Dalla parte delle bambine

Negli Stati Uniti sono finite le primarie del partito Democratico. Io non penso nulla a riguardo, sospendo qualsiasi mio giudizio, che sarebbe dettato solo da ragioni troppo superficiali e poco argomentate.

Sul numero in edicola di Internazionale ( 747, 6 giugno 2008 ) si trova la traduzione di diversi articoli tratti da giornali americani, dedicati alla sconfitta di Hillary Clinton. In uno di questi articoli, la senatrice viene accusata di avere portato avanti una sorta di “maschilismo in gonnella”, smentendo il luogo comune secondo cui le donne sono moralmente superiori in virtù della loro innata bontà.

Mi ha colpito molto poi l’articolo di una giornalista di Alternet, che denuncia le volgarità, gli stereotipi e i pregiudizi sessisti che hanno bersagliato la Clinton. L’articolo è piuttosto interessante (e inquietante), anche perché penso che qualcosa ce lo abbia da dire anche a noi italiani, che tra l’altro, non dimentichiamolo, abbiamo come capo del governo un signore che dichiarò, qualche mese fa, che il nostro paese non è “pronto” per avere molte donne nei posti di potere, e che invece Zapatero avrebbe incontrato molte difficoltà a gestire tutte quelle che aveva chiamato nel proprio governo.

Primarie da dimenticare

Volgarità, stereotipi, pregiudizi. Hillary Clinton è stata al centro di un dibattito elettorale sessista. Accettato da tutti.

Marie Cocco, Alternet, Stati Uniti

Le primarie democratiche si sono concluse, ed è ora di fare il bilancio di quello che non mi mancherà. Non mi mancheranno le magliette (che stanno andando a ruba su internet) che ritraggono Hillary Clinton e Barack Obama sotto la scritta “Bros before hos”, “prima gli amici e poi la fica. Non mi mancheranno le Hillary-schiaccianoci in vendita all’aeroporto: bambole formato Barbie di Hillary in completo nero, con le cosce in acciaio inossidabile. E non mi mancheranno i servizi in TV e sui giornali che ne parlano. Non mi mancherà la star radiofonica liberal Randi Rhodes che impreca contro la Clinton definendola “una gran troia”, e dice lo stesso dell’ex candidata alla vicepresidenza Geraldine Ferraro. Il tutto davanti a un pubblico di sostenitori di Obama, nel corso di una serata organizzata da una radio di San Francisco e pubblicizzata sul sito ufficiale della campagna dei democratici. Non mi mancheranno i Citizens United Not Timid (Cittadini uniti non timidi), un gruppo anti-Clinton fondato dal guru repubblicano Roger Stone, il cui acronimo, guarda caso, è “cunt” (fica). Spero che non sentiremo più battute come quella sparata recentemente dal mago Penn Jillette sul canale Msnbc: “Obama ha fatto grandi cose a febbraio, perché è il mese dedicato alla storia dei neri. Quindi adesso che Hillary è in rimonta siamo nel mese della troia bianca, giusto?”. Non sentirò la nostalgia di quegli opinionisti (inclusi Ken Rudin, della National Public Radio, e il commentatore e blogger Andrew Sullivan), che hanno paragonato Hillary Clinton al personaggio di Glenn Close in Attrazione fatale. una persecutrice squilibrata che getta il panico nella famiglia borghese del suo amante. Messaggio: sparisci, psicotica rovinafamiglie.

Almeno in TV non sentiremo più dire che Hillary Clinton è una diavolessa (come ha fatto Chrish Matthews su Msnbc, mostrando una foto della candidata con le corna), o che “sembra una prima moglie lasciata fuori dal testamento del marito” (Mike Barnicle, sempre su Msnbc). Del resto c’è qualcosa di peggio delle mogli, sono le madri: Clinton sembra “una mamma che le canta a suo figlio”, ha osservato Jack Cafferty sulla Cnn. Tra tutte quelle che sono state dette ce n’è una in particolare che non mi mancherà, la più semplice: “Le donne bianche sono un problema, lo sapete bene, perché dobbiamo conviverci tutti”. (William Kristol su Fox News). Non mi mancheranno gli articoli, scritti da uomini e donne, di destra e di sinistra, dove si dice che il sessismo non ha influenzato nemmeno un po’ la corsa alla candidatura democratica, e che insinuare il contrario significa giocare la futile carta del femminismo.

Ma soprattutto non mi mancherà il silenzio, l’assordante e deprimente silenzio del segretario del partito democratico Howard Dean e degli altri dirigenti: per quel che ne so, con l’eccezione della senatrice del Maryland Barbara Mikulski, nessuno di loro ha speso una parola di indignazione per gli insulti sessisti lanciati a Hillary Clinton. Come loro hanno taciuto centinaia di democratici per cui Clinton ha fatto campagna e raccolto milioni di dollari.

Ci sarebbe lo stesso silenzio se all’aeroporto vendessero dei bambolotti di Obama che balla il tip tap? I conduttori televisivi e i loro ospiti sarebbero tenuti così in considerazione se avessero paragonato Obama al personaggio di un film blaxploitation? E che effetto avrebbero fatto dei riferimenti pecorecci agli organi sessuali di Obama?

Ci sono molte ragioni per cui la senatrice Clinton ha perso la battaglia per la nomination democratica: alcune hanno a che fare con i suoi errori strategici, altre con la voglia di “cambiamento” degli elettori. ma il lato peggiore di queste primarie è stato l’odio verso le donne, accettato come parte integrante della nostra cultura.

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