Scienza e sentimento

Antonio Pascale, Scienza e sentimento, Torino, Einaudi, 2008, pp. 152, € 9

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Dalla quarta di copertina:

In questi ultimi anni molti intellettuali, privi in realtà di solide conoscenze scientifiche, hanno trasformato questioni molto serie in simboli di facile lettura. Con interventi di orientamento «romantico» hanno tentato di guadagnarsi l’applauso del pubblico raccontando di un passato mitico o usando categorie come naturale (bene) e artificiale (male), chimico (veleno) e organico (sano).
Davanti a categorie come queste, si sa, non c’è ragione che tenga. Il nostro romantico cuore spinge verso il naturale e l’organico e combatte il veleno. Ma il cuore è un organo largamente sopravvalutato.
E il rischio è che la cultura umanistica alimenti una nuova inquisizione, di fronte alla quale è sempre piú forte l’esigenza di un pensiero laico. Perché il buon laico in fondo somiglia al bravo scienziato. E davanti al bicchiere d’acqua non si lascia prendere né dal panico (apocalittico) né dall’emozione (creativa). Non ricama teorie sui bei tempi andati, ma si concentra e cerca di fornirne una misura.
Da un narratore darwinista il manifesto laico per una nuova discussione sulla scienza. Con alcune risposte agli argomenti che dominano la nostra discussione pubblica: l’agricoltura, la chimica, il biologico, gli Ogm. Risposte forse non definitive, ma certamente misurazioni piú esatte.

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  1. gadilu

    Interessante…

  2. Sì, assolutamente. tra l’altro, uno dei temi che tratta è: l’ossessione del “tipico”.

  3. Volevo anche scrivere una sorta di “recensione”, ma non ne sono assolutamente in grado, né per le competenze (che non ho), né per il tempo a disposizione.
    Comunque è un pamphlet scritto in maniera gustosa (Pascale è anche un narratore, oltre che un esperto di agraria), che mi ha fornito molti spunti di riflessione su temi quali l’agricoltura biologica, gli OGM, etc.
    Come avrai sicuramente capito, caro Gabriel, da quello che c’è scritto sulla copertina, tra i bersagli ci sono anche i celeberrimi articoli di Citati sui “pomodori di una volta” e di Carlìn Petrini sul “buon latte di una volta”.
    Io ovviamente sono farcito di “false credenze” poco scientifiche, lo riconosco: e il libro di Pascale mi ha dato molto da riflettere. Soprattutto mi ha dato una prospettiva totalmente diversa da quella che normalmente adotto.

  4. gadilu

    Basta così. Lo compro.

  5. Avrà ragione. Ma continuerò a preferire i pomodori concimati con la cacca delle mie asine (che sia per questo che i pomodori di una volta erano/sono più saporiti?)

  6. Eh, si sa che tu ci hai, nascosta sotto il letto, l’opera omnia di Citati: buongustaio!




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