Schizofrenia

[ Sonic Youth, Schizophrenia ]

Mi ricordo chiaramente del giono in cui questo accadde. Eravamo in villeggiatura ed ero andato come altre volte a passeggiare solo in campagna. D’un tratto si udì un canto in lingua tedesca proveniente dalla scuola davanti a cui passavo in quel momento: erano bambini che avevano la loro lezione di canto. Mi fermai per ascolatare e fu in quell’istante che un sentimento bizzarro si fece strada in me, un sentimento difficile da analizzare, ma che assomigliava a tutti quelli che dovevo provare più tardi: l’irrealtà. Mi sembrava di non riconoscere più la scuola; era diventata grande come una caserma ed i bambini che cantavano mi pareva fossero prigionieri obbligati a cantare. Era come se la scuola e il canto dei fanciulli fossero stati separati dal resto del mondo. In quel momento scorsi un campo di grano di cui non vedevo i limiti; e questa immensità dorata, luminosa sotto il sole, legata al canto dei bambini-prigionieri nella scuola-caserma di pietra liscia mi diede una tale angoscia che scoppiai in singhiozzi. Poi tornai di corsa nel nostro giardino e mi misi subito a giocare affinché le cose tornassero ad essere come ogni giorno, cioè per rientrare nella realtà. Fu la prima volta che percepii quegli elementi che più tardi dovevano sempre essere presenti nel mio sentimento di irrealtà: lo spazio senza limiti, la luce abbagliante ed il nitido, il liscio della materia.

[Marguerite A. Séchéhaye, Diario di una schizofrenica ]

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  1. Ah che bello. Ti piacciono i pezzi dei Sonic Youth che piacciono anche a me. Che gruppo, i vecchi Sonic Youth.

  2. Già. Io li ho anche visti dal vivo a Cesena, non ricordo più che anno fosse, prima della metà dei Novanta. Magari c’eri anche tu…

  3. No. Io li ho visti a Glasgow. All’inizio dei Novanta. Mi ricordo benissimo quel concerto perché PRIMA andai a mangiare con la mia fidanzata di allora in un ristorante indiano. E ovviamente (da persone di mondo quali eravamo) decidemmo di non farci ridurre il “piccante” (non volevamo mica fare la figura di due banali occidentali qualsiasi!).

    Fuoco e fiamme.

  4. Ah, senti. Ti volevo fare un complimento. Il tuo blog è bellissimo.

  5. Sei troppo gentile, veramente. In realtà non è proprio un “blog” vero e proprio, è poco frequentato e anch’io non ci sto molto dietro: non ho né tempo né la “forma mentis” del blogger.
    Poi, lo ripeto: esistono già ottimi punti di incontro virtuali (ad esempio il tuo blog), vale la pena frequentare quelli.
    Comunque grazie.

  6. Leda

    Complimenti tra bloggers….

    OH, I’m a Blogger baby, why don’t you kill me……….

  7. Se non ci facciamo i complimenti fra noi…




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