This is Italy

La banalità del marcio. Leggo l’intervista a una delle tante “donne senza qualità” che imperversano nello spettacolo (e quando va bene, entrano pure in politica). Una che Berlusconi raccomanda a Saccà nelle famose telefonate. Una che, come chiunque ottenga un lavoro per una raccomandazione, dovrebbe solo vergognarsi.

E invece cosa afferma questa raccomandata?

Inutile essere ipocriti: tutti siamo dei raccomandati. Chi, avendo l’occasione di essere segnalato, non la prende al volo? Poi, però, non basta, perché se non vali niente alla fine non vai lontano. La telefonata di Berlusconi a Saccà in cui caldeggiò il mio nome per le fiction? Non credo di dovermi giustificare per questo.

Una precisazione: prendo solo lo spunto da questa ragazza; ma il medesimo discorso (“siamo tutti raccomandati”) l’ho sentito tante altre volte, pronunciato da donne e uomini.

Che dire? Prima di tutto, che non è assolutamente vero che “siamo tutti raccomandati”. Questo piace pensarlo e dirlo a chi, appunto, è raccomandato. Ma l’Italia, penso e spero, è piena di persone che non accettano logiche simili.

Questa dichiarazione, comunque, mi sembra un buon ritratto dell’Italia oggi, un paese che non è mai riuscito a liberarsi da logiche familistiche e nepotistiche, che è la degna erede dei Romani antichi giusto per la sopravvivenza dell’istituto della clientela.

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  1. Oltre alla “raccomandazione” (nepotismo e clientelismo) in Italia è endemico il “conflitto di interesse”, dal vertice del Faraone fino ad arrivare ai funzionari locali e ai mezzi di informazione (tanto per sgombrare il campo: questione assolutamente bi-partisan).
    Ecco un bell’esempio di conflitto di interesse e cattiva informazione:
    http://lucamarcon.wordpress.com/2009/12/10/cir-e-novartis-gli-affari-svizzeri-di-carlo-de-benedetti-leditore-del-quotidiano-repubblica/

  2. Paddo

    Gattomur, tocchi un tasto molto delicato ed interessante…
    C’è un sottile distinguo che viene fatto da certe persone, riportato anche nello stralcio dell’intervista che hai postato: pochi i raccomandati, tanti i “segnalati”.
    🙂
    Brutte cose queste, tanto care anche a questa sinistra, che urla contro il sistema, ma che segnala a tutto spiano, tanto quanto gli altri.
    Fatti un giretto alla camera di commercio, fai una ricerca per nome e cognome, usando magari quello dei figli di politici attuali o passati.
    Chissà che non si scopra che i raccomandati a Bolzano non sono proprio solo a destra…

  3. Bene Paddo: trovami pure dove avrei mostrato di credere che “i raccomandati a Bolzano (e in Italia in generale) sono a destra”, per favore.

  4. Quando fa una dichiarazione simile:

    Fatti un giretto alla camera di commercio, fai una ricerca per nome e cognome, usando magari quello dei figli di politici attuali o passati

    una persona con un minimo di coraggio farebbe nomi e cognomi.

  5. Qualcosa mi sfugge: quello delle visure dal registro dei raccomandati è forse un nuovo servizio della Camera di Commercio?

  6. Paddo

    Il coraggio non mi è mancato in passato e non mi manca neppure adesso.
    Alcuni nomi e cognomi li ho belli e pronti, ma non vengo certo a darteli a te; se senti così tanto il senso della giustizia e della correttezza, prova a fare anche tu una ricerca di questo tipo, così saremo in due ad avere in mano nomi e cognomi; poi magari seguirà qualcun altro, e così saremo in tanti, con idee diverse ma con in comune una voglia di spazzare il pattume.
    La camera di commercio, ed il registro delle imprese, sono pubblici, quindi non c’è nulla di scandaloso nelle mie affermazioni: basta andare, chiedere qualche visura e pagare i diritti di segreteria.

  7. Ecco, tipica risposta alla Paddo: lancia il sasso e nasconde la mano.
    Tu hai sollevato un problema, che a te evidentemente interessa molto (non è invece il centro dei miei interessi, direi). Ma invece poi di essere coerente e coraggioso (vorrei capire in che occasione Paddo abbia mai dimostrato di esserlo, come invece qui sopra rivendica: bah!), dice: vatteli a vedere tu sti nomi.
    Bravo Paddo, anche tu, come direbbe il tuo idolo Berlusca, hai le palle…

  8. «La camera di commercio, ed il registro delle imprese, sono pubblici, quindi non c’è nulla di scandaloso nelle mie affermazioni».

    È palese che i nomi di titolari di imprese edi iscritti agli Albi professionali figureranno nelle visure. Quel che non si capisce è il criterio in base al quale costoro sarebbero identificabili quali “raccomandati” (bada che non sto escludendo che ce ne siano). Ce lo puoi spiegare?

  9. Ipotesi sulla prossima risposta di Paddo: i criteri non te li vengo di certo a spiegare a te, cercateli!
    Geniale, no? Mi ricorda il coraggio di un altro che ha il 2008 nel nick: fai (coperto dall’anonimato) grandi proclami e denunce. Appena ti viene chiesto di specificare: eh no, io ho già fatto abbastanza.
    Che tristezza.

  10. Corona “si vergogna a essere italiano”.
    Anch’io, visto che Corona lo è. E vista la classe politica che abbiamo (eletta in libere votazioni democratiche):
    http://www.corriere.it/politica/09_dicembre_10/cosentino-negata-autorizzazione-arresto_b3791478-e585-11de-9093-00144f02aabc.shtml
    Uno schieramento trasversale, sottolinierei. Così, tanto per essere ancor più chiari.

  11. gadilu

    A proposito del “vergognarsi di essere italiani”. La fenomenologia è vasta. Ieri sera, guardando il video di Mazzacurati su Meneghello, mi è particolarmente rimasto impresso il passaggio nel quale il grandissimo veneto parla “bene” dell’Italia (bisognerebbe recuperare il contesto, ma la sostanza è questa). Tenerissimo, Meneghello chiede a Paolini se non gli dispiaccia questo “parlar bene dell’Italia”, se non avrebbe preferito, Paolini, che se ne parlasse male (come fate “voialtri”, ma senza polemica, ovviamente). A me non è sinceramente mai capitato di vergognarmi di essere italiano, anche se certamente ci sono mille motivi per non menare vanto di questa provenienza. E da Corona a Berlusconi sono tantissimi gli italiani con i quali davvero non mi sembra di aver nulla a che spartire. Ma bastano due frasi di Meneghello, dette col suo sorriso, per rasserenarmi e per riuscire a indossare questa “pelle nazionale” senza troppo fastidio.

  12. Allora chiarisco: io amo l’Italia, la sua cultura (di quella letteraria ho fatto il mio studio principale), alcune tradizioni, la sua storia, etc.
    Ma ho orrore dell’Italia odierna, della sua sub-cultura televisiva, dei sui mezzi di informazione, della sua classe politica. Che è, appunto, votata dalla maggioranza degli italiani.

  13. gadilu

    Meneghello, sempre dal documento di ieri: il nostro partito, il PdA, era forse l’unico esempio al mondo di un partito votato in pratica dai soli iscritti. Non ci davano il mondo neppure le nostre fidanzate…

    Ma non mi pare il caso di riproporti quello spezzone di “Caro Diario” nel quale Moretti afferma di trovarsi bene con una “minoranza…”. No?

  14. gadilu

    Strano refuso. Non ci davano il “mondo”… non ci davano il voto.

  15. Non so, mi sembra un po’ “consolatorio” il pensiero di essere minoranza. A me poi interessa poco esserlo: io vorrei vivere in un paese con una cultura popolare un po’ meno degradata, mezzi di informazione un po’ più di qualità e una classe politica un po’ meno indecente. E in un paese così mi piacerebbe anche essere poi in minoranza per determinate idee politiche.




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