(Ec)Citazioni

Insomma, si sarà capito: a me, le citazioni mi eccitano!

Ma ora son qui, disperato, a chiedere aiuto a chiunque me lo possa fornire. E, giuro, sarò generoso (vini, pranzi, buone parole) con chi mi potrà aiutare. Io proprio non mi ci raccapezzo. Sono anni che mi pongo questo quesito, e mai ne sono venuto a capo: e ieri, purtroppo, mi è tornato il tarlo. Approfitto del Web2.0 e del fatto di avere (pochi) ma sicuramente coltissimi lettori (Gambero, Gadilu, Enzopenzo: help!), che forse potranno aiutarmi…

Questo il problema, in soldoni:

A tutti i miei pochissimi ma coltissimi lettori sarà noto che il primo (o secondo, se consideriamo il tostissimo Asce di guerra) romanzo di Luther Blissett (sopra in un ritratto realistico), ora Wu Ming (li trovate qui), che si intitola Q (Copyright [o Copyleft?] 2000, Einaudi), termina con queste parole:

Ci spetta il tepore dei bagni. Possano i giorni trascorrere senza meta.

Non si prosegua l’azione secondo un piano.

Bello, bello, clap clap. Mi piace tantissimo il romanzo, ma ancor più questa conclusione.

Il problema è nato quando lessi, qualche anno fa, e comunque dopo questo, Rumore bianco (White Noise, Copyright 1984: ma io ovviamente l’ho letto in italiano, non sono mica uno dei magnifici tre citati sopra: traduzione di Mario Biondi, Copyright 1999, Einaudi) di Don De Lillo.

Perché, alla fine del capitolo 19 (in tutto sono 40) si legge:

Possano i giorni essere senza meta. Le stagioni scorrano. Non si prosegua l’azione secondo un piano.

Ecco!

Insomma, l’ipotesi più semplice sarebbe questa: i Luther Blissett citano da Don De Lillo. D’accordo, ma non mi soddisfa: perché proprio quel libro? E cosa avrebbe a che fare con la conclusione della vicenda di Q?

L’ipotesi inversa è da scartare per altri motivi, non ultimo quello cronologico.

Io ho sempre avuto questa sensazione, mai però suffragata: che sotto entrambi i passi stia una fonte unica; che, insomma, quello sia un “motto”, un “aforisma” di un autore precedente e molto noto (ma quale, perdìo?), dal quale attingano sia Don De Lillo che i 4 Luther Blissett.

Ecco il problema: qualcuno sa aiutarmi a dipanare la matassa?

Ovviamente risolutivo sarebbe l’intervento, chessò, di Roberto Bui (ovvero WM1), che nomino volutamente: magari ha uno di quei servizi che dicono se qualcuno in rete ti nomina. Lui viene qui, legge il mio tarlo e si dice: va’ che levo sto dubbio a Gianlupus, e ci si saluta un po’, in onore dei vecchi tempi.

Ah, a proposito: è appena uscito Altai, che se ho capito bene è la “continuazione” di Q: qualcuno sa già dare un parere? Io, intanto, spronato dal giudizio del quotidiano Libero (un vero e proprio ossimoro in atto), sono già preso dall’irresisitibile voglia di leggerlo. “Una boiata, proprio come Q“.

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  1. Noooo, anni e anni a arrovellarmi, e non mi è mai venuto in mente di fare questa ricerca semplice semplice: ma sarò scemo? E insomma, è proprio un WM a risolvere il mio tarlo. Cito dall’intervista del primo link da te segnalato:

    …e c’è una frase dello scrittore americano Don DeLillo (l’ultimissima dell’epilogo, un vero e proprio aforisma, è prelevata di peso da Rumore bianco).

    Insomma, era valida la mia prima ipotesi: semplicemente citano da Don De Lillo e stop. Peccato, speravo in qualcosa di diverso.
    Eppure l’ipotesi che pure il romanziere americano stia citando da qualcun altro mi accarezza ancora la mente…
    Mr. Wolf (che bell’avatar casualmente natalizio), che dire: GRAZIE! Ora devo solo scoprire a chi sono debitore di una buona bottiglia.

  2. Caro Mr. Wolf, dai dati in mio possesso non posso proprio capire chi sei e se ti conosco. Se hai voglia, fammi capire un po’ meglio se posso conoscerti e come posso sdebitarmi. Grazie.

  3. Giungo fuori tempo massimo, in questa sfida per solutori più che abili.
    Intervengo solo, pur ringraziando, per rigettare il “coltissimo”, da destinarsi a qualcuno più meritevole. Non sono infatti che un misero dilettante, col solo privilegio di non occupare posizioni in cui poter far danno. Come un Bondi alla Cultura o un Bertinotti alla guida di un partito comunista.

  4. Io sono, invece, un pessimo internauta, e Mr. Wolf me lo ha fatto notare con gran smacco per me.
    Però, per intanto, mi ha solo confermato l’ipotesi prima che avevo fatto. Ma, non so perché, stante che la fonte di Luther Blissett, per loro stessa ammissione, sia Don De Lillo, ho ancora la sensazione che anche Don De Lillo stia citando qualcun altro.
    Forse è solo una ipotesi, per di più peregrina e senza fondamento: ma ho questa sensazione

  5. Non credo affatto che tu sia un pessimo internauta, anzi il contrario.
    Credo solo che a volte ti faccia prendere un pochino dalla pigrizia.

  6. No Paddo, non è pigrizia: è un limite che non riesco a superare. Una sorta di tendenza a complicarmi le cose, e non trovare la soluzione più semplice. L’ho già sperimentata altre volte, e mi riconosco proprio limitato.
    Mr. Wolf cosa ha fatto: è andato sul sito di WuMing che io stesso avevo indicato e, inserendo il nome dell’autore americano che io stesso avevo indicato, ha trovato la soluzione in un batter d’occhio. Mentre io continuavo ad arrovelarrmi, e non mi è mai passato per la mente di tentare una soluzione simile.
    Non sarò un pessimo internauta (non vedo su cosa tu basi il fatto che io sia il contrario), ma sono sicuramente molto limitato.

  7. Su cosa mi basi io nel dire che NON sei un pessimo internauta?
    Beh, cominciamo con questo blog: io non ho ancora capito tanto come si imposta la grafica nei testi ( caratteri diversi, colori diversi ecc. ecc.).
    Ieri sera, o questa notte, è stato pubblicato un nuovo post sul mio blog, per la cui realizzazione sono ricorso alla disponibilità di un amico, perchè io non ci venivo proprio fuori…
    Poi, quando vuoi, riesci a trovare notizie ed inserisci link interessanti per l’argomento che tratti, non che io condivida tante cose di quelle che dici, però il materiale che ti intyeressa lo trovi e lo posti bene.
    Quindi, senza offesa, è solo un pochino di pigrizia, come lo è forse per me, che non ho troppa voglia di mettermi lì, davanti al pc, ad ingrossare la bile per il fatto che vorrei, ci provo, ma non ci riesco.

  8. No, Paddo, non dire così: la gestione di un blog con WordPress è molto semplice, veramente basta un po’ di pazienza. Devi solo metterti lì, con un po’ di tempo (neanche molto) e un po’ di volontà: e vedrai che riuscirai a ottenere quello che vuoi.
    In effetti la grafica del tuo blog non è proprio bellissima (scusa, non lo dico con intenti offensivi): mettiti lì un po’, cercati un altro template un po’ più carino (e leggibile, l’importante è che sia leggibile: e il tuo lo è poco). Poi, quando pubblichi un post, fa’ magari una scelta migliore delle immagini; formatta meglio i testi, etc.
    Ci vuole pochissimo, io al blog ci dedico pochissimo tempo (e si vede, i post non sono di qualità eccelsa, sono scritti un po’ “con la mano sinistra”), ma nel poco tempo che ci passo mi pongo sempre il problema della leggibilità (anche se, e questo lo so per certo, non ho tantissimi lettori, e nemmeno molti commentatori) e dell’equilibrio tra immagine e testo (un esempio banale: usa qul tasto che taglia il testo a un certo punto, così avrai in ogni post una, si spera bella, immagine, seguita da 3-5 righe di testo e un link che dice “leggi tutto” che ti apre poi tutto l’articolo).
    Prendo ad esempio (e ripeto che non voglio essere offensivo) uno dei tuoi post più brutti: La forca. Ecco, ha un sacco di difetti, sia estetici che di contenuto. La tua idea (per me molto criticabile) si capisce, ma la realizzazione è un po’ fiacca. La pensi così? Vabbè, scrivi un testo un po’ più organico, esprimiti meglio, poniti il problema di un ipotetico lettore (fosse anche solo uno), come convincerlo, come farlo incazzare, etc.
    Insomma, scusa se ti ho fatto la lezioncina, non era mia intenzione. Sono partito da quello che dicevi tu, e ti assicuro che, per arrivare al livello di GattoMur, ci vuole veramente poco.
    Ci sono poi blog che testimoniano un impegno maggiore dell’autore, nella scrittura o nella ricerca di argomenti importanti (non faccio esempi, per non offendere nessuno): sono i blog “veri”, il mio o il tuo sono un po’ degli spazi privati. Ecco, io non mi do per obiettivo di avere un blog simile, che richiede cos’ tanto impegno e che è molto letto. Ma me lo tengo un po’ come un angoletto mio, da curare un po’. Tutto qui.
    E, ripeto, ci vuole poco.

  9. Grazie dei consigli, che sul serio non ho preso come critica.
    Dai, magari un giorno riusciremo a scornarci in maniera più civile, come queste battute scambiate qui.;-)

    “Ci sono poi blog che testimoniano un impegno maggiore dell’autore, nella scrittura o nella ricerca di argomenti importanti (non faccio esempi, per non offendere nessuno)”
    Guarda, se citi la signora del salottino, non credo proprio che si offenda…

  10. Paddo Paddo, stai scherzando, vero? Hai citato forse uno dei peggiori blog che conosca (che purtroppo non riesco a non leggere regolarmente), da tantissimi punti di vista.

  11. Mi rendo conto che alcune strutture della sintassi della nostra lingua sono un po’ complesse. Quindi, ad uso e consumo di uno dei personaggi virtuali più stupidi che mi sia capitato di incontrare, mi trovo costretto a ribadire che la frase, scritta nel mio commento precedente,

    “che purtroppo non riesco a non leggere regolarmente”

    riferito allo stesso blog nel quale leggo una allusione a quelle parole, vuol dire:

    “che purtroppo leggo regolarmente”

    “Leggo”, no “non leggo”, è più chiaro?
    La qualità di un blog è fatta anche dalla qualità dei suoi commentatori, oltre che dalla qualità dei post pubblicati: e, devo dire, un blog che si limita a pubblicare insulsi comunicati stampa (prima di un politico di una corrente, poi di altri politici di un’altra) e che, come commentatore più assiduo, ha un cretino che riempie la rete di infamie: beh, non può che essere un blog-di-merda.
    Un punto di riferimento per conoscere meglio le tendenze più infime dell’animo umano…

  12. Ma “Q” ti è piaciuto così tanto?
    Dei Wu Ming ho letto Q, 54 e Manituana, ma soffrono, ai miei occhi, tutti della stessa pecca: sembrano scritti dai sceneggiatori dei film storici americani, con l’esclusione del discorso diretto, quello ha lo stesso autore dei dialoghi degli sceneggiati di Raiuno. Le storie, le trame sono belle e appassionanti ma la scrittura non riesco a farmela piacere. Discorso a parte meritano gli sbagli storici, quello più grossolano in Q è il continuo stappare di bottiglie di vino rosso toscano: non esistevano ancora i turaccioli (bisogna aspettare, se non ricordo male, il 18° secolo).

  13. Certo che sei un fetente: vai a cercare il pelo nell’uovo.
    Allora, tutto sta a vedere la prospettiva dalla quale ci poniamo: è chiaro che se mi chiedi di confrontare Wu Ming con Carlo Emilio Gadda, non c’è storia.
    La “bravura” dei Luther Blissett, poi Wu Ming (ma Q e il precedente Asce di guerra li trovo ancora il meglio del gruppo), è stata quella di proporre, in Italia, una narrativa “à la” Ellroy, tanto per intenderci.
    Quello che tu denunci come difetto è la cifra stilistica di un tipo di narrativa che ha in Ellroy uno dei rappresentanti migliori. Una letteratura anche “di consumo”, perché no, senza eccessive ambizioni stilistiche (insomma, la lingua non è tra le preoccupazioni maggiori, la trama assume l’importanza maggiore), che però prende come spunto dalla storia e dalla cronaca (senza eccessivo timor reverenziale e rispetto della filologia, come tu fai notare).
    Don De Lillo, a cui pure si richiamano, ha già una statura letteraria maggiore, mi sembra.
    Insomma, può non piacere o piacere. A me Q è piaciuto (mi piacciono soprattutto i tempi e i luoghi in cui è ambientato): l’ho letto in spiaggia, la trama mi ha avvinto, etc.
    È chiaro, ripeto, che siamo a un livello di letteratura “media”, comunque di buona fattura “artigianale” (insomma, non siamo ai vertici, che normalmente frequentiamo): ma, secondo me, ci vuole anche questo.
    Consiglio la lettura del “manifesto” dei Wu Ming “New Italian Epic”, dove chiariscono alcune cose. Lo si può anche scaricare dalla rete.

  14. Cosa vuoi che ti dica? Storico io, storici alcuni di loro, certe cose non le perdoni. Un romanzo storico dipende dalla verosimiglianza, errori, anche se solo di dettagli, pesano sul (mio) giudizio. Se uno legge la Yourcenar non ne trova, ma ammetto che le sue trame non sono avvincenti. Io ti inviterei di provare con Littell. Il suo “Le benevole” è avvincente ma è inoltre scritto in maniera disturbante. Lì vedi la cura nel dettaglio ma allo stesso tempo hai il Romanzo (erre maiuscola, mica balle). Non so, prima di risfogliare un libro dei Wu Ming penso che leggerò Dan Brown. Ma è più probabile che non leggerò nessuno dei due. Perché dovrei accontentarmi della letteratura “media”?

  15. Caro Enzopenzo, non puoi pretendere che WuMing raggiunga il livello letterario di Yourcenar, né puoi abbassarlo a quello “culinario” (nel senso che si tratta di operazione di puro consumo) di Dan Brown.
    Perché accontentarsi di leggere letteratura “media” quando c’è quella altissima da leggere? Perché non sempre si ha voglia di mangiare filetto con contorno di lenticchie di castelluccio, ogni tanto un bel wurstel, di quelli un po’ “falsi”, con contorno di patatine fritte ci sta tutto.
    Penso a Gramsci: in carcere (dove lo aveva messo quel regime che il nostro attuale premier disse essere “all’acqua di rose” perché mandava i dissidenti in vacanza in isole bellissime) poteva leggere i libri della biblioteca. E che libri c’erano? Quelli “di consumo”, sui quali poi ha svolto delle indagini straordinarie. E c’erano quelli perché erano quelli che erano letti (e che oggi non ci sogneremo mai di leggere). E dalla loro lettura Gramsci a tratto idee profondissime, che meglio ci fanno capire certi meccanismi del mercato culturale.
    Insomma, non mi sembra giusto rifiutare di approcciare quello che, proprio perché non è, chessò, Beckett, è letto dai più. Certo continuerò a trovare Beckett straordinario: e ancor di più dopo che avrò letto anche Dan Brown (di cui ho letto il libro che ebbe molto successo, e visto che è molto prevedibile, non ne leggerò altri).
    Ma Luther Blissett e Wu Ming sono, mi sembra, su un gradino almeno un po’ superiore a Dan Brown.
    Concludo con questo pensiero: se potessi (se avessi il tempo, sostanzialmente) andrei al cinema a vedere TUTTI i film (compresi quelli di Natale dei Vanzina). Così sarebbe giusto fare. E non per questo sminuirei Kubrik. Ora mi limito ad andare poche volte al cinema (soprattutto per cause di forza maggiore), guardando solo i film di cui ho letto buone recensioni e sono arcisicuro che abbiano un certo valore.
    Ed è, per me, un limite.

  16. Il mio non è un sottovalutare la letteratura di consumo, io sono un appassionato di Simenon, ad esempio. Ma in Simenon c’è la Scrittura, le descrizioni dipingono i luoghi, gli odori, la mentalità spesso misera dei personaggi. Nei Wu Ming mi trovo queste storie avvincenti che però non escono per i limiti della scrittura. Il fatto che Gramsci fosse “costretto” a leggere certa letteratura non deve mica spingere noi, novelli emuli, a sorbirci i film dei Vanzina. Che poi film che sono delle sciocchezzuole possono comunque essere fatti bene, vedi Kung Fu Panda, e divertire e lasciare ammirati. Il problema dei Wu Ming è un fatto di artigianato.

  17. GattoMur

    Dunque, ti do ragione su una cosa: grosso modo potremmo suddividere gli autori e le opere tra autori e opere nelle quali la lingua e “opaca” (uso la erminologia dei Formalisti) e quelle in cui è “trasparente”. Grosso modo le prime sono quelle con ambizioni letterarie “alte”, le seconde sono “di consumo” (ripeto, sto semplificando).
    A mio parere, come nella gastronomia o nell’erotìa, il più delle volte è massima aspirazione puntare al filetto o alla “bellezza” in senso profondo, talvolta fa anche bene mangiarsi un panino alla mortadella e puntare una bonazza.
    Mi sembra che su questo concordiamo: tutto sta a vedere dove comincia la bellezza o quali sono i confini della “bonazzitudine”.




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