Archeologia berlusconiana, II

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[ immagine tratta da: umanesimo.tumblr.com ]

Anna Fallarino, la bellissima donna sopra ritratta, è morta, uccisa dal marito (autore della fotografia), il 30 agosto 1970. La storia tragica dell’omicidio-suicidio del marchese Camillo Casati Stampa è sin troppo nota per avere bisogno di essere ricordata (consiglio la lettura delle belle pagine di Fattacci di Vincenzo Cerami dedicate al caso).

Merita però ricordare un particolare dell’epilogo di questo amore tragico: la vendita, da parte dell’erede del marchese, Anna Maria, di una villa. E non una villa qualsiasi…

Queste le parole dedicate da Corrado Augias alla vicenda nei Segreti di Roma:

Ricorderete sicuramente il delitto di Via Puccini, anno 1970: il marchese Camillo Casati Stampa uccise sua moglie Anna Fallarino e il suo amante e poi si suicido’.

Nel testamento il marchese nominava erede unica la moglie e lasciava alla figlia Annamaria, avuta da un precedente matrimonio, la legittima, un’assicurazione di 100 milioni e un quadro. Dopo il delitto i parenti di lei impugnarono il testamento cercando di dimostrare che la loro congiunta era morta dopo il marito, anche un solo secondo dopo (sarebbero stati quindi loro gli eredi). Si fecero assistere da un giovane avvocato, tale Cesare Previti. Ma la perizia medico legale stabilisce che la marchesa e’ morta all’istante e quindi erede del marchese e’ la figlia allora minorenne.

Il tribunale affida la ragazza a un tutore. L’avvocato Previti, che rappresenta gli interessi dei Fallarino, offre la propria assistenza alla ragazza, diciannovenne e sconvolta dalla tragedia, che accetta.

Una zia materna della ragazza chiede di essere nominata tutrice della nipote che invece dichiara di voler essere affidata al senatore Giorgio Bergamasco dell’allora partito liberale. Il pretore la asseconda trascurando l’articolo del codice civile che prevede la nomina a tutore preferibilmente tra gli ascendenti, i parenti prossimi o gli affini del minore.

La ragazza si trasferisce in Brasile, divenuta maggiorenne si emancipa dal tutore che, ora ministro del gabinetto Andreotti, e’ nominato suo procuratore generale senza limiti di mandato. Previti resta suo avvocato.

Nell’autunno del 1973, Annamaria, pressata da tasse arretrate e scadenze di imposte, incarica l’avvocato di vendere una sua proprieta’ in Brianza, con l’esclusione di biblioteca, pinacoteca, arredi e circostanti proprieta’ terriere. Nella primavera del ’74 l’avvocato Previti le comunica di aver concluso un vero affare, ha venduto la villa, i quadri (tele del ‘400 e ‘500), biblioteca (non i tascabili mondadori ma 10mila volumi antichi), arredi e un parco immenso per 500 milioni di lire che l’acquirente versera’ in rate annuali, in concomitanza con le scadenze fiscali di Annamaria.

L’acquirente si stabilisce da subito nella villa (la marchesina continua a pagare anche la tassa di proprieta’) e solo nel 1980 viene sottoscritto l’atto di vendita, in questi termini: “casa di abitazione con circostanti fabbricati rurali e terreni a varia destinazione.

Ma chi è il fortunato acquirente? Per svelarlo mi affido alle parole di un altro blog, che sintetizza alcune pagine di C. Armati – Y. Selvetella, Roma Criminale, Newton & Compton:

Fu il tutore dell’allora minorenne Anna Maria Casati Stampa ad occuparsi, nel 1973, della vendita della tenuta di famiglia ad Arcore. La tenuta dei Casati consisteva in 3500 mq, una pinacoteca con opere del Quattrocento e Cinquecento, una biblioteca con circa 3000 volumi antichi, un parco immenso, scuderie e piscine. Un valore inestimabile che venne venduto per la sospetta cifra di 500 milioni. L’acquirente era un imprenditore milanese: Silvio Berlusconi. L’allora tutore della giovane figlia del marchese Casati, invece, un avvocato romano che rispondeva al nome di Cesare Previti.La compravendita fu ufficialmente conclusa nel 1980. Anna Maria Casati Stampa, disinteressandosi quasi completamente, fu pagata a rate e alcune azioni girate dall’imprenditore a copertura dell’importo risultarono insolvibili. Nel frattempo, presentando come garanzia la villa di Arcore, Silvio Berlusconi ottenne dalle banche la copertura di 7 miliardi e 800 milioni.

[fonte: http://umanesimo.tumblr.com/post/156380488/misteri-marchesa%5D

1970: il marchese Camillo Casati Stampa uccise sua moglie
Anna Fallarino e il suo amante e poi si suicido’.

Nel testamento il marchese nominava erede unica la moglie e
lasciava alla figlia Annamaria, avuta da un precedente
matrimonio, la legittima, un’assicurazione di 100 milioni e
un quadro. Dopo il delitto i parenti di lei impugnarono il
testamento cercando di dimostrare che la loro congiunta era
morta dopo il marito, anche un solo secondo dopo (sarebbero
stati quindi loro gli eredi). Si fecero assistere da un
giovane avvocato, tale Cesare Previti. Ma la perizia medico
legale stabilisce che la marchesa e’ morta all’istante e
quindi erede del marchese e’ la figlia allora minorenne.
Il tribunale affida la ragazza a un tutore. L’avvocato
Previti, che rappresenta gli interessi dei Fallarino, offre
la propria assistenza alla ragazza, diciannovenne e
sconvolta dalla tragedia, che accetta.

Una zia materna della ragazza chiede di essere nominata
tutrice della nipote che invece dichiara di voler essere
affidata al senatore Giorgio Bergamasco dell’allora partito
liberale. Il pretore la asseconda trascurando l’articolo
del codice civile che prevede la nomina a tutore
preferibilmente tra gli ascendenti, i parenti prossimi o
gli affini del minore.

La ragazza si trasferisce in Brasile, divenuta maggiorenne
si emancipa dal tutore che, ora ministro del gabinetto
Andreotti, e’ nominato suo procuratore generale senza
limiti di mandato. Previti resta suo avvocato.
Nell’autunno del 1973, Annamaria, pressata da tasse
arretrate e scadenze di imposte, incarica l’avvocato di
vendere una sua proprieta’ in Brianza, con l’esclusione di
biblioteca, pinacoteca, arredi e circostanti proprieta’
terriere. Nella primavera del ’74 l’avvocato Previti le
comunica di aver concluso un vero affare, ha venduto la
villa, i quadri (tele del ‘400 e ‘500), biblioteca (non i
tascabili mondadori ma 10mila volumi antichi), arredi e un
parco immenso per 500 milioni di lire che l’acquirente
versera’ in rate annuali, in concomitanza con le scadenze
fiscali di Annamaria.
L’acquirente si stabilisce da subito nella villa (la
marchesina continua a pagare anche la tassa di proprieta’)
e solo nel 1980 viene sottoscritto l’atto di vendita, in
questi termini: “casa di abitazione con circostanti
fabbricati rurali e terreni a varia destinazione”.

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  1. Da qualche giorno sto notando un discreto raffico su questo post. In effetti la storia della casa di Arcore è venuta fuori nel dibattito politico che vede contrapposte le due anume del PdL. Ad esempio, ieri il “finiano” Briguglio (quello che ha denunciato preseunti spionaggi da parte dei servizi segreti nei confronti degli onorevoli non allineati al padroncino) ha dichiarato:

    “Silvio Berlusconi ha il dovere di dire agli italiani come acquistò la Villa di Arcore dove viveva insieme all’eroe Vittorio Mangano, come riuscì ad assicurarsi per soli 500 milioni di lire questo immobile di 3.500 metri quadri con terreni di circa un milione di metri quadri grazie al ruolo di Cesare Previti prima avvocato della venditrice e subito suo legale e uomo di fiducia” (fonte Reuters)

    Bene, sono felice che questa storia stia divenando di dominio pubblico. Ma traggo anche un’amara considerazione: come mai dei politici, che per quasi 20 anni sono stati proni a tutti i voleri del ducetto, se ne vengono fuori solo ora con queste che sono delle verità in circolazione da anni? Perché solo ora? Sono stati davvero così ingenui da credere, per più di quindici anni, alla favola del Berlusconi eroe del liberismo?
    Perché, per generalizzare, tutte le verità “scomode” e talvolta “sconvolgenti” che si sanno da anni sono tollerate dall’opinione pubblica, avendo una circolazione molto limitata (qualche libro, qualche giornale o rivista, ma soprattutto la Rete), tranne poi emergere più diffusamente sui mezzi i informazione (quelli, almeno, non controllati direttamente dal potere: sono quasi certo che un fedele spettatore del TG1 della faccenda non verà mai a conoscenza…) quando ciò è funzionale alla battaglia, diciamo così, “politica” (non nel senso nobile del termine, ovviamente)?
    Mah…

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  2. 2 Per Anna « GattoMur’s Weblog

    […] Quasi un anno fa avevo approcciato la vicenda; non nei suoi risvolti scandalosi, ma per quanto tangeva il nostro presidente del Consiglio: il mio progetto, poi interrotto, era la stesura di una serie di “archeologie berlusconiane” che indagassero l’origine del potere del Cavaliere (qui la seconda “archeologia”, che concerne anche i Casati Stampa). […]

  3. 3 2010 in review « GattoMur’s Weblog

    […] The busiest day of the year was August 29th with 899 views. The most popular post that day was Archeologia berlusconiana, II. […]




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