Where is my mind?

Due giorni fa mi è successo un episodio un po’ spiacevole; e anche inquietante, una sorta di “campanello d’allarme”…

Il sottotitolo di questo blog invita a “non dimenticare” (in napoletano perché citazione dagli Almamegretta): ci sono fatti, frasi, personaggi che rischiamo di dimenticare, fissiamoli in qualche modo.

Devo premettere che faccio un uso piuttosto intenso della memoria: per il lavoro, in poche settimane riesco a ricordare i nomi e cognomi anche di un centinaio di alunni, e quando vengono la seconda volta i loro genitori a udienza riesco quasi sempre a riconoscerli senza che mi dicano il nome; conosco (o conoscevo? boh) a memoria un cospicuo numero di poesie in diverse lingue; la mia ottima memoria per autori e titoli di libri mi ha sempre soccorso, permettendomi di spacciarmi per uno molto più colto di quanto in realtà non sia; le mie password (ad esempio quella er entrare nella gestione del blog) sono sequenze complicatissime di numeri, lettere e caratteri alfanumerici senza alcuna connessione logica; e così via.

Ecco, sabato mi è successa una cosa strana. Verso mezzogiorno, dopo il lavoro, sono andato al supermercato a fare la spesa. E, come sempre, ho pagato con il bancomat, digitando senza titubanza il PIN. In passato non ho mai avuto problemi su questa operazione. Insomma, tutto regolare.

Tre ore dopo, visto che volevo andare a tagliarmi i capelli e avevo bisogno di denaro contante (e, aggiungo, da una settimana giravo con il portafogli completamente vuoto: quando posso pago sempre con il bancomat), sono andato allo sportello della mia banca e… vuoto totale! Preso dal panico, ho riflettuto un momento: ma niente da fare.

Fortunatamente sono riuscito a farmi prestare una ventina di euri e tagliarmi i capelli lo stesso. In serata ho riprovato con il PIN, ma nulla da fare. Ci ho anche provato il giorno dopo (la notte, dicono, porta consiglio), ma niente da fare; anzi, visto che ho fatto troppi tentativi, la carta mi è stata bloccata.

Mia madre, al telefono, mi ha rassicurato: anni fa, quando mi avevano dato il bancomat, le avevo, a suo dire, affidato il foglietto con il PIN, nel caso me lo fossi dimenticato. Inutile dire che non mi ricordavo assolutamente di aver mai messo in atto questo saggio espediente…

E insomma: la questione la risolverò in qualche modo, già domani la mia carta dovrebbe essere sbloccata e proverò il PIN comunicatomi al telefono (che, e lo dico per aumentare la preoccupazione, non riesco in nessun modo a riconoscere come quello giusto: quella sequenza di 5 numeri, che da anni, probabilmente, digito svariate volte in settimana, non mi dice assolutamente nulla).

Ma un po’ comincio anche a preoccuparmi: cosa è successo alla mia mente nelle tre ore intercorse tra il pagamento al supermercato e il primo tentativo di ritirare del contante? E per quale ragione non mi torna in nessun modo la memoria, nemmeno di fronte ai 5 numeri che dovrebbero costituire il codice da me digitato per anni? Sono malato? Il mio cervello sta andando in malora?

E soprattutto: dov’è la mia mente?

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  1. Mi par di aver letto (magari ricordassi dove) che alcuni semplici esercizi, ripetuti con costanza, dovrebbero aiutare a ricordare meglio. Come ripetere i nomi dei sette nani: Dotto, Brontolo, Pisolo, Mammolo, Eolo, Cucciolo e… oppure sforzarsi di dare i giusti nomi alle cose, come quell’arnese che serve a tirare su la minestra? Su, dai, il… Oh cazzo.

  2. C’è, ne “La versione di Barney”, una scena simile: ed è proprio questo che m’inquieta, visto il problema della mente di Barney…
    No, seriamente, Gambero: devo preoccuparmi secondo te?

  3. Talete

    Dov’è la mente?
    In tanti se lo sono chiesti spessissime volte!

  4. Senti, Talete, co’ ‘sto nome ‘na rispostina potresti pure tentarla. Così, tanto per avere qualche piccola certezza nella vita.
    E insomma, Talete: ‘n do’ è?

  5. Caro Gatto, difficile da credere, ma giovedì scorso mi è successo la stessa identica cosa, solo che io volevo ricaricare il telefono da passeggio e non riuscivo. Poi ho provato in banca, tante volte che mi hanno bloccato la carta. Ora devo farne una nuova (non ho una mamma lungimirante come la tua). Magari non siamo noi che diventiamo senili, ma è un complotto! Sai, questo clima d’odio…

  6. gadilu

    Mancanza di ferro.

  7. Che ci vuoi fare? Sono anni che mi preoccupo, di fronte al proliferare di segnali scoraggianti. Anche se ho in qualche modo accettato l’idea di stare scontando, in termini di neuroni attivi, la spensieratezza della mia ormai lontana gioventù. Di cui non posso che avere grande nostalgia, specie confrontandola al mio tristo odierno vissuto, fatto di bieca collusione al potere.

  8. Ma non viene da ridere a nessuno se dico telefono da passeggio? *sob* Comunque ragazzi, qualche volta penso sia meglio non ricordare, per poter godere di più del momento.
    @gambero, su su, che potresti offrirti come nonno vigile per tirarti su di morale. 😉

  9. GattoMur

    Telefono da passeggio è una bella espressione, per nulla risibile: anzi, originale. L’oblio è il segreto della felicità, lo dice anche Nietzsche, ecché!
    Hai cambiato look?

  10. incredula

    il mio computer stabile è molto eigenwillig e caparbio e fa l’avatar un po’ come piace a lui. L’espressione “telefono da passeggio” l’ho rubata dal film “Il concerto” ed anche se suona bene, a me ha fatto sorridere molto.
    Ps.: Ho preso la carta bancomat nuova oggi, chi mi tiene il pin?

  11. L’espressione “telefono da passeggio” è graziosissima, e credo proprio che la ruberò anch’io. Mi assumo volentieri l’onere di tenerti il pin, a patto che tu, di tanto in tanto, mi affidi anche la relativa carta. Per controllarne la correttezza, ovviamente.

  12. incredula

    Va bene, gamberone mio, ti nomino tesoriere personale. E mi fido ciecamente.




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