Deja vu?

Solamente un anno fa…

È proprio vero: chi l’ha aspettata la fa!

Ma insomma, Lucia: sei in buona compagnia. Ma non è che vuoi scendere in campo anche tu, no?

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  1. superciuk2008

    Pensa che io non guardo la televisione italiana nè leggo giornali italiani. Niente, solo la radio in rete.. Oggi ero in mensa con la Lucia, che conosci.. Mi stavo strozzando con una maledetta lisca messa dalla Imma, la nostra cuoca de Ladina (latina)…
    Non ti incassar del Berlusca, ma guarda e passa… che te frega.. Questo o quello per me pari sono..

  2. Ma chi è la Lucia con cui eri in mensa, scusa?

  3. io non ho ancora capito se santoro mi piace oppure no fatto sta che il suo sfogo ci stava tutto!
    buona giornata gatto!!

  4. A me Santoro non piace particolarmente: però, mi sembra, è uno dei pochi opinionisti che non esercita la professione “in ginocchio”. Una cosa mi ha dato molto fastidio in questi giorni: che chi, come ha fatto Santoro, ha messo in evidenza la tragicità della situazione per il popolo di Gaza, chi ha fatto vedere le violenze perpetrate nei loro confronti, chi non si è allineato alla “solidarietà a Israele” (situazione paradossale: solidarietà con lo stato che, in venti giorni, ha causato 1000 morti, di cui un terzo bambini), insomma, chi ha ricordato alla nostra stanca opinione pubblica che c’erano persone che morivano sotto le macerie delle loro misere case e non avevano via di scampo, queste persone sono state trattate, ipso facto, come fiancheggiatori del terrorismo di Hamas e, peggio, alleati di chi ha costruito i campi di sterminio sessant’anni fa (su questa linea, ad esempio, ho letto due giorni fa questa intervista alla scrittrice Cynthia Ozick sul Corriere della sera, che è piuttosto esplicita su questo punto: http://archiviostorico.corriere.it/2009/gennaio/19/Europa_non_degna_del_Giorno_co_8_090119021.shtml).
    Insomma, sono ben conscio che esista, a sinistra, un antisionismo o una aprioristica solidarietà verso i Palestinesi che, purtroppo, troppo spesso sfocia nell’antisemitismo, e penso che sia una stortura da combattere in ogni modo. Come anche è da combattere qualsiasi rigurgito antisemita che, troppo spesso, emerge nella nostra cultura.
    Ma questo non ci può esimere dal mettere, quando è il caso, in rilievo le violenze compiute dallo stato di Israele.

  5. Però non dimentichiamoci, ad esempio, di Sderot (ho trovato, tra i tanto, questo video, ma ce ne sono tanti altri: http://www.youtube.com/watch?v=bkZebJAd_68&feature=related). Non dimentichiamoci che c’è chi predica la distruzione dello stato di Israele e inneggia all’uccisione degli Ebrei. Che c’è chi vive, costantemente, con il terrore di venire colpito da un razzo o di saltare in aria in un autobus.
    Torno a raccomandare la lettura di queste illuminanti parole di Jacques Derrida, veramente mi sembrano utilissime oggi:
    https://gattomur.wordpress.com/2008/05/09/sullantisemitismo/

  6. Non ci si pone problemi, giustamente, a definire terrorista chi predica la distruzione dello stato d’Israele. Perché non si può definire terrorista chi attivamente si adopera per distruggere il popolo palestinese? Il comportamento delle forze armate israeliane sfugge a una logica puramente militare. Il fine va al di là della distruzione di Hamas, lo dimostrano i mezzi usati per perseguire questa supposta fine.
    Ci viene continuamente ricordato l’antisemitismo di sinistra (che esiste minoritariamente) come se non ci fossero mai state le leggi razziali, il nazismo, le conversioni forzate, i pogrom, che hanno segnato questi ultimi due secoli di storia europea e sicuramente non fanno parte del retaggio della sinistra. La sinistra è diventata un’entità che si ritrova, inspiegabilmente, a doversi scusare ogni piè sospinto. Proprio ora che il sistema economico-sociale del mondo pare andare a rotoli e che sarebbe bisogno di quella giustizia sociale alla base di qualsiasi forma di sinistra. O troveremo un Fassino che si scusa anche per la caduta di Wall Street?

  7. GattoMur

    Ho letto oggi sul Corriere che ieri, durante la trasmissione di Santoro “un gruppo di manifestanti della comunità ebraica di Roma è rimasta tutto il tempo fuori dal Teatro delle Vittorie: cori ebraici e slogan contro Michele Santoro. E sopra tutto le bandiere di Israele.”. Ecco, mi sembra veramente eccessivo. Soprattutto perché Santoro non ha fatto altro che mostrare un lato “scomodo” della guerra: la situzione della popolazione di Gaza e soprattutto dei bambini.
    Su Internazionale di questa settimana c’è un articolo tratto dal quotidiano israeliano Ha’aretz di Gideon Levy, giornalista israeliano che dagli anni ottanta segue l’occupazione di Gaza e della Cisgiordania.
    Dopo avere descritto scene di esultanza in Israele alla vista della distruzioni perpetrate a Gaza, scrive:

    Piangi, amato paese: questo non è il mio patriottismo, che pure è patriottismo profondo. Anzi, le reazioni rabbiose ad ogni tentativo di critica mi fanno sorgere il sospetto che forse alcuni israeliani sanno, in fondo al loro cuore indurito, che sotto i loro piedi sta bruciando qualcosa di terribile, che una vasta esplosione minaccia di squarciare la fitta nebbia in cui sono avvolti. Una nebbia che inebetisce, distorce, offusca. Forse non siamo nel giusto come tutti ci assicurano dal mattino alla sera, forse qualcosa di orribile sta succedendo di fronte ai nostri occhi chiusi. Se davvero gli israeliani sono così sicuri di combattere per una causa giusta, perché mostrano un’intolleranza così violenta verso chiunque provi a esprimere un parere diverso? Questo è il momento di fare critiche: non potrebbe esserci un momento più adatto.

    E ancora:

    Provare vergogna e senso di colpa alla vista dell’ospedale Al Shifa non è tradimento: è semplice umanità. Interessarsi alla sorte delle vittime, chiedere se le loro sofferenze siano davvero inevitabili, sagge, giustificate, morali e legittime è assolutamente necessario. Chiedere se le cose potevano andare diversamente. Chiedere se non sarebbe stato più opportuno provare una lingua diversa da quella della violenza e della forza, l’unica lingua con cui siamo bravissimi a comunicare, convinti che non ce ne siano altre. […] Bisogna sollevare dubbi sulla saggezza e l’utilità di questa guerra spaventosa, guardare anche il sangue e le sofferenze che ci sono dall’altra parte del confine, dall’altra parte dell’umanita.

    Ecco: perché discorsi simili li può fare un giornalista di un grande quotidiano in Israele, e se qualcuno lo fa nel nostro misero stato è accusato immediatamente di fiancheggiare i terroristi e volere ripetere lo sterminio nazista?




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