Finalmente una buona notizia

In una repubblica nella quale il Parlamento è ormai stato privato della sua funzione (l’antico sogno mussoliniano: “Trasformerò quest’aula in un bivacco per i miei manipoli”), grazie al ricorso ingiustificato alla “fiducia” (il già di per sé insopportabile Elio Vito ripete settimanalmente la sua formula: «Pongo la questione di fiducia sull’approvazione dell’articolo …»; ormai potrebbero sostituirlo con un messaggio registrato), una buona notizia arriva: il Consiglio di Stato ha fermato la riforma delle scuole secondarie di secondo grado (leggi qui).

Sia chiaro, non sono, come molti accusano la classe docente di essere, un “immobilista”, non penso che le nostre scuole vadano bene così come sono, né che non abbiano bisogno di una riforma: anzi. Ma che sia una vera “riforma”, non un “riordino” (come è più giusto definire quella del ministro dell’istruzione più incompetente della storia repubblicana), dettata dall’alto dal ministro del tesoro e priva di qualsiasi motivazione o miglioria pedagogica o didattica (tranne le false motivazioni che poi vengono messe a mascherare la realtà).

Bene. Adesso, perché la notizia sia buona fino in fondo, occorre che anche la provincia di Trento (guidata da una coalizione che si definisce “di centro-sinistra) butti al macero la riforma Dalmaso, che è addirittura peggiorativa (al peggio non c’è mai fine) rispetto a quella Gelmini.

Speriamo!

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  1. Per chi fosse interessato, il dossier di Legambiente sui tagli alla scuola pubblica:
    https://gattomur.wordpress.com/files/2009/12/legambscuolatagli09.pdf

  2. Superciuk

    La colpa e’ stata anche quella degli insegnanti che non hanno mai detto che volevano essere pagati e considerati come altri lavoratori soggiacendo alle stranezze dei sindacati che poco ci hanno sostenuto . Sarei per lo sciopero ad oltranza caro collega

  3. I sindacati mi sembrano, purtroppo, ormai ininfluenti. La partita si gioca su livelli diversi, principlamente quelli economico e politico. E della scuola di qualità, al di là dei proclami vuoti, non gli importa nulla a nessuno. Forse nemmeno ai sindacati. E, per timori strani, spesso anche ai docenti.




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