Intolerance

Sta girando via email e nei blog un articolo, mai pubblicato, di Lorenzo Renzi. Lo ripropongo per chi non lo avesse ancora letto (e forse tra i miei 3 lettori qualcuno c’è… ).
Questa è la premessa dell’articolo (che in realtà articolo non è, non essendo mai stato pubblicato):

Cari amici e colleghi linguisti e fiologi, italiani e stranieri
potete buttar via questo messaggio se volete, arriva davvero troppa posta. Se volete invece leggere il mio parere sul problema che tormenta in questi mesi l’Italia (la sicurezza, dobbiamo affrontare l’immigrazione con la famosa “tolleranza zero”, cosa si può fare e cosa moralmente non si può fare), leggetelo. Il pezzo che vi mando, come altri simili, l’avevo spedito a un giornale nazionale, che non l’ha pubblicato. Non faccio speculazioni sul perché. Il Corriere della Sera, per es., riceve 2000 lettere al giorno. Perciò penso di diffonderlo così. Se condividete le mie idee, fate anche voi qualcosa… almeno scrivete da qualche parte, come cerco di fare io. E’ il momento di testimoniare!
Vi saluto con affetto,
Lorenzo Renzi

E questo è l’articolo (la sottolineatura in neretto di alcune frasi è mia):

Se questo è un uomo
Rom e romeni in attesa dell’allontanamento dall’Italia

Non sappiamo ancora quale forma prenderà il progetto del governo di cacciare gli zingari, i rom, romeni dall’Italia. E siccome i rom nuovi arrivati, dei cui crimini si è tanto parlato negli ultimi mesi in Italia, vengono dalla Romania, il progetto prevede anche di limitare la presenza dei Romeni in Italia, di filtrarli alle frontiere, tanto più che anche i romeni non rom hanno commesso numerosi crimini e reati. Si infrangerebbe però così una norma europea, perché la Romania è entrata nell’Unione Europea il 1.o gennaio 2007. Questo ingresso ha fatto dei Romeni dei cittadini europei, e anche i rom sono diventati cittadini europei visto che in Romania erano cittadini romeni. Mentre, sia detto tra parentesi, da noi in Italia, paese civile, gli zingari sono in gran parte apolidi, ai quali noi neghiamo la cittadinanza italiana e non riconosciamo i nostri stessi diritti.
Zingari, abbiamo detto. Cioè rom. Giornali e politici si sono imposti da tempo un tabu linguistico che vieta di chiamare gli zingari con questo nome. I giornali non scrivono mai zingari, ma nomadi, rom, perfino slavi. Lo stesso fanno i programmi televisivi. Adesso si dice e si scrive soprattutto romeni, intendendo anche i rom. Non sarà inutile precisare che rom e romeni non sono la stessa cosa. I rom stanno ai romeni come i nostri zingari (rom anche loro, o shinti) stanno agli Italiani.
Gli zingari, i rom e gli altri gruppi che portano altri nomi, sono arrivati in Europa dall’India nel Medioevo. In Italia erano già presenti nel XV secolo. Erano calderai ambulanti, più tardi sono diventati commercianti di cavalli. Nell’Europa orientale sono musicisti. Suonano nei matrimoni e nelle altre feste. Alcuni sono diventati grandi interpreti. Ma la gran parte di loro non si è mai assimilata, e nemmeno integrata, né in Italia, né negli altri paesi europei né negli altri continenti dove il loro nomadismo li ha portati: Nord Africa, America. Una parte degli zingari si sono sedentarizzati, ma la gran parte è rimasta nomade. A primavera le loro roulottes riprendono il loro cammino, secondo itinerari noti. Una volta erano carovane tirate da cavalli, ma i percorsi erano gli stessi. Cervantes (nella sua splendida Gitanilla) e García Lorca in Spagna, Victor Hugo in Francia, Ion Budai-Deleanu in Romania hanno cantato la libertà del popolo zingaro, come Tolstoj quella di Ceceni.
Gli zingari sono ladri, sono pericolosi? Qualche volta sì. Ma come ha scritto recentemente Guido Ceronetti nel Sole Ventiquattr’Ore (domenicale, 11 maggio 2008 ) “il pugno della legge” non può essere disgiunto per loro “dalla comprensione di un mistero spirituale che da sempre accompagna tutte le races maudites di questo strano pianeta”, e, aggiungerei prosaicamente, dal rispetto per i diritti fondamentali dell’uomo. Anche se Ion Mailat, zingaro romeno, ha ucciso a Roma una donna il 31 ottobre 2007 a Tor di Quinto, non per questo possiamo dire che tutti gli zingari sono assassini. Sappiamo che Mailat ha agito da solo, senza complici, e che il suo atto criminale è stato segnalato alla polizia da un’altra zingara dello stesso campo. Ma questo delitto è diventato nell’immaginario di molti, un immaginario che molti politici condividono o temono, il delitto emblematico della presenza dei rom e dei romeni in Italia. Una colpa da punire non sull’individuo, ma sull’intera nazione.
La Comunità di sant’Egidio, in un suo documento dedicato allo stato dei rom romeni in Italia ricorda che negli anni Cinquanta i giudici minorili svizzeri avevano aperto un dibattito sull’alto numero di reati compiuti da minori italiani “Ci si chiese allora, si legge nel documento, se non vi fosse una propensione culturale della popolazione italiana al furto. Una idea avvalorata da molta letteratura europea.” Il dibattito si spense appena la popolazione italiana acquisì un migliore status sociale, aprendo negozi e ristoranti e i reati diminuirono, ma gli stessi sospetti si appuntarono subito sui nuovi venuti, portoghesi, poi jugoslavi, infine turchi.
Non sappiamo se i Romeni, rom e non, arriveranno a migliorare il loro status sociale in Italia, che oggi è spesso marginale, o se, come si ventila, saranno cacciati prima. In quest’ultima ipotesi, non ci resta da chiederci chi saranno i loro successori.
Possiamo anche chiederci cos’aveva fatto l’Italia davanti all’arrivo, previsto, di migliaia di zingari romeni dopo il 1 gennaio 2007. Come si è saputo dopo i colloqui italo-romeni seguito all’omicidio Mailat, l’Italia non aveva nemmeno chiesto all’Europa le sovvenzioni che questa mette a disposizione degli stati nazionali per l’assistenza agli zingari. Sei mesi dopo, da quanto si apprende, il Comune di Genova pensa ancora di provvedere ad alloggiare i rom romeni del territorio con i fondi europei assegnati … alla Romania. È toccato alla sottosegretaria romena Dana Varga, di etnia rom lei stessa, ricordare alle autorità della Liguria che esistono fondi europei a disposizione dell’Italia per questo scopo.
Per equità dobbiamo anche ricordare che, prima che arrivi il decreto anti-rom, i diritti elementari degli zingari romeni sono già stati violati più volte in Italia. Tra il 2007 e il 2008, a Roma e a Milano e, temo, anche in altre civilissime città italiane, sono state messe in azione le ruspe per distruggere i campi dei rom. A Milano gli zingari, dopo lo sgombero del campo della Bovisasca, sono stati inseguiti e dispersi, e così temo in altre città. Se non fosse stato per la protesta dell’Arcivescovo di Milano, il Cardinal Tettamanzi, la notizia non sarebbe uscita dalle pagine locali dei giornali.
Saremo dunque noi, italiani europei del XXI secolo, i primi a perseguitare un popolo che vive tra di noi da almeno da sei secoli? Certo, i primi del nuovo secolo, non i primi in assoluto, visto che la Germania nazista, nel 1933, li ha privati di tutti i diritti, poi li ha avviati ai forni crematori, dove ne sono scomparsi, pare, cinquecentomila.
Rom, nella lingua indoeuropea degli zingari, vuol dire “uomo”. Ricordate le parole di Primo Levi? “Se questo è un uomo…”
Lorenzo Renzi

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  1. La politiche del governo nazionale in tema sicurezza e immigrazione… lascia molto perplessi.

    Vi invitiamo a leggere il documento diffuso da un gruppo di credenti di Torino.

    Se lo ritenete interessante potete anche sottoscriverlo: http://chiccodisenape.wordpress.com/2008/05/22/il-volto-di-ogni-uomo-e-immagine-di-dio/

  2. per la sicurezza dell’italia sarebbe necessario allontanare anche molti italiani…

  3. Già…
    A proposito, prima, guardando il Corriere online, ho letto un titolo che pressapoco diceva: “Due fidanzati travolti da un auto. Già trovato il pirata: è un italiano” (ora il titolo è cambiato).
    È chiaro che non bisogna dare troppa importanza a un titolo di giornale, ma mi sembra una importante spia linguistica, il fatto che occorra specificare la nazionalità del conducente.

  4. una delle prime caratteristiche che trasformi un fatto in notizia è la straordinarietà del fatto stesso… è ovvio che un titolo del genere sia stato creato apposta per creare un senso di stupore negli ingenui lettori… non che ci voglia un genio per capirlo ma che tristezza aver studiato queste cose e non cadere in questi piccoli tranelli… sai ricordarmi chi era che affermava: “l’ignoranza aiuta a vivere meglio”?

    in quanto alle fissazioni: bello non essere soli!;)

  5. Sulla citazione purtroppo non posso aiutarti. Ma lo hanno detto in molti in modi diversi.
    Al limite può essere anche accettata come una verità di fatto: certo, meno cose sappiamo, meglio stiamo, abbiamo più certezze, siamo più sicuri.
    Ma (e questa è facile) “fatti non foste per viver come bruti”…

  6. Dalle notizie di cronaca una storia che esemplifica bene chi trae vantaggio dalla riduzione delle persone alla condizione di clandestini, quindi schiavi.

    http://www.corriere.it/vivimilano/cronache/articoli/2008/05_Maggio/23/anziana_schiavizza_rumena.shtml

    Mi ricorda un po’ Dogville di Lars von Trier…
    E questa frase tratta dall’articolo:

    la presunta aguzzina è una pensionata di 75 anni, una tranquilla signora di provincia, con un discreto gruzzolo e una villetta

    è li per ricordarci la banalità del male, e il fatto che spesso il mostro SIAMO NOI, è la nostra normalità apparente ad essere malata.




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