La profezia di Nanni

Nel 2002 Nanni Moretti disse, in Piazza Navona, cose quasi scontate. Ma che nessuno ha, evidentemente, mai ascoltato.

La cosa che mi fa più ridere, all’inizio di questa nuova, ennesima giornata che ha visto il trionfo innegabile di Berlusconi e dei suoi alleati, è il tentativo di quella stessa “burokratia” attaccata da Moretti di affermare comunque di avere vinto. Perché? Perché comunque c’è stato il 7 a 6 (si partiva, lo ricordo, dall’11 a 2)? Non c’è stato il sorpasso? Perché Lazio e Piemonte sono state perse per pochi voti? Perché “è cambiata la tendenza” e “siamo andati meglio che alle europee” (giuro, lo dice Bersani, qui)? Perché la Lega ha “battuto” il PdL, che ora è suo “ostaggio”?

Quanto aveva ragione Nanni. E intanto la cosiddetta sinistra continua a candidare i Loiero e i De Luca (e buon per lei che le primarie in Puglia hanno indicato Vendola…). E a dichiararsi vincitrice quando ormai dovrebbe riconoscere la disfatta totale.

Complimenti, allora, per questa ennesima vittoria, signori del centro-sinistra. Davvero: complimenti!

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  1. Tanto per fare un nome, in Umbria una che fino a ieri è stata nel PD a dettare leggi morali e a lanciare aut-aut e anatemi (Paola Binetti) ha ricevuto 23.000 vti, pari al 5%. Ecco, una così non è stata cacciata a calci in culo immediatamente dopo qualche uscita stupida; no, le si è data la possibilità di sbattere sdegnosamente la porta e dire “Me ne vado!”.
    Dei geni, insomma.

  2. Quos vult Iupiter perdere, dementat prius.

    Avverto poi la tentazione di dare la colpa a Grillo, almeno per quanto riguarda il Piemonte. Con una sinistra appena appena decente, il suo movimento non avrebbe ragione d’esistere, e Grillo (con Luttazzi) sarebbe ancora in TV – con sua e nostra soddisfazione – a fare “Te lo do io… il Bhutan”.

  3. Aggiungo: semplicemente indecente questa pretesa che i voti non di destra, in qualche maniera, “appartengano” al PD ed alle alleanze locali che esso va stringendo. Vanno invece guadagnati, e va accettato che possano andare altrove. Un valsusino che non vuole la TAV, posto di fronte alla scelta tra Bresso pro-TAV e Cota pro-TAV, che minchia doveva votare, scartato l’accanimento terapeutico del voto dato – che so – al fantasma di Rifondazione? Fanno di tutto per scoraggiarti, per poi prendersela con te se non li voti. Vaffanculo, e che dio li fulmini. Tutti.

    Scusa sfogo (e spam).

  4. No no, sei stato anche moderato rispetto a quello che direi io.
    Davvero non ho parole per descrivere l’arroganza di chi, come Bersani, dopo una sconfitta così sonora, senza appelli, cerca ancora giustificazioni o aspetti positivi, e parla, parla, parla. Lui e tutta la cosiddetta classe dirigente della cosiddette sinistra dovrebbero solo tacere, stare zitti e, finalmente, ANDARSENE. TUTTI.
    E invece è da quesi vent’anni che le stesse persone continuano a perdere e non se ne vanno, MAI! E non prendono misure adeguate. E non provano almeno un po’ di vergogna, quella sana, quella che ti fa riconoscere la sconfitta e addebitarti le colpe.
    Fanno davvero pena; ma di più, fanno rabbia. La loro esistenza politica è assicurata, comunque.
    Non so quanto siano patetici e quanto, a questo punto, conniventi.
    Per la cosiddetta sinistra provo, ormai da anni, solo disprezzo. Non sono nemmeno degni di essere menzionati.

  5. Mettiamole in fila, le dichiarazioni di Bersani nell’articolo linkato dal Gambero. E chiediamoci: ma questo è scemo o ci fa?

    «Al Nord, e soprattutto in Piemonte – spiega il leader democratico – hanno tolto voti un po’ a noi, un po’ a Di Pietro. Non a caso in Toscana, dove Grillo non c’era, Di Pietro è andato molto bene»

    Qualcuno faccia notare a Bersani che la Toscana è una storica roccaforte, e l’affermazione finale che lì il PD è andato bene perché non c’era Grillo è una coglionata che poteva risparmiarsi.

    «Il voto alla Lega è un voto contro Berlusconi»

    Ecco, ci manca solo che dica che il voto alla Lega è un voto di sinistra e ci sono tutti gli elementi per farlo internare.

    «Mi sento tranquillo, il lavoro è lungo»

    Ma che cazzo ci avrà da stare tranquillo. Ma che lavoro e lavoro. Ma taci e dimettiti, coglione!

    «Ho dormito da Dio»

    Sì, sono anni che dormi (e dormite).

    Bersani, o sei stupido o sei connivente: in fondo a te, personalmente, le cose non vanno tanto male. Ma se avessi un po’ di dignità, Bersani, taceresti e ti dimetteresti. Tu e tutta la classe dirigente del tuo finto partito.

  6. E rileggendo o riguardando le dichiarazioni di Bersani prima del voto (Berlusconi è nervoso, è cambiata l’aria, etc.), non si può che concludere che è davvero scemo.

  7. Beccati questa:

    Agazio Loiero, governatore uscente della Calabria, non ha mezze misure è commenta cosi i primi dati elettorali: «È una sconfitta che non si presta ad interpretazioni. Ma non riesco a rinvenirne le cause. Abbiamo avuto conflitti interni incredibili e siamo partiti in ritardo, ma non è sufficiente, ci deve essere stato qualcos’altro che ha attraversato le menti dei calabresi».

    http://www.corriere.it/politica/speciali/2010/elezioni/notizie/reazioni-candidati_726bd5d8-3b66-11df-80d0-00144f02aabe.shtml

  8. Sì, ecco cosa ha attraversato le menti dei calabresi: la certezza che tu fossi la scelta peggiore.
    O mamma mia, ma “un bel tacere” non lo mette in atto nessuno?

  9. C’è una notizia positiva, almeno: due arroganti, spocchiosi e insostenibili come Castelli e Brunetta sono stati “trombati” alle comunali. Ah, almeno questo, va’. Sarebbe bello che entrambi ne ricavassero le giuste conclusioni (“Non mi votano. Chissà, forse sono una nullità? Forse dico solo stronzate? Forse sono proprio invotabile?”) e si levino, almeno loro, finalmente dai coglioni. Brunetta e Castelli via: sarebbe un bell’effetto collaterale, va’.

  10. Ah, no, un’altra notizia positiva c’è: Fitto ha rassegnato le dimissioni da ministro, visto il risultato del suo candidato, palese-mente perdente. Speriamo che le accettino, e che anche questo intrallazzone si tolga dalle balle.

  11. Attenzione, pare che Bersani abbia subito una metamorfosi e si sia trasformato in Veltroni. Ha infatti dichiarato: “Il voto? Non una vittoria, ma neanche una sconfitta”. Notare il “ma neanche”.

  12. Mi scuso per la lunghezza, ma merita. Perché meglio di così non si può riassumere. Dal Fatto di oggi.

    In poche parole, un’altra Caporetto
    di Marco Travaglio

    Mentre il Pdl di Menomalechesilvioc’è perde 8,5 punti in un anno e tocca il minimo storico, la Lega lo asfalta al nord e Fini può rivendicare i successi in Lazio e Calabria con i suoi Polverini e Scopelliti, soltanto il vertice del Pd poteva trasformare la débâcle berlusconiana in una Caporetto del centrosinistra (fra l’altro, scambiata per una vittoria). Bersani, cioè D’Alema e i suoi boys (almeno quelli rimasti a piede libero), ce l’han messa tutta per perdere le elezioni più facili degli ultimi anni e, alla fine, possono dirsi soddisfatti. In Piemonte hanno candidato una signora arrogante e altezzosa, bypassando le primarie previste dallo statuto del Pd per evitare di dar lustro al più popolare Chiamparino e riuscendo nell’impresa di consegnare il Piemonte a tale Cota da Novara per solennizzare degnamente il 150° dell’Unità d’Italia. A Roma, la città del Papa, hanno subìto la candidatura dell’antipapista Bonino per mancanza di meglio (il meglio ce l’avevano, Zingaretti, ma l’hanno nascosto alla Provincia per evitare che, alla tenera età di 45 anni, prendesse troppo piede), poi l’han pure lasciata sola per tutta la campagna elettorale. In Campania, calpestando un’altra volta lo statuto, hanno sciorinato un signore che ha più processi che capelli in testa perché comunque era “un candidato forte”: infatti. In Calabria han ricicciato un giovin virgulto come Agazio Loiero, che quando ha perso come tutti prevedevano si è pure detto incredulo, quando gli sarebbe bastato guardarsi allo specchio. Non contenti, questi professionisti del fiasco, questi perditori da Oscar le hanno provate tutte per fumarsi anche la Puglia, candidando un certo Boccia che perderebbe anche contro un paracarro, ma alla fine hanno dovuto arrendersi agli elettori inferociti e concedere le primarie, vinte immancabilmente dal candidato sbagliato, cioè giusto. Hanno inseguito il mitico “centro” dell’Udc, praticamente un centrino da tavola all’uncinetto, perché “guai a perdere il voto moderato”. Infatti gli elettori sono corsi a votare quanto di meno moderato si possa immaginare: oltre a Vendola, i tre partiti che parlano chiaro e si fanno capire, cioè Lega, Cinque Stelle e Di Pietro. Altri, quasi uno su due, sono rimasti a casa o han votato bianco/nullo, curiosamente poco arrapati dai pigolii del “maggior partito dell’opposizione” e dal suo leader, quello che “vado al Festival di Sanremo per stare con la gente” e “in altre parole, un’altra Italia”. Se, col peggiore governo della storia dell’umanità, l’astensionismo penalizza più l’opposizione che la maggioranza, un motivo ci dovrà pur essere. L’ave va già individuato Nanni Moretti nel lontano febbraio 2002, quando in piazza Navona urlò davanti al Politburo centrosinistro “con questi dirigenti non vinceremo mai”. Sono gli stessi che sfilano in tutti i salotti televisivi, spiegando che la Lega vince perché “radicata nel territorio” (lo dicono dal 1988, mentre si radicano nelle terrazze romane o si occupano di casi urgentissimi come la morte di Pasolini) e alzando il ditino contro Grillo, che “ci ha fatto perdere” e “non l’avevamo calcolato”. Sono tre anni che Beppe riempie le piazze e li sfida su rifiuti zero, differenziata, no agli inceneritori e ai Tav mortiferi, energie rinnovabili, rete, acqua pubblica, liste pulite, e loro lo trattano da fascistaqualunquistagiustizialista. Bastava annettersi qualcuna delle sua battaglie, sganciandosi dal partito Calce & Martello e dando un’occhiata a Obama, e lui nemmeno avrebbe presentato le liste. Bastava candidare gente seria e normale, fuori dal solito lombrosario, come a Venezia dove il professor Orsoni è riuscito addirittura a rimpicciolire Brunetta. Ma quelli niente, encefalogramma piatto. Come dice Carlo Cipolla, diversamente dal mascalzone che danneggia gli altri per favorire se stesso, lo stupido danneggia sia gli altri sia se stesso. Ecco, ci siamo capiti. Ce n’è abbastanza per accompagnarli, con le buone o con le cattive, alle loro case (di riposo). Escano con le mani alzate e si arrendano. I loro elettori, ormai eroici ai limiti del martirio, gliene saranno eternamente grati.

  13. L’Italia, terra i cui la parola “famiglia” ha ancora un senso. E in cui, anche se la tua fedina non è proprio limpida, una valangata di voti non te li leva nessuno. Leggere per credere, io vado a vomitare:
    http://www.corriere.it/politica/speciali/2010/elezioni/notizie/promossi_bocciati_salvia_d7c4312a-3c9a-11df-80d0-00144f02aabe.shtml




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