Belati?

Per i disprezzatori della “umanità-gregge”. Chi considera gli uomini come un gregge e fugge da loro il più velocemente possibile, ne sarà certamente raggiunto e preso a cornate. (Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano, II, af. 233)

Dopo la lettura di un mio breve testo, Loiny citava lo scrittore Gianni Celati. Ovviamente, come lui stesso si rende conto, era un paragone esageratamente benevolo nei miei confronti. Ma mi dà la possibilità di ritornare su un concetto che avevo letto in una intervista allo scrittore molti anni fa (pubblicata su Inchiesta. Letteratura di gennaio-marzo 1998, “All’altezza del simulacro”) e mi aveva colpito: in un certo senso sta lì l’origine dell’idea di un certo modo di scrivere, rappresentato ad esempio da quello e altri brevi testi che trovate qui.
Ma ieri hanno avuto la gentilezza di leggere e commentare altre tre persone: e in questo post cerco di mettere qualcosa per ciascuna di loro, per dirgli che in fondo avevano tutti un po’ di ragione: il titolo è per Provinciali2008 (se scrivere “fa parte dell’andamento della vita”, allora è come se belassimo), l’idea della scrittura come terapia (o, più semplicemente, che io abbia bisogno di un consulto pscichiatrico) per Failla, la citazione in esergo è ovviamente un omaggio al carissimo Ètranger.

[Rispondendo a una domanda sul cosiddetto “stato di latah“, di cui scrive in Avventure in Africa] Si tratta di scrivere in uno stato un po’ di addormentamento, di cercare di scrivere senza il pieno controllo dell’intelligenza che vuole sempre avere ragione. La condizione ideale è che non ti importi troppo di quello che fai, e così non ti poni tanti programmi. Perché scrivere è una cosa del momento, come quando si scrive una lettera. Fa parte dell’andamento della vita. Però consigliarlo ai nuovi scrittori sarebbe assurdo, perché i nuovi scrittori considerano lo scrivere un’attività professionale e competitiva. Invece io penso che sia un’attività terapeutica, e se mai c’è un valore di quello che si scrive o che scrivo, è solo il fatto che c’è una base terapeutica per me, o eventualmente anche per qualcun altro.

Un estratto del libro nel quale Celati aveva elaborato il concetto di “stato di latah” lo trovate qui: http://erewhon.ticonuno.it/arch/rivi/narrare/celati.htm

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  1. Étranger

    Beh, innanzitutto ti ringrazio per la citazione di Nietzsche. Una più azzeccata sarebbe difficile da trovare (fra parentesi: non sarebbe possibile tracciare un parallelismo tra la teoria dell’oltre-uomo nietzscheano – uso la traduzione di “Über-Mensch” proposta da Vattimo, certamente più calzante della vulgata “Super-Uomo” – e la proposta di BBD, ovvero quella di individuare una sudtirolesità “indivisa” oltre la dicotomia altoatesino/südtiroler?). Ottimo post, comunque. Stai acquistando un tocco da blogger di razza (o dio! Ho parlato di razza: adesso aspettiamoci la reazione di L.M.).

  2. @ Ètranger

    Macché blogger di razza, ad esempio rispondere ai miei 3 (tre!!!) commentattori di ieri mi è costato una fatica mostruosa, pensa se fossi veramente un blogger…
    Blogger di razza sei tu, e non so come fai. Oppure, altro “blogger di razza” è OscarFerrari, per rimanere in ambito sudtirolese.
    Chapeau!

  3. Sull’Oltreuomo, sì, spunto interessante. Ma sai che io di quelle cose non ci capisco molto e mi interesso poco (è per questo che ultimamente latito un po’ dal tuo bellissimo blog), quindi mi sa che ti tocca…

  4. provinciali2008

    “Chi considera gli uomini come un gregge e fugge da loro il più velocemente possibile, ne sarà certamente raggiunto e preso a cornate.”

    Io ricordo qualcuno che sul muro scrisse più o meno che sarebbe fuggito (o che era da allontanarsi) il più velocemente possibile da quel gregge – puzzolente? – di pecore tricolori.

  5. Étranger

    Sì. Poi per fortuna il Muro (quella cloaca del lamento altoatesino) ha cessato di esistere.

    P.S. Bella l’intervista a Fazzi pubblicata su Provinciali 2008. Un’analisi molto originale e soprattutto attuale. *SBADIGLIO*

  6. Certo che se continuate così…
    Proposta: perché, chessò, non vi sfidate a duello, come si faceva tra nobili antichi? Altro che battute e punzecchiature: il filo di spada.

  7. Étranger

    Duello? Ma siamo impazziti. Se muoio io mi va male. Se muore lui va anche peggio, che non ci divertiamo più. No, no… lunga vita al famoso giurista internazionale. Ci mancherebbe.

  8. Secondo me, Provinciali2008 nutre una tale ammirazione per Étranger, che ha voluto dedicargli addirittura una sezione apposita. Non trovo altra spiegazione allo spazio (cestino?) per i commenti del cosiddetto »megalomane, parolaio, presuntuoso, provocatoro, maleducato e offensivo«. Mah.

  9. provinciali2008

    Ecco: l’ho trovato.

    In effetti, a stare un po’ dentro al Muro si capiscono tante cose. È come spiare dal buco della serratura la cosiddetta stanza (anzi: lo sgabuzzino, il vaso di Pandora) del disagio. Ma un lato positivo in tutta questa miseria c’è: leggere questa gente ti immunizza definitivamente dalla disgustosa tendenza ad identificarsi nei cosiddetti “propri” simili (in questo caso gli “italiani”). Basta annusare anche per pochi secondi il tanfo che emana da quel gregge puzzolente di pecore tricolori per procedere a tutta velocità NELLA DIREZIONE CONTRARIA”

    Non una o due pecore come ha poi ripetuto più volte sul sito di Concetta Failla – dimenticandosi sempre l’aggettivo -: proprio tutti.

  10. Étranger

    Tutti sì. In pratica te e i tuoi nick del cazzo. Il Muro lo facevi tutto da solo tu. Un uomo. Un gregge.

  11. provinciali2008

    Poi ha provato a metterci una pezza: anzi, come si dice in napoletano ” ‘a piezz’ ‘e colore “. Insomma: ha tentato di darla a bere.

    Nel Muro di Radio Tandem trovano plauso ed accesso solo coloro che in qualche modo riescono a cementificare il sentire che è “già” comune. Le pecore devono essere tutte di un unico colore (anzi: tricolori) e appena si affaccia qualcosa di nuovo subito tutti cominciano ad annusare l’aria per scoprire e allontanare l’intruso (in questo senso si può tranquillamente parlare di un “Tanfo” che viene protetto).

    Però non ha detto che la frase incriminata era una scopiazzatura riadattata di quanto scritto da Nietzsche e citato dall’autore di questo blog.

  12. Étranger

    Non ho detto che era una scopiazzatura da Nietzsche perché non conoscevo la citazione di Nietzsche. Capita, alle volte, di dire qualcosa d’intelligente che altri, più intelligenti, hanno già detto. Ovviamente capita a me. A te no di sicuro.

  13. Étranger

    “A piezz’ ‘e colore” è napoletano? T’intendi di dialetto napoletano almeno quanto di diritto internazionale…

  14. Étranger

    A beneficio del mio filologo: “procedere a tutta velocità NELLA DIREZIONE CONTRARIA” non è una citazione di Nietzsche, ma richiama piuttosto il Thomas Bernhard di “Der Keller”.

    (…) Nach dem Schulabbruch versucht Bernhard, “in die entgegengesetzte Richtung” zu laufen, beginnt eine Lehre beim Lebensmittelhändler Podlaha und ist glücklich (…)

    (È pericoloso discutere con L.M. Uno ha poi la sensazione di essere immensamente colto).

  15. provinciali2008

    ” ‘a piezz’ ‘e colore ” o ” ‘a piezz’ ‘e culure ” è un detto napoletano che significa “riuscire a rattoppare il buco con una pezza uguale all’originale in modo tale che non si veda più nulla”.

    Tra l’altro, cercando tra blogger napoletani, ne ho trovato uno di una signora che ha dedicato un post al Vesuvio con tanto di disegno. Lascio l’indirizzo qui e sull’intervento specifico all’uopo (parlando di Napoli, si potrà scrivere all’uopo senza che arrivi il saputologo ad illuminarci?) – da G.T. – dedicato.
    http://auryness.wordpress.com/2008/03/12/aaa-vesuvio-cercasi/




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