Benvenuti nel deserto del reale!

copertina

[Loretta Napoleoni, Economia canaglia. Il lato oscuro del nuovo ordine mondiale, Milano, il Saggiatore, 2008, pp. 310, €17]

[Slavoj Žižek, La violenza invisibile, Milano, Rizzoli, 2007, pp. 240, €12]

L’assioma dal quale parte il saggio di Žižek è riassumibile nella constatazione che “la violenza soggettiva è soltanto la parte più visibile di un triumvirato che comprende, oltre a essa, una violenza oggettiva di due tipi”: la violenza simbolica (“che si manifesta nel linguaggio e nelle forme”) e la violenza sistemica (“le conseguenze spesso catastrofiche del funzionamento ben oliato dei nostri sistemi economici e politici”). Occorre dunque resistere al fascino della violenza soggettiva, quella compiuta da un attore chiaramente identificabile, fin troppo visibile e quasi accecante, e tentare piuttosto di riconoscere la “materia oscura” che costituisce lo sfondo neutro: la violenza dell’odierna globalizzazione economica e politica (“il capitalismo globale in cui viviamo – afferma Žižek in maniera netta – non mette le bombe, ma è più violento di guerra e terrorismo”).

Da un assioma simile sembra partire l’articolato studio di Loretta Napoleoni, economista di origini italiane che vive a Londra ed è tra i massimi esperti di terrorismo e economia internazionale (in Italia ha pubblicato Terrorismo S.p.A. [2005] e Al Zarqawi. Storia e mito di un proletario giordano [2006], entrambi per Tropea; collabora con la Bbc, la Cnn, El Paìs, Le Monde, The Guardian).

Il momento storico che Napoleoni riconosce come fondativo per gli argomenti trattati è la fine degli anni ‘80: la caduta dell’Unione Sovietica e l’espansione della democrazia (anche negli angoli più remoti del pianeta) degli anni successivi, quando, nel giro di un decennio, “il numero della nazioni democratiche nel mondo cresce da 69 a 118”.

La diffusione del “virus globale della democrazia” porta con sé però un paradosso: “entro la fine del decennio, quasi 27 milioni di persone vengono ridotte in schiavitù in molte parti del pianeta, perfino in alcuni paesi dell’Europa occidentale”. Questo legame tra democrazia e schiavitù, che non solo coesistono, ma sono anzi legate da una forte correlazione diretta, è la diretta conseguenza di quello che, appunto, viene chiamato “economia canaglia” (rogue economics). L’economia canaglia, fenomeno ricorrente nella storia, “è una forza sempre presente, costantemente in agguato, nascosta nelle pieghe del progresso”.

Muovendosi tra analisi di studi di economia e politica, dati statistici, interviste dirette ai protagonisti (protettori di prostitute, broker, pirati informatici, etc.), siti internet e riviste specializzate, Napoleoni ci accompagna in un viaggio nel nuovo ordine mondiale, conseguente allo smantellamento del comunismo sovietico, toccando diverse tappe: il mercato del sesso (“Nel 2006 il valore annuale stimato del business plurimiliardario della prostituzione globale ammontava a 52 miliardi di dollari”), l’impoverimento della classe media occidentale (“L’ironia è che la classe media, l’anima stessa delle democrazie occidentali, non viene indebolita da un’ondata di comunismo; al contrario, viene ridotta in povertà proprio dalla fine dei regimi comunisti dell’Est”), l’incapacità delle istituzioni statali di fare fronte alla situazione (“Mentre la politica è ancora trincerata entro i confini nazionali, l’economia si è globalizzata e, così facendo, spezza i vincoli delle legislazioni interne), l’entrata sulla scena della Cina (a partire dallo slogan “Arricchitevi!” di Deng Xiaoping), il mercato dei falsi (“L’avvento del mercato di massa produce una domanda globale di imitazioni senza precedenti”), lo smarrimento dei consumatori occidentali nella “matrix del mercato” (“E noi consumatori viviamo nella beata ignoranza”), il mercato virtuale (“Dai videogiochi online alla pornografia, dal gioco d’azzardo alla pirateria cinematografica, il cybermotto è sempre lo stesso: ‘spassatevela’”), la pirateria e lo sfruttamento dei mari (“ho parlato con cinesi vissuti per anni a bordo di pescherecci in alto mare senza mai tornare a casa”), la politica del terrore (“La convinzione che oggi in Occidente la probabilità di un dirottamento aereo sia più alta che in passato è uno dei molti miti venduti al mondo dalla coppia Bush-Blair”).

Uno dei riferimenti più ricorrenti nel libro di Napoleoni è quello all’immaginario del film Matrix (vero e proprio ‘cult’ di Žižek, che ha anche titolato un libro con le parole di Morpheus: “Benvenuti nel deserto del reale!”). E se Žižek ci invita a non farci abbagliare dalla violenza soggettiva, per osservare invece “di sbieco” il problema della violenza (“c’è una mistificazione intrinseca nel confrontarsi direttamente con la violenza: l’orrore insopportabile delle azioni violente e la pietà delle vittime costituiscono inevitabilmente un’esca che ci impedisce di pensare”), così Napoleoni vuole fornirci “strumenti di conoscenza e di interpretazione per capire il mondo in cui viviamo:

La matrix del mercato alimenta il consumismo di stampo occidentale, offrendo ai consumatori comfort, efficienza, prezzi più bassi e prodotti facilmente reperibili. Al tempo stesso, subdolamente, nasconde la vera natura di ciò che consumiamo, confondendo di continuo la realtà con la finzione. (Napoleoni, p. 120)

La quasi totalità dei prodotti che consumiamo ha una storia nascosta e oscura. Una storia di schiavitù e pirateria, contraffazione e frode, furto e riciclaggio di denaro. Sappiamo molto poco di queste trame segrete dell’economia perché, lo ripetiamo, i consumatori moderni vivono all’interno di quella intricata rete di illusioni che è la matrix del mercato. (Napoleoni, p. 130)

Ma è possibile uscire da queste illusioni? E se il potere politico degli stati nazionali è impotente a fronteggiare l’economia canaglia, esiste uno spazio di azione per il singolo individuo?

La risposta positiva di Napoleoni parte da alcune considerazioni di Hanna Arendt, sul deserto del reale delle nostre vite:

quello che è andato storto è la politica, e cioè noi, per quanto esistiamo al plurale; e non ciò che possiamo fare o fabbricare per quanto esistiamo al singolare: nell’isolamento dell’artista, nella solitudine del filosofo, nella relazione priva di mondo tra uomo e uomo che si ha nell’amore, e talvolta nell’amicizia (quando, nell’amicizia, un cuore si rivolge direttamente all’altro, o quando nell’amore il mondo si incendia nella passione dell’infra). Se queste oasi non fossero intatte, non sapremmo come respirare. (H. Arendt, Che cos’è la politica?, citato a pp. 83-84)

Trovare la via di uscita dal deserto del reale sta dunque al singolo e alla sua azione, al di là del fallimento delle istituzioni statali:

Se Hanna Arendt ha ragione, però, il potere di vincere la battaglia è nelle nostre mani: tocca a noi, cittadini, consumatori e lavoratori. Dobbiamo impedire la morte della politica e rinegoziare il contratto sociale. Per farlo, serve la consapevolezza di vivere nel deserto allegorico della Arendt, in cui occorre cominciare a far confluire idee nuove. E la consapevolezza si ha solo con il superamento delle illusioni create dall’economia canaglia, per poter fare valere le nostre scelte e rinegoziare i termini dell’impegno politico. (Napoleoni, p. 85)

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