Cani da compagnia

I giornalisti, dicono negli States, sono il cane da guardia del potere. In Italia pare ci dobbiamo accontentare dei cani da compagnia.

Nell’intervista che ho trascritto sotto, il giornalista Stefano Mensurati edifica un monumento alla categoria, e le sue parole, alla luce di quello che continuamente leggiamo sui giornali e vediamo in TV, assumono un valore molto più ampio del caso pietoso di un singolo giornalista.

L’intervista di Antonello Caporale, pubblicata nel 2004 sul “Venerdì di Repubblica”, è davvero molto interessante e merita di essere letta con attenzione: l’intervistatore conduce le sue domande sul filo di una sottilissima ironia, che il “povero” Mensurati non sembra nemmeno cogliere.

Alla fine ne esce un ritratto deprimente, o, a scelta, per chi lo desidera, un vademcum su come fare carriera in maniera fulminante.

Traggo tutto il materiale da quell’utilissimo “compendio” che è Regime, di Peter Gomez e Marco Travaglio (RCS, 2004).

“Chiaro, sono di destra e perciò mi trovo a Radio anch’io, il programma di punta di RadioRai”.
In azienda si fa così?
“Si fa così ed è inutile nasconderselo. La mia provenienza politica mi ha aiutato in questo frangente. Spero anche che sia stata apprezzata una qualche professionalità, l’impegno, la dedizione”.
Mensurati, lei è sulla bocca di tutti.
“Mamma mia! Da qualche giorno è tutto un andirivieni di telecamere, tutti a parlare di Radio anch’io, a intervistarmi”.
È La forza degli scoop che firma.
“Berlusconi, D’Alema, e prima Fassino, Fini. Passano da qui e spiegano, dicono. Io faccio parlare, ho un modo di pormi che accoglie le richieste dell’ospite”.
Li fa sentire come a casa propria.
“Ma che diritto ho di contestare quello che il politico dice?”.
Basta trasmettere il verbo.
“Berlusconi è venuto e ha snocciolato cifre”.
E lei ha preso nota.
“E mi metto a contestargli le cifre? E che ne so? E come posso?”.
Giusto.
“Ma anche D’Alema si è trovato a suo agio”.
Tutti qui si trovano a proprio agio.
“E mi ringraziano moltissimo”.
Il suo senso di civiltà, di rispetto.
“Interrompo quando è proprio necessario. E non bado alle polemiche che può suscitare una mia presa di posizione. Esempio: un ascoltatore, con Berlusconi in diretta, lo accusa di essere un imbonitore. Io lo fermo e prima che il premier risponda chiedo scusa a nome di tutti per quel linguaggio francamente eccessivo. Io non devo indispettire l’ospite, né devo indispettire i radioascoltatori”.
Però una parolina, una domanda un po’ inquieta.
“E certo che la faccio, ci mancherebbe”.
Adesso è il suo momento.
“Me ne sto accorgendo. Le ho già detto delle telecamere”.
Nulla invece dell’invidia dei colleghi.
“Sapesse quanta, io li vedo e dicono le solite cose: che sono fascista e perciò conduco Radio anch’io. Che il direttore per far posto a me…”.
…ha silurato la conduttrice precedente.
“È stata promossa caporedattore centrale”.
Promossa-rimossa.
“Non posso negare che questo sia il posto di maggiore visibilità”.
Crepi l’invidia.
“Non partecipo alle assemblee di redazione, non mi frega niente del sindacato. Io bado a me e della Rai sanno quel che penso: qui almeno un terzo non lavora, è un ministero di funzionari superpagati. Ho scritto una lettera e l’ho affissa in bacheca: se almeno uno di voi facesse uno scoop all’anno, la radio ogni due giorni farebbe parlare di sé. Uno scoop all’anno, ho chiesto”.
Le hanno risposto?
“Autostima ipertrofica. E vabbè”.
Dà lezioni, ma lei un po’ raccomandato lo è.
“Ma di sicuro che lo sono! Il fatto è che qui siamo tutti raccomandati. Io sono stato assunto dopo anni di precariato solo in virtù del mio colore politico”.
Viene da dove?
“‘Secolo d’Italia’: Fini, Urso, Gasparri, tutti amici miei. Una stagione al Roma con Domenico Mennitti e poi free lance: sempre in giro a far servizi”.
Fronte della gioventù, botte coi rossi.
“Ho militato da giovane e anche in piazza sono stato: ma più che darle le ho prese”.
Però, vede, oggi c’è il giusto ristoro.
“Ruffini mi ha assunto. Mi disse il giorno della sua firma: sei di destra e sei pure bravo”.
Sincero.
“E che non lo so? Gliel’ho detto io per primo che qui le cose vanno così. E non c’è ragione per pensare che muti la situzione, non si vede come le regole possano cambiare”.
Se vince l’Ulivo?
“Mi segano di sicuro. Il giorno dopo. Sapesse cos’ha scatenato l’Usigrai quando sono stato promosso a questa trasmissione. Sa, io dovevo fare solo una sostituzone ferie della titolare. Poi dalle ferie…”.
E l’Usigrai ha sobillato.
“Urla, richieste di ogni tipo, mercanteggiamenti vari. La mia promozione ha provocato compensazioni da quell’altra parte: hanno preteso atrettanti aggiustamenti. E ci saimo capiti”.
Però Mensurati fa gli scoop mentre gli altri dormono.
“Berlusconi qui alla radio, e chi l’avrebbe mai detto!”.
È stato difficile acchiapparlo?
“Lo seguivamo da mesi, e da mesi avevamo inoltrato la nostra richiesta. Poi, qualche giorno fa…”.
Aspetti, continuo io: Bonaiuti la chiama.
“Esatto: ci dice che il presidente del Consiglio è disponibile in un giorno della settimana da fissare”.
Ed ecco lo scoop.
“Le agenzie hanno battuto una pila di flash”.
Finalmente anche la radio ha le sue soddisfazioni.
“Come posso negare?”.
Adesso per lei la strada è in discesa.
“I miei predecessori hanno tutti trovato un’ottima collocazione in tv: Floris, Vianello”.
Vedrà che verà il suo turno.
“Mi basta raccogliere il frutto del mio lavoro qui alla radio. La televisione è un obiettivo lontano, ancora non percepito del tutto come una necessità”.
Ci sono però le elezioni in vista.
“Ma sono le europee, non contano!”.
Vero, se pure vince l’Ulivo questo è un giro dove non succede nulla per la classifica generale.
“Il governo certo non cade”.
Se fossero politiche…
“Allora sarei segato”.
Lei deve puntare ad essere il nuovo Vespa.
“Non propriamente”.
Mensurati, non esageri.
“È un grande professionista e io mi accorgo di sbagliare ancora”.
Le succede quando si trova il politico importante ospite della trasmissione.
“E ti scappa l’attimo. A volte mi dico: cavolo, questa domanda sarebbe stata veramente necessaria. E però non l’ho fatta”.
Capita a tutti di essere sbadati.
“Eppure mi preparo accuratamente, ma tento sempre di conservare un certo stile”.

Oltre alle indignate e furiose reazioni dei suoi colleghi in Rai che lavorano non per raccomandazione, ma per concorso, questa incredibile intervista spinge anche il sindacato dei giornalisti Rai a una dura presa di posizione:

Stefano Mensurati chiama in causa l’Usigrai perché ha protestato contro la sua promozione. Le urla e i mercanteggiamenti se li inventa lui. Il sindacato ha solo fatto notare queste date: il collega è stato assunto dalla Rai come redattore ordinario a luglio 2001; dopo appena 15 mesi è stato promosso caposervizio; dopo altri 12 mesi ha avuto il trattamento economico da vicecaporedattore. Una velocità di carriera straordinaria. Forse la ragione è qualche “aiutino” esterno. Che non vale per tutti, coem invece a Mensurati fa comodo credere. Quanto poi ai giudizi che Mensurati dà sulla redazione del GR, guardi alla trave nel proprio occhio. Un giornalista che teorizza l’incapacità di replicare al politico che intervista (“E mi metto a contestargli le cifre? E che ne so?”) non fa una gran figura.

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