di un dittatore egiziano; uno che non se lo calcola nessuno, tranne il quotidiano locale Alto Adige e, dopo l’intelligentissima interrogazione parlamentare dedicatami, questo povero blog (e, faccio notare: se scrivi “Giorgio Holzmann” in Google, questo blog è il primo: tanto per dire quanto è importante ‘sto qui); uno così dovrebbe inginocchiarsi ogni volta che pronuncia la parola “partigiani”. Che se non fosse stato per loro, il suo bel lavoro a star seduto in Parlamento se lo scordava.
    E ‘sta storia che “morirono anche tanti ragazzi di Salò” e che “non bisogna dividere i morti tra buoni e cattivi”. E basta, basta!

  4. gadilu

    Io penso veramente che un paese che dà uno stipendio a uno così – qualsiasi stipendio – sia un paese che non è più possibile salvare.

  5. verità? perchè no...

    genio, queste due guerre sono state volute dalle banche a dalle grandi coorporation. se pensi dietro ci siano 2 dittatori ecc ecc sei un povero ignorantello.

  6. Che, detto da un anonimo che, probabilmente, digerisce male qualche lettura imbecille e che probabilmente frequenta circoli di fascistelli, non può che essere un complimento…

  1. 1 Volemose bene (piccolo esercizio di logica holzmanniana) « GattoMur's Weblog

    [...] L’”onorevole” giorgio Holzmann si è prodotto nei giorni scorsi in alcune dichiarazioni a dir poco imbarazzanti (di cui ho dato conto qui). [...]

  2. 2 Oh, fortunata civitas! « GattoMur's Weblog

    [...] perché molto recentemente, in occasione del 25 aprile di quest’anno (ne avevo scritto qui e qui), il deputato aveva rilasciato alcune dichiarazioni riguardanti la sua partecipazone alle [...]




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