Gava

È morto Antonio Gava. A chi non abbia vissuto lo scorcio tra Ottanta e Novanta, il nome, forse, risulterà poco familiare.
Per me, che ho cominciato a interessarmi alla politica proprio in quel periodo, Gava incarnava una figura di politico e un modus operandi che aborrivo e, idealmente, combattevo. Quella classe politica e quelle modalità sono (solo apparentemente) state spazzate via dal cosiddetto fenomeno “mani pulite”: alla luce di quanto è avvenuto dopo, purtroppo, si arriva quasi al rimpianto del “si stava meglio quando si stava peggio”.
Che il furore giustizialista del 92-93 sia stata una “rivoluzione mancata” è abbastanza evidente dal fatto che un certo modo di fare politica non è mai cessato, anzi, se possibile, si è moltiplicato a dismisura (fa un po’ sorridere pensare che la prima indagine, mi sembra quella per la tangente del “Pio Albergo Trivulzio”, abbia preso l’avvio dal passaggio di una mazzetta di 6 milioni di lire…). Il maggiore portato di quel fermento è stata la fortuna di alcuni partiti (in primis la Lega e Alleanza Nazionale, i cui esponenti, allora, sventolavano cappi in parlamento; oggi, invece, tuonano contro i giudici politicizzati) e la presa di potere di un gruppo che sta portando a termine tutta una serie di misure che sembrano ricalcate dal progetto della Loggia di Licio Gelli.
Antonio Gava è stato un uomo molto potente, che ha conosciuto la malattia e la disfatta nel momento in cui un pentito lo ha citato come uomo vicino alla camorra. Io, di Gava, oltre al sentimento di ostilità che mi ispirava, ho un ricordo legato a una trasmissione televisiva, mi sembra condotta da Andrea Barbato e Oliviero Beha (non occorre aggiungere che era un programma di alta qualità, visti i nomi). Era il periodo in cui imperversava un certo modo di fare satira, che si esprimeva in riviste come “Tango”, “Zut”, “il Male”, “Frigidaire”; anche questo modo di fare satira è stato spazzato via, forse perché ormai è inutile, sia perché l’opinione pubblica non si scandalizza più di nulla, sia perché i politici, ormai, ci pensano da soli alla farsa…
Comunque, c’era un gruppo di autori satirici, e a un certo punto uno di questi, non ricordo chi fosse, disse una cosa pesantissima, qualcosa come: “Lo Stato italiano ha sconfitto il terrorismo perché al Ministero dell’Interno non c’era un terrorista; forse è questo il motivo per cui non riesce a fare altrettanto con la Mafia…”. Antonio Gava era in quel momento, o era stato poco prima, non ricordo, il Ministro dell’Interno. Subito dopo arrivò il doveroso “mi dissocio e mi scuso” del conduttore, poi la cosa si chiuse lì.

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