Dalla tragedia alla farsa a…

Karl Marx

[Karl Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte (Der 18te Brumaire des Louis Napoleon), 1852]

Uno degli incipit più noti e citati della tradizione filosofica: riprendendo Hegel, Marx ci ricorda che la storia si ripete sempre due volte; e precisa: “la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa”. Non pare però avere preso in considerazione la terza ripetizione! (Per inciso, terza ripetizione di un fenomeno che già alla prima apparizione era una farsa: quindi noi passerremo dalla farsa a cosa?).

E allora, in questo scorcio di Berlusconi (d’ora in poi: B.) III, cosa c’è di meglio che leggersi questa opera “storica” di Marx, che parlandoci dell’ascesa al potere di Luigi Bonaparte (d’ora in poi: B.), ovvero Napoleone III (anche lui!), delle circostanze che resero possibile a un personaggio mediocre e grottesco di far la parte dell’eroe, ci fa capire qualcosa in più dell’ascesa al potere del nostro B.?

Quando si legge che nelle epoche di crisi gli uomini “evocano con angoscia gli spiriti del passato per prenderli al loro servizio; ne prendono a prestito i nomi, le parole d’ordine per la battaglia, i costumi”, come non pensare agli slogan di B., che tanto richiamano quelli circolanti di epoche passate della nostra storia recente? E quando Marx introduce “l’avventuriero che nasconde le sue fattezze ripugnanti e triviali sotto la mortuaria maschera di ferro di Napoleone”, come impedire al nostro pensiero di fare delle facili associazioni?

“Per pagare i debiti della famiglia B. – geme la nazione francese”: e viene da gemere un po’ anche alla nazione italiana. Se per sfuggire ai pericoli della rivoluzione, i Francesi non hanno trovato di meglio che riprendersi i ricordi napoleonici (“Non hanno soltanto la caricatura del vecchio Napoleone; hanno Napoleone in persona, nelle fattezze caricaturali che gli si addicono alla metà del XIX secolo”), cosa possiamo dire delle fattezze caricaturali del napoleone che il popolo italiano si è di nuovo scelto? Leggo che “il 2 dicembre la rivoluzione di febbraio viene fatta sparire col trucco d’un baro” e non posso impedirmi di pensare a come è stato fatto sparire il fermento degli anni 92-93.

Ma la domanda più urgente, mi sembra, è: come è potuto succedere? Anche qui possiamo affidarci a Marx:

Non basta dire, come fanno i francesi, che la loro nazione è stata colta alla sprovvista. Non si perdona a una nazione, come non si perdona a una donna, il momento di debolezza in cui il primo avventuriero ha potuto farle violenza. Con queste spiegazioni l’enigma non viene risolto, ma soltanto formulato in modo diverso. Rimane da spiegare come una nazione di 36 milioni di abitanti abbia potuto essere colta alla sprovvista da tre cavalieri di industria e ridotta in schiavitù senza far resistenza.

Il senso di essere colti alla sprovvista, i cavalieri, la non resistenza: pare esserci tutto.

E infine l’ascesa al potere: “la feccia della società borghese forma, in ultima istanza, la falange sacra dell’ordine e Crapulinski, l’eroe, fa il suo ingresso alle Tuileries come ‘salvatore della società'”.

Marx prende in considerazione gli anni tra il 1848 e il 1852, e conclude la trattazione con la “vittoria di B. sul Parlamento”:

Egli vorrebbe rubare tutta la Francia, per farne un regalo alla Francia, o piuttosto per potere comprare la Francia con denaro francese, perché come capo della Società del 10 dicembre, deve comprare ciò che gli deve appartenere. E allo scopo di comprare servono tutte le istituzioni dello Stato […]. L’essenziale però, in questo procedimento per cui la Francia viene derubata per farle dei regali, sono le percentuali che durante tale circolazione cadono nelle mani del capo e dei membri della Società del 10 dicembre.

E ancora:

Spinto dalle esigenze contraddittorie della sua situazione e costretto, in pari tempo, come un giocatore di prestigio, a tenere gli occhi del pubblico fissi sopra di sé con delle continue sorprese, come surrogato di Napoleone, e a far quindi ogni giorno un colpo di stato in miniatura, B. sconvolge tutta l’economia borghese […]; in nome dell’ordine crea l’anarchia, spogliando in pari tempo la macchina dello Stato dalla sua aureola, profanandola, rendendola ripugnante e ridicola…

Insomma, se vorrete leggere queste 150 pagine, scritte tra l’altro in uno stile straordinario, forse vi verrà di dichiararvi, anche voi, un po’ marxiani…

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  1. Ciao

    Ciao Luigi!
    Bel lavoro!
    Bravo!

  2. Ma Luigi sei tu o credi che Luigi sia io? In quest´ultimo caso ti sbagli.

  3. Speriamo non intenda QUEL Luigi… 😉

    Cmq benvenuto nella blogosfera, GattoMur! Seguirò le tue “mosse” con assiduità, puoi contarci!

  4. Carissimo, grazie della visita. Ma non penso di espandere troppo questo blog: vuole solo essere un “deposito” di cose publicate altrove e un rimando a quei luoghi.
    E, anzi, ora ti metto nel blogroll.
    Ciao e grazie ancora.
    PS: forse intendeva “Luigi Bonaparte”? Boh…

  5. ciao!passavo di qui e non ho potuto fare a meno di farti i complimenti per questo blog e questo post… credo che nel caso dell’italia(paese al quale non mi sento più appartenere già da tempo-e sono giovane eh!) si è passati dalla tragedia alla farsa alla totale catastrofe… Marx non parlava di catastrofi?
    un saluto a tutti(anche a luigi!)

  6. Grazie. E io ti faccio i complimenti per il tuo avatar, è bellissimo.

  1. 1 Soldatini, XIII (Bepi 777) « GattoMur’s Weblog

    […] di argomenti simili avevo trattato qui (che rimane uno dei pochi post di cui vado maggiormente fiero) e qui […]




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