Scuse?

Il testo è apparso anche su il Giornale del 19.10.2009 (qui).

Scuse? Ecco, mi sembra che alle presunte scuse rivolte dal direttore di Videonews al giudice Mesiano, fatto oggetto di uno scandaloso servizio-servile su Canale5, non si sia dato il giusto rilievo.

A me, più che scuse, sembrano il proverbiale “tacòn pezo del buso”; un rammendo, insomma, che peggiora la situazione, carico di di accuse, più che di scuse, che passano attraverso una precisa strategia retorica e a allusioni più o meno scoperte. Ma procedo in ordine.

0. Il fatto che l’editoriale sia comparso in forma scritta anche su Il Giornale è già di per sé una anomalia, e segnala un cortocircuito tra due testate che, in linea teorica, dovrebbero essere indipendenti. Nei fatti non lo sono, sono entrambe due testate al soldo del presidente del consiglio: che purtroppo in molte occasioni sono da lui usate come un manganello contro gli oppositori. Guarda caso al servizio diffamante contro Mesiano era presente, in veste di commentatore, il condirettore di quel quotidiano…

1. Argomento del “servizio sfortunato/non proprio un capolavoro”. Sin dall’esordio, Brachino vorrebbe ridurre il servizio su Mesiano a un puro incidente di percorso, come ne possono avvenire in tutte le testate giornalistiche: ci sono articoli/servizi fatti bene e altri fatti peggio; quello su Mesiano era un brutto servizio. Troppo riduttivo, mi sembra, limitare la questione a pura questione estetica. E troppo comodo.

2. Argomento della “libertà di critica”. Dice e scrive Brachino:

fa parte della libertà di stampa la possibilità di criticare un magistrato

Sì, se la critica passa attraverso la constatazione di errori giudiziari, forzature, etc. Nel servizio incriminato non c’era nulla di tutto ciò, evidentemente. E poi se la critica a un magistrato che ha comminato un’ammenda a un’azienda è espressa da una testata giornalistica al soldo di questa azienda, la cosa si complica ulteriormente.

3. Argomento delle scuse eventuali. Brachino:

Se alcuni termini usati nel testo hanno offeso Mesiano, mi scuso con lui

Molto raffinato: se la sensibilità di Mesiano fosse stata urtata da alcuni termini, mi scuso. Se, appunto. Quindi non si scusa della struttura complessiva del servizio; solo, se richiesto, di alcuni termini. Diabolico.

4. Argomento del “diritto alla privacy”. Ci avviciniamo al cuore della faccenda. Rileggete attentamente:

Per me la sensibilità di una persona viene prima dei ruoli sociali e delle discussioni sul diritto di cronaca e sul diritto alla privacy

Ecco, tanto per cambiare: chi sarà stato in cima ai pensieri di Brachino qui? Chi avrebbe diritto alla privacy al di là del suo ruolo sociale e del diritto di cronaca? La risposta è semplice, no?

5. Argomento dell'”oblio”. Brachino, con toni da medico generico:

Mi impegno a non trasmettere più quelle immagini, cosa che dovrebbe fare anche chi indignato mi critica, e criticando le ri-trasmette in continuazione, dalla Sky di Murdoch a Raitre, trasformando il rimedio in qualcosa di più grave della malattia

Geniale. Potrebbe essere tradotto circa così: ho fatto una cazzata a mandare in onda un servizio così stupido; ma chi lo fa notare, ritrasmettendolo, è reo di amplificare la mia cazzata. Di questo IO non sono più responsabile, responsabili sono LORO: gurda caso la “Sky di Murdoch” (notare la citazione del grande antagonista del cavaliere) e Raitre (avrebbe potuto aggiungere “dei comunisti”, ma l’ascoltatore medio di Canale5 e il lettore ideale de Il Giornale sono in grado di inferire autonomamente questo dettaglio). Guarda caso poi si nominano e accomunano due realtà televisive nettamente separate tra loro: l’idea del “complotto dei poteri forti che hanno in mano l’informazione” è sempre molto feconda.

6. Argomento del “siamo noi i perseguitati”. Ecco qui:

Le critiche appunto, o meglio la marea di insulti e di lezioncine piovute su di me, sulla giornalista autrice del pezzo e sulla testata

Siamo oggetto di insulti e “lezioncine”, io, il direttore responsabile, e la giornalista autrice del pezzo. Che viene, a mio parere, nominata a sproposito. Cioè con proposito: è lei l’autrice del brutto servizio, io ho forse avuto la malaugurata idea di farlo passare. Come è potuto succedere?

7. Argomento del “non è colpa mia, in fondo”.

Sul mio tavolo arrivano ogni giorno immagini da fonti diverse. Sono immagini che riguardano i protagonisti dell’attualità, del gossip, dello sport, della cronaca

Ecco qui: io, al limite, sono responsabile di una leggerezze, scusabile dalla grande massa di servizi che mi passano quotidianamente sotto gli occhi. La vera colpevole è la “povera” giornalista, una giovanissima appena uscita dal precariato. Che ha, evidentemente, molta bravura nel far passare surretiziamente servizi così brutti. Molto comodo, per quello che dovrebbe essere, appunto, il “direttore responsabile”: responsabile di quello che pubblica, appunto.

8. Prima mossa di contrattacco: il complotto. Il brutto servizio, dice Brachino, ha messo in ombra la questione importante, che era posta in studio (da lui e Sallusti, figuriamoci):

La domanda di fondo della rubrica giovedì scorso era quella che molti opinionisti si erano posti in quelle ore: la cosiddetta promozione ad orologeria del giudice Mesiano a pochi giorni dalla sentenza sul Lodo Mondadori, era davvero per indiscussi meriti professionali?

La solita retorica delle “sentenze a orologeria”, che qui assume il volto di “promozione a orologeria”: prendi due eventi (sentenza o promozione), che hanno avuto iter totalmente indipendenti, e stabilisci un ipotetico (perché indimostrabile) legame tra loro attraverso il presunto antiberlusconismo che ne sarebbe l’ispiratore. E riesci appunto, se hai molti mezzi di informazione a disposizione, a ingenerare nell’opinione pubblica l’idea che tu sia, oltre che il “miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni”, anche “il politico più perseguitato della storia”. Sarebbe poi interessante capire chi sarebbero i “molti opinionisti” che si sono posti il problema della “promozione a orologeria”.

9. Seconda mossa di contrattacco: “la professionalità di Mesiano è certa?”. Intanto il povero Mesiano vede, in quelle che dovrebbero essere delle “scuse” nei suoi confronti, messo in dubbio il proprio merito professionale: il dubbio che fantomatici opinionisti si porrebbero è che sarebbe stato promosso non per meriti bensì come ricompensa per il buon servizio reso al complotto antiberlusconiano.

10. Terza mossa di contrattacco: “anche all’estero hanno dubbi su tutto ciò”. Scrive Brachino:

Quella sentenza, 750 milioni di euro che la Fininvest dovrà pagare a De Benedetti, per la sua portata economica e per le polemiche connesse, ha fatto il giro del mondo

Sta facendo il giro del mondo, come sa chiunque si informi in maniera indipendente dai mezzi di informazione del presidente del consiglio, la anomala situazione italiana e la lotta all’ultimo sangue che Berlusconi sembra avere ingaggiato contro i giornalisti che non lavorano per lui. Ma, appunto, per una volta i giornali esteri tornano utili per venire in aiuto del cavaliere.

11. Argomento del “personaggio pubblico”:

Mesiano è diventato un personaggio di pubblico dominio. In questo contesto ho deciso di trasmettere quelle immagini, per dare sostanza televisiva a una figura di cui si leggeva e si sentiva parlare, ma di cui poco si era visto

Il nostro intento era far conoscere al vasto pubblico una figura che è sulla bocca di tutti, e che, appunto, non deve essere conosciuta nello svolgimento delle sue mansioni, ma mentre cammina per la strada e fuma una sigaretta. Brachino pensa, insomma, di avere svolto un utile lavoro di informazione su qualcuno che deve essere conosciuto più approfonditamente.

12. Argomento dell'”era una battuta: e se non la capisci sei comunista”. Magari poco felice, ma era comunque una battuta:

Nel servizio non si fanno valutazioni politiche e giuridiche. Non si usano epiteti infamanti. La battuta sui calzini può non piacere. Ma rimane una battuta. Ricordo con terrore un romanzo di Kundera, Lo scherzo, in cui il protagonista finisce ai lavori forzati per un umorismo non gradito. Per fortuna era la Cecoslovacchia comunista degli anni ’60. Certo, c’è l’aggettivo «stravagante». Come ricorda lo Zanichelli, stravagante vuol dire raro anche nel senso di originale, fuori dagli schemi. E allora? Le immagini, poi, sono realizzate per strada, in luoghi pubblici. Il contesto spazio-temporale è definito, il pedinamento ossessivo è un’altra cosa

Non abbiamo detto che Mesiano è uno “stronzo” o un “corrotto”, nemmeno che è “antropologicamente diverso” o che “dovrebbe farsi curare da uno psichiatra”. Nulla di tutto ciò. Abbiamo fatto una battuta: usa calzini azzurri. A noi fa tanto ridere, peccato che voi non cogliate la profondità dell’umorismo: forse perché siete dei nostalgici di regimi illiberali, come quello comunista, che non permettevano nemmeno di farsi due risate: e vai con la citazione da Kundera, che in certi casi torna sempre utile. Poi abbiamo detto che è “stravagante”, mica “scemo”. E lo abbiamo ripreso mica all’interno della sua villa in Costa Smeralda, o nel suo lettone a baldacchino: no, lo abbiamo ripreso per strada, su una panchina. Più chiaro di così…

13. Qui riprende l’argomento 6:

C’è una sproporzione sospetta, insomma, tra l’azione e la reazione, tra il buffetto e le cannonate, tra il termine stravagante e quelli che soprattutto i colleghi hanno rifilato a me: servo, killer, vergogna, barbarie.

Noi abbiamo “fatto un buffetto” e ci sono tornate indietro cannonate. Abbiamo fatto del sano e puro umorismo, senza secondi fini, e ci troviamo a essere definiti niente meno che “servi” o “killer”: vi sembra giusto?

14. Argomento del “chi è senza peccato scagli la prima pietra” unito a “il complotto”. Soprattutto bisogna considerare da chi ci sono arrivate le critiche:

Ma le lezioni davvero inaccettabili sono quelle che arrivano dal quotidiano la Repubblica. Non è forse lo stesso che ha pubblicato le immagini della villa del premier, con ospiti internazionali colti in frangenti in cui neanche del colore dei calzini si poteva discutere? Non è forse lo stesso che ha pubblicato le immagini del bagno della residenza romana del premier, rubate con un telefonino? Un magistrato ricopre un ruolo pubblico importante, ma se non sbaglio anche la presidenza del Consiglio è un’istituzione importante. E poi, perché il servizio è andato in onda alle 10 di giovedì 15 ottobre e il caos si è scatenato venerdì 16 dopo un articolo di Repubblica? È un problema di fuso orario o di chi detta l’agenda? E non è Repubblica coinvolta nella battaglia legale che porta 750 milioni di euro nelle tasche del suo editore?

Qui si riprendono molti altri argomenti precedenti. Appunto, noi siamo “colpevoli” di avere ripreso un uomo per strada e avergli dato dello “stravagante”; altri hanno ripreso QUALCUNO all’interno della sua villa, hanno pubblicato foto scattate nel suo bagno: e questi vogliono darci lezioni? E, guarda caso, il putiferio su di noi si è scatenato solo DOPO l’articolo di Repubblica (???), che ci attacca non avendo i requisiti per ergersi a accusatore e, guarda caso, è anche il quotidiano del gruppo indistriale che si avvantaggia della sentenza emessa da Mesiano. Chiaro, no? C’è un evidente conflitto di interessi. Da quella parte. Dall’altra no, evidentemente…

15. Argomento della visibilità dei magistrati. Ultimo capolavoro:

E ancora, abbiamo visto i magistrati protagonisti delle grandi vicende giudiziarie ripresi in tutte le salse, consapevoli o inconsapevoli che fossero. Da Di Pietro che rubava il taccuino a Brosio, a Borrelli a cavallo, a Woodcock sull’Harley-Davidson. Perché allora non si possono mostrare le immagini di Mesiano per strada a Milano? C’è forse un’immunità «mediatica» per chi si è occupato di Berlusconi?

È chiara l’argomentazione: alcuni magistrati sono stati ripresi dalle telecamere al pari delle star del cinema (Di Pietro, Borrelli, Woodcock). E, in spregio alle proporzioni, Brachino si chiede: e perché, allora, non potrebbe esserlo Mesiano? Forse perché, all’interno di questo grande complotto antiberlusconiano, non può essere fatto oggetto di attenzione mediatica chi si è occupato di Berlusconi? Qui, purtroppo, a Brachino sfugge l’evidenza che tutti i magistrati da lui nominati, in un modo o nell’altro, si sono “occupati” di Berlusconi…

16. Argomento del “non buttare il bambino con l’acqua sporca”. A conclusione del suo ragionamento, Brachino riprende la metafora iniziale degli “occhiali a infrarossi per separare il giusto da ciò che è strumentale”:

In tutto questo polverone bisogna tenere stretti gli occhiali e non perdere di vista le domande giornalistiche della rubrica di giovedì scorso

E insomma sì, il servizio su Mesiano era brutto, ma le “domande giornalistiche” che poneva non meritano di essere cancellate da quella bruttezza.

17. Ed eccole qui le “tre domande”, sul modello di quelle di Repubblica a Berlusconi, che nascono dalle argomentazioni precedenti e si lanciano in pesanti allusioni:

(1) Primo, la promozione di Mesiano è meritata professionalmente o come sostengono molti è un premio politico per una sentenza che di fatto va contro il premier?

(2) Secondo, le idee politiche di un giudice, per quanto legittime, come agiscono sulla sua serenità e sulla sua indipendenza?

(3) Terzo, è vero che nel processo civile non serve un collegio di tre magistrati, ma non è «stravagante» decidere su una somma di 750 milioni di euro senza avvalersi di tecnici e consulenti?

Tornando all’argomento 1: se la sensibilità del giudice Mesiano fosse stata urtata da alcuni termini (strano, perché ci è stato dimostrato che non c’era nulla di offensivo; ma si sa, i comunisti non hanno senso dell’umorismo…), venga qui che gli porgerò le mie scuse. Ma dovrà anche rispondere a queste domande.

E, non serve analizzare più di tanto, è evidente che le domande, in sé, contengono già le risposte e sono, a dir poco, allusive e diffamanti.

Bravo, Brachino, un ottimo servi(z/g)io. E “belle scuse”!

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  1. gadilu

    Ottima analisi.




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