Figli di Annibale

Aspettando la partenza, vago nel labirinto universitario bolognese; un arcipelago di scalette interne, cunicoli, porte sbarrate, pareti di libri, ballatoi, muri trompe-l’oeil, studenti prigionieri di stanzette senza finestre. Come nella biblioteca del monastero dove Eco ambienta Il nome della rosa, anche nel dipartimento di Storia antica si fanno scoperte affascinanti. Sugli scaffali di una sala di lettura trovo per esempio la Storia di Roma in trenta volumi voluta da Mussolini negli anni della conquista d’Etiopia.

Mi siedo accanto a una studentessa giapponese tutta concentrata a picchiettare sul suo computer, e apro il primo volume.

Intestazione maiuscola: ISTITVTO DI STVDI ROMANI, con fastidiose v al posto delle u. Le consonati, è chiaro, erano più maschie delle vocali. Segue foto del Duce abbronzato, insolitamente in giacca e cravatta, sguardo diagonale sinistro, vagamente mistico, rivolto a chissà cosa.

Vergata a mano, la dedica “Al camerata prof. Carlo Galassi-Patuzzi, all’inizio della finalmente romana e italiana storia di Roma, con fervido sincero augurio. ROma, 9 febbraio XIII, Mussolini“.

Due pagine dopo, fortificato dal viatico, il suddetto Galassi-Patuzzi dilaga: “…un popolo che nel nome di Roma è rinato ad unità e potenza…”, popolo “posto alla testa della civiltà europea dalla rivoluzione fascista” e che “sotto la guida di un condottiero romano ha infranta la coalizione di 52 stati e fondato un impero…”.

È un crescendo di vanagloria privo di senso del ridicolo, lontanissimo dalla sobrietà romana e dalla modestia della Repubblica. Doveva essere un affarone – penso – insegnare Storia romana ai tempi del Fascio. Potevi prostrarti davanti al regime fingendo di ammirare Roma.

Continuo: “Roma ha sempre esercitata una missione normalizzatrice nei confronti della razza bianca…”.

Falso! Prevedibile e falso. Roma fu aperta a tutti i popoli della Terra. Ebbe imperatori spagnoli, africani, dalmatici, asiatici.

“Roma, fonte di una civiltà cristiana che si diffonde in tutto l’orbe”.

Falso anche questo! Il Cristianesimo diede a Roma il colpo di grazia. Distrusse il pantheon politeista che consentiva ai diversi popoli di essere rappresentati con pari dignità.

I trenta volumazzi fascisti – ora mi appare chiaro – vennero messi in cantiere per sdoganare le leggi razziali e suggellare l’alleanza col Vaticano. Le premesse dell’antisemitismo, poi, c’erano tutte. Proprio in quegli anni veniva proiettato Scipione l’Africano, dove Annibale è il prototipo dell’infido levantino, grasso, ributtante, con un occhio solo. Macellaio di popoli, traditore dei patti, sleale tessitore di inganni. Tutto quadra: i Fenici parenti degli Ebrei, dunque razza inferiore. Figurarsi i Cartaginesi, Fenici imbastarditi con gli africani.

[Paolo Rumiz, Annibale. Un viaggio, Feltrinelli 2008, pp. 85-86]

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