L’onorevole non vota PC

needlefelted[ immagine tratta da: masayume.it ]

Recentemente il caro Gadilu, sintetizzando un articolo del Corriere (e stilando una classifica personale del tutto inattendibile), ha ben descritto la funzione dominante dei blog:

nati come istanza di partecipazione dal basso, vale a dire come messaggeri di “democratizzazione” e “decentralizzazione”, adesso il panorama è dominato da blogger-professionisti che vengono pagati dai network che avrebbero dovuto mettere in crisi

[fonte qui]

Non c’è dubbio.

Ma c’è un’altra cosa da mettere in rilievo. E lo faccio prendendo a prestito il titolo di un articolo di Alessandro Gilioli (che ha anche un bel blog, con un bel titolo) apparso sull’Espresso del 9 luglio 2009, e sintetizzandone il contenuto.

Presentando i risultati di una ricerca dell’Università La Sapienza di Roma sul rapporto fra parlamentari italiani e rete, Gilioli constata che i nostri “onorevoli” hanno scoperto la Rete ma, purtroppo, non sanno cosa farsene. E inseguendo il mito di Obama, aprono blog che però, a conti fatti, non possono nemmeno essere definiti tali:

Commenti recenti dei lettori: zero. Interazione con gli utenti: zero. Video, foto o note sui fatti del giorno: zero.

Insomma, il mito di una “società trasparente” (era, lo ricorderete, il titolo di un pamphlet di Gianni Vattimo, che riletto oggi fa sorridere…) è caduto in frantumi.

Chiunque navighi un po’, inseguendo ancora qualche frammento tagliente che di quel mito possiamo conservare, se ne sarà reso conto.

Torno a constatarlo ogni volta che tento di scrivere un commento su un blog gestito da una simpatizzante del PdL: il più delle volte non vengo pubblicato. Le poche volte, poi, che la “padrona di casa” ha la bontà di non censurare me o altri dissenzienti, ecco che si affaccia qualcuno a caldeggiare future censure o a invitare a sloggiare. Il succo è questo: qui ce la suoniamo e cantiamo per fatti nostri, chi canta su un tono diverso non deve potere essere sentito.

Benissimo, giusto, ognuno è libero di gestire un blog personale come gli pare.

Ma io chiedo: sei un politico, magari ricopri anche un ruolo istituzionale, e decidi di gestire un blog o di comparirvi con i tuoi commenti. Perché lo fai, se poi non tolleri nemmeno il minimo dissenso? Se invece di argomentare contro chi ti attacca, non sai fare altro che offendere o minacciare ritorsioni? Se la tua risposta normale, a chi argomenta contro di te, riesce a essere solamente la censura o un generico “con te non mi interessa discutere”?

Ecco, mi sembra che tutta la classe politica, dai livelli più alti alle patetiche figure di distribuisci-volantini o politichetti semi-falliti, si sia uniformata allo stile berlusconiano: non partecipo a un dibattito se C’È un contraddittorio. E le trasmissioni televisive mi devono essere “cucite addosso” (per usare una memorabile rassicurazione di Vespa al portavoce di Gianfranco Fini) come un maglione di cachemire.

Che, pare, ultimamente si è in-feltrito…

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  1. Pro’ Dellai, per esempio, è su facebook, presente nei momenti importanti e con interazioni.




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