Lo spazio bianco

Valeria Parrella, Lo spazio bianco, Einaudi, 2008, pp. 122, € 14,80

Il monitor era una scatola grigia, o blu, issata su una base come la cassa di uno stereo e aveva dei fili che entravano, insieme a cento altri fili, nelle incubatrici. Io avevo visto i loro colori più spesso degli occhi di Irene.
Quando qualche giorno la trovavo stesa sull’addome invece che sulla schiena, prima mi smarrivo e poi mi emozionavo, a pensare che aveva una schiena. Irene odorava di plastica umida e surriscaldata, certe sere tornavo a casa con dei solchi profondi e blu a metà degli avambracci, ed erano il peso delle mie stesse braccia sui bordi degli oblò. Non portavo più l’orologio, nessuna di noi lo portava, perché il lavaggio antisettico prevedeva che fosse tolto e noi vivemvamo per il lavaggio antisettico. Misuravo i giorni che passavano con la lunghezza della mano di Irene stretta su una delle mie falangi.
Le infermiere non volevano che ci avvicinassimo l’una all’incubatrice dell’altra. Facevano rispettare la legge sulla privacy con un imperativo da mercato: “Fatevi i fatti vostri”. Allora noi ci chiamavamo di nascosto, sbirciavamo che loro fossero immerse nella descrizione dell’ultimo fidanzato di Simona Ventura per rivelarci un’ansia, o mostrarci una conferma.
Dopo un poco avevo imparato a decifrare il linguaggio delle macchine, e tenni una breve lezione sediziosa a Rosa, a Mina e alla prima madre. Spiegai che se le onde cambiavano forma non voleva dire che i bambini stavano peggio, ma solo che il segnale non era buono. Che la saturazione era la quantità di ossigeno che finiva nei tessuti, e stava scritta in quel numero lampeggiante in alto a tutto, che la frequenza del respiro era una notizia di terz’ordine rispetto agli altri dati.
E poi c’era un led che lampeggiava nero su uno sfondo chiaro, e che sembrava il trattino di Word sullo schermo del computer. All’inizio della pagina, quando stai aspettando di scrivere il primo verbo: e quello era il cuore che batteva.

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  1. adoro quando si parla di libri!credo che si riesca a capire molto di più una persona attraverso i libri che gli piacciono che chiacchierandoci un’intera giornata!

  2. ho riletto…mi scuso! credo di non aver espresso il concetto al meglio…spero che qualcuno colga comunque il significato!
    a presto!

  3. Non scusarti, non ne hai motivo. 🙂
    Se non lo hai già fatto, leggiti il libro, parla anche di Napoli.
    Ciao e grazie.

  1. 1 Lo spazio bianco (reprise) « GattoMur’s Weblog

    […] letto il libro di Valeria Parrella (qui) in un periodo un po’ particolare per me. Ieri, dopo mesi, sono tornato al cinema […]




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