L’attentato a Togliatti

Togliatti non è un mio ideale di uomo politico: il suo contrasto con Antonio Gramsci, che proponeva una versione assolutamente non ortodossa del marxismo, e che per questo pagò, oltre che con la prigione comminatagli da Mussolini, anche con la diffidenza dei vertici del suo partito e soprattutto del Comitato Centrale dell’URSS (le sue lettere alla moglie, per fare un esempio, passavano una doppia censura: quella fascista e quella stalinista), me lo rende per sempre inviso.

Ma Togliatti, al di là degli aspetti molto criticabili, aveva una statura politica indiscutibile (come, d’altronde, soprattutto facendo confronti con l’oggi, ce l’avevano molti politici della cosiddetta “Prima Repubblica”).

Per comodità cito il paragrafo di Wilipedia sull’attentato a Togliatti (fonte qui, mie le evidenziature con neretto):

Alle 11.30 del 14 luglio 1948 Palmiro Togliatti viene colpito da tre colpi di pistola sparati a distanza ravvicinata mentre esce da Montecitorio in compagnia di Nilde Iotti.

L’autore dell’attentato a Togliatti è Antonio Pallante, un giovane iscritto al blocco liberale qualunquista, spaventato dagli effetti che la presunta politica filo-sovietica del “Migliore” avrebbe potuto avere sul Paese. I proiettili sparati da una pistola calibro 38 colpiscono il leader del PCI alla nuca e alla schiena, mentre una terza pallottola sfiora la testa dello statista. Ricoverato d’urgenza, Togliatti viene operato dal chirurgo Pietro Valdoni.

Poche ore dopo il ferimento si verificano infatti incidenti a Roma, La Spezia, Abbadia San Salvatore (SI) e morti a Napoli, Genova, Livorno e Taranto nel corso di violentissime manifestazioni di protesta. Gli operai della FIAT di Torino sequestrano nel suo ufficio l’amministratore delegato Vittorio Valletta. Buona parte dei telefoni pubblici non funzionano e si blocca la circolazione ferroviaria. Il democristiano Mario Scelba, ministro degli interni, impartisce disposizioni ai prefetti per vietare ogni forma di manifestazione, e l’intero paese sembra sull’orlo della guerra civile. Gli accordi di Yalta e la presenza di truppe americane sul territorio italiano sconsigliavano un’insurrezione armata, che non avrebbe avuto alcuna speranza di riuscire.

Nelle ore in cui si attende l’esito dell’intervento chirurgico si diffusero le più diverse voci sullo stato di salute di Togliatti: circola addirittura la notizia della morte del segretario comunista. Il clima politico del paese era caldissimo: soltanto due mesi prima, il 18 aprile 1948, le prime elezioni della storia della repubblica avevano sancito la vittoria della Democrazia Cristiana sul fronte delle sinistre (Partito Comunista e Partito Socialista).

L’operazione a Togliatti andò a buon fine e fu proprio il dirigente del Partito Comunista Italiano a imporre ai membri più importanti della direzione del PCI, Secchia e Longo, di sedare gli animi e fermare la rivolta. L’insurrezione di massa delle organizzazioni militanti comuniste si arresta davanti all’ordine di Togliatti. A detta di molti si ritiene che abbia contribuito a moderare gli animi anche l’inaspettata vittoria di Gino Bartali al Tour de France.

Durante le proteste la polizia di Scelba uccide una ventina di manifestanti e fa decine di feriti. Nei giorni successivi all’attentato il Paese ritorna alla normalità, grazie alla precisa volontà dei vertici comunisti che si adoperano per recuperare il controllo della base e prevenire nuovi scontri.

E cito da un altro sito la dichiarazione ufficiale di Togliatti dopo l’operazione andata a buon fine (fonte qui):

“Desidero prima di tutto rivolgere un ringraziamento ed esprimere la mia riconoscenza al prof. Valdoni che mi ha operato ed al prof. Frugoni che mi ha assistito come clinico. Io so che senza l’assistenza di questi due grandi scienziati italiani forse non avrei salvato la mia vita. E insieme con loro io ringrazio tutti i medici e assistenti, le infermiere e gli infermieri di questa clinica, e tutti coloro che dall’Italia e da fuori d’Italia mi hanno mandato l’espressione del loro affetto, i loro saluti, i loro auguri. Le mie forze non sono ancora molto grandi. Però sono fuori pericolo e assicuro tutti i compagni che a suo tempo saprò essere di nuovo al mio posto di lavoro”. (Dichiarazioni di Palmiro Togliatti per il documentario della Settimana Incom).

Confrontiamo il tutto con alcune scomposte reazioni all’esecrabile aggressione contro Berlusconi, e vediamo le differenze di statura emergere.

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