“… uno è vice presidente del CSM e l’altro è il Presidente del Consiglio…” “Pare che basti, no?”

Guardatevi questo video…

E chiedetevi: è normale che in un paese “avanzato” il presidente della Camera possa affermare cose simili del presidente del Consiglio?

Siamo sempre più la “Repubblica delle banane”…

“È nato con qualche millennio di ritardo, doveva fare l’imperatore romano”: fantastico!

[ La trascrizione qui ]

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  1. gadilu

    Posso dire che questo continuo ping pong tra Fini e Berlusconi non mi appassiona per niente. La domanda centrale è: il dissenso di Fini (legittimo e a mio giudizio da valutare semplicemente come ovvio) ha una possibilità di originare una spaccatura nella maggioranza? La caduta del governo? Una pluralizzazione, almeno prospettica, del partito del capo? A mio avviso no. Diciamo che Fini cerca di mettere un po’ di fieno in cascina sfruttando il suo ruolo di battitore semilibero. Ma veder aprire stasera i telegiornali con le notizie di un fuorionda l’ho trovato una cosa molto triste.

  2. Più che triste: è appunto da repubblica da operetta quale, grazie alla nostra classe politica, siamo.
    Fini, che ultimamente è molto esaltato da una certa sinistra, o chiarisce un po’ di cose relative, ad esempio, ai fatti del G8 di Genova (quando andò in “visita” alle truppe prima dei fattacci: cosa gli disse? e non ha nulla da dire su quel che successe dopo?), o per me resta quello che ha fatto carriera coi fascistelli con Ray-Ban a goccia dietro le spalle che gli facevano il saluto romano.

  3. Gianfranco il Temporeggiatore.
    Fini sa due cose e su queste basa la gestione della sua persona politica:
    1) Una destra al di fuori del controllo di Silvio Berlusconi non può esistere, verrebbe distrutta mediaticamente;
    2) Proviene dal MSI che magari in Italia si configura come un vanto, ma nel resto d’Europa significa che è un neofascista.
    Così, affidandosi a queste due considerazioni, Gianfranco Fini si reinventa. Sono anche disposto a credergli. Me lo posso immaginare lì seduto al parlamento europeo, accanto a un Berlusconi che sta chiamando i parlamentari riuniti “turisti della democrazia”, lo vedete anche voi, che cerca di dissimulare l’imbarazzo giocando con il suo pacchetto di sigarette. In quel momento capisce che per lui non c’è speranza. A meno che non incarni, in Italia, un centro destra di tipo europeo. E’ una battaglia in salita: l’antisemitismo, il culto del duce, la vicinanza agli ultra, personaggi coinvolti in tentativi di golpe, il razzismo… Piano piano Fini si è distanziato da ciò che puzzava di ventennio. Fosse anche solo per calcolo politico non penso che possa tornare indietro, lui è lì, pronto, muore Silvio, et voilà, Gianfranco è (nei suoi piani) il nuovo leader della destra italiana. E’ l’unico che può presentarsi fuori dai confini patrii e francamente Silvio ha ridotto tutti gli altri al ruolo di comparse. Ma finché c’è Silvio Berlusconi la PdL non si spacca, uscirà magari qualcuno se pensa che la destracentrosinistra possa vincere le prossime elezioni, ma altrimenti non ci sono personalità politiche in quello schieramento, personalità televisive sì, politiche no.

  4. Ho già avuto occasione di ribadire che di Fini non mi fido e non mi potrò mai fidare.

    Rimane però rimarchevole il modo in cui ieri ha umiliato Sandro Bondi a Ballarò, in particolare al minuto 6:02 («al mio amico Bondi, con amabilità: io sono presidenzialista convinto da quando Bondi militava nel PCI, non ho cambiato opinione») ed a partire dal minuto 8:18 («Credo che i telespettatori abbiano compreso il senso delle mie dichiarazioni, e anche quelle dell’onorevole Bondi») del filmato allegato.

  5. Ad ogni modo è davvero buffo come il “Popolo della Libertà” vada in realtà professando il peggior centralismo democratico leninista.
    Basti pensare alla fine che han fatto i liberali alla Biondi, Della Valle, Dotti, Urbani, Parenti, Taradash, Della Vedova e Scognamiglio, senza scordare che, per avere la maggioranza in quel partito, è sufficiente UN voto… il SUO.

  6. Guarda caso, Berlusconi va molto d’accordo con ex del socialismo reale: Putin, Lukashenko, di cui gli scorsi giorni ha tessuto un imbarazzante panegirico: “il popolo la ama”.
    Eccome no! Ma tu pensa, uno che dall’Occidente viene visto come “l’ultimo dittatore in Europa”, uno che è andato al potere con elezioni per nulla trasparenti: “il popolo la ama e lo ha dimostrato nelle elezioni”.
    Così, per comodità, cito un paragrafo su Lukashenko da una popolare enciclopedia:

    Le sue relazioni con i Paesi occidentali, specialmente con gli Stati Uniti d’America, sono state e continuano ad essere molto tese. Infatti Lukašenko viene definito dal governo statunitense come “l’ultimo dittatore e tiranno in Europa”, poiché secondo il loro parere egli limita la libertà di parola e di stampa nel proprio paese. Alla Bielorussia è stato addirittura proibito di partecipare al Consiglio d’Europa. E mentre alcuni sondaggi provenienti da agenzie indipendenti di paesi occidentali definiscono che la politica di Lukašenko è molto apprezzata in Bielorussia, gli Osservatori alla Sicurezza (OSCE) hanno considerato che le elezioni in cui egli è stato eletto presidente non sono state libere e corrette.

    [fonte: Wikipedia.it]

  7. Forse Berlusconi ammira Putin e Lukashenko perché riescono a fare quello che lui non riesce: tacitare l’opposizione, anche con la violenza, controllare la stampa, eliminare eventuali voci dissonanti, etc.
    Insomma, secondo me, verso quelli, ci ha un po’ di complesso di inferiorità.

  8. Forse è il contrario, caro GattoMur: Putin e Lukashenko lo ammirano perché riesce a fare in modo pulito quel che a loro riesce solo sporcandosi le mani. Da noi l’opposizione è bravissima a tacitarsi da sé; sul controllare la stampa è meglio sorvolare. In quanto alle voci dissonanti, non serve eliminarle: è sufficiente staccare loro la spina dell’amplificatore.

  9. Minchia, mi batti sempre per lucidità… 😉

  10. @GattoMur

    A proposito di lucidità, quelle “vocine” che sento ogni tanto, specializzate in dietrologia, mi suggeriscono che la numero uno tra i matrimonialisti italiani, piccata per la decisione della signora Marian Bartolami di affidarsi alla Marelli nella causa di divorzio più appetitosa su piazza, potrebbe semplicemente stare cercando d’accattivarsi un potenziale, assai lucroso mandato.
    Non dovesse passare nessuna delle misure salva-unto attualmente allo studio, Ghiducci (la cui sorella Pindemonta assiste il suo più famoso cliente) ed il suo studio rischierebbero infatti di finire a difendere (d’ufficio) mufloni presso il Tribunale della Barbagia.

    Beninteso: qui lo dico, qui lo smentisco.

  11. gadilu

    Sono cose belle. Siamo quasi a Gadda. Quasi. Ma ci siamo.

  12. Illuminante il passaggio «È storia, peraltro, di tutti i giorni, quella di molti mariti che fanno vivere le mogli come regine, viziate, coccolate e protette, per doversi a un certo punto confrontare, insospettatamente, con un mediocre bellimbusto “capace di ascoltarle” ma che non se le porta neppure via.» Chi ricorda le rivelazioni della Santadechè al quotidiano precedentemente diretto da Littorio ha ben chiaro come qui ci sia tanto di strategia pronta all’uso.

    Qui rismentisco, s’intende. Anche perché Dagospia non mi scuce un euro che sia uno, razza di spilorcio.

  13. gadilu

    Eh, Gambero. Anch’io leggendo quel passo mi sono detto: ma tu guarda, ma tu pensa. E poi: ma chi ci guarda? Ma chi ci pensa?

  14. Nulla sfugge al vero dietrologo militante.

  15. Fini: dalla svota di Fiuggi al fuorionda con Trifuoggi.




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