NostradaManga e gli etruschi antinucleari

La mia (poca) cultura è affidata al pendolarismo: per fortuna vado in treno. Stamattina mi sono imbattuto in queste straordinarie parole del grande Giorgio Manganelli, che mi sembrano molto attuali. Le dedico a Loiny e alla sua tristezza, sperando che questo “bello stile” possa un po’ tirarlo su.

[ Giorgio Manganelli, Gli etruschi antinucleari, in “Corriere della Sera”, 14 aprile 1977. Tratto da: G. Manganelli, Mammifero italiano, Adelphi, 2007, pp. 21-23 ]

ANTINUCLEARE
Da qualche tempo l’Italia è entrata in uno stato di irrequietezza atomica. Si debbono o non si debbono fare queste centrali nucleari? Dicono che sono venti, però potrebbero anche essere dodici, e se si tira un po’ ne restano otto. Forse si tratta di sconti o di rateizzazioni, ma c’è anche un sapore di scommesse, di trattative superstiziose. Queste centrali, fanno o non fanno male? Le autorità sono vaghe, che è appunto l’indizio che sono autorità. I tecnici sono competenti, e ottengono, con l’esattezza, gli stessi risultati che le autorità conseguono con la vaghezza.
L’impressione è che le centrali non facciano proprio male, a meno che non siano un po’ nocive, e che, non fossero destinate a diventare in breve inutili e ingombranti, sarebbero proprio una soluzione ideale, giacché generano angoscia, prosperità, fertilità e catastrofe. Debbo confessare che il pensiero dell’atomo è inseparabilmente unito a quello della morte fracassona. Non si offenda l’atomo, il fatto è che ha iniziato la sua carriera in modo, diciamo, sfacciato; la gente timida lo saluta per la strada, ma non vuole cenarci assieme, e non gli concede la mano della primogenita che suona il pianoforte. Dicono che l’atomo ora segua gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio, lo yoga, e la meditazione trascendentale: come sempre, l’atomo vuole strafare.
Ma nelle ultime settimane è accaduto qualcosa di imprevisto. I tecnici che andavano in giro con il metro e il gesso dalle parti di Montalto di Castro, per costruirci una di quelle otto o dodici o venti centrali, si sono imbattuti negli etruschi. Un rustico ladro di tombe deve aver regalato una necropoli agli archeologhi: e a quel punto hanno detto: per favore mettete giù quell’atomo. Se non sbaglio è la prima volta che gli etruschi si decidono a intervenire nella politica italiana. Gente riservata, tutta tombe e famiglia, non si fa mai vedere in giro; ma ora si sono svegliati. E se dalle viscere della terra, dal tunnel dei secoli, cominciassero a venir fuori gli antichi? l’Italia non ha solo mare, sole e decadenza. Ha anche gli autentici, i depositati antichi. A strattoni, le palpebre mai chiuse, stendendo le aride mani, i millenari si stanno muovendo. Sussurrano, discutono; gli etruschi passano parola ai sabini: non potrebbero occuparsi delle sofisticazioni alimentari? I sabini dicono che va bene, e fanno un cenno ai sanniti. Questi, tutti d’un pezzo, ragionieri con la spada, non potrebbero dare un’occhiata al bilancio della difesa? E mettersi d’accordo con i messapi per risolvere la questione meridionale? E gli uomini magri e zitti dei nuraghe non potrebbero occuparsi della mafia? Anche i longobardi potrebbero dare una mano alle aziende municipali. Un cugino di Vercelli mi scrive che al mercato già si incontrano i primi vandali: tranquilli, gentili, vendono di tutto: tappeti, collane, acqua fresca “antica”, e piani regolatori con le varianti: qualcuno dice che ci sono già in giro dei falsi antichi, meglio non fidarsi. L’importante è che non siano antichi romani. Lo sappiamo, sono diventati cristiani: ma è come per l’atomo, non ci fidiamo neanche di Catone.

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  1. Una breve scheda (tratta per lo più dal libro di Gomez e Travaglio) sul geniaccio della politica che ieri ha tirato fuori dal cilindro il nucleare (ma nel post trovate moltri altri dei grandi politici che ci amministrano…), lo trovate in un mio commento a questo blog:

    http://provinciali2008.wordpress.com/2008/04/10/esempi-dal-popolo-della-liberta-provvisoria-lega-compresa/#comment-200

  2. Étranger

    Fa bene e male leggere Manganelli. Fa bene, perché è come accostarsi a una sorgente di cristallina e briosa (talvolta funambolica) intelligenza; fa male perché uno si rende sempre più conto che di quest'”acqua” non interessa quasi più a nessuno. Tutti bevono Coca-Cola e Pepsi.

  3. Fa bene Manganelli, autore più osannato che letto (diciamolo) – fa vedere la realtà “con altri occhiali”, non di sicuro “occhiali rosa” 😉

    mics




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