E ora, finalmente, un post locale…

“Ma che piccola storia ignobile | mi tocca raccontare”, cantava Guccini in una bella canzone di qualche anno fa.

Eh sì, ogni tanto tocca anche raccontare storie ignobili; quando, purtroppo, le nostre strade si imbattono in personaggi sgradevoli. Ma andiamo con ordine.

Circa due mesi fa sono andato a Bolzano, dovevo sbrigare una pratica burocratica legata al mio lavoro (rinnovare la domanda di assegnazione provvisoria a Trento). Camminando verso la scuola dove ho la cattedra mi sono imbattuto in un conoscente: una persona a modo, di cui ci si può fidare. Stava terminando il suo pranzo e mi ha invitato al tavolo per un caffé. Ovviamente abbiamo detto un sacco di stupidaggini, le solite robette che ci si dicono tra conoscenti.

A un certo punto siamo finiti sulla politica. E più precisamente, su un partito politico purtroppo molto amato dagli elettori. E lì se ne viene fuori ‘sto conoscente:

“Ah, ma a proposito: ma come è andata a finire quella storia con XY?” (e cita un figura della politica locale non proprio gradevole).

“Quale storia, scusa?”.

“Ma sì, quella del tuo blog; come si chiama poi: GattoMur, no?”.

Sono esterrefatto, non ho mai pubblicizzato il mio blog con nessuno, né tanto meno ho mai pensato che qualcun altro, a parte Gadilu, il Gambero, Enzopenzo e, purtroppo, questa figura politica non proprio gradevole, lo conoscessero. Insomma, non è che dia poi così tanta importanza a questo blog. Sul quale ho sempre meno voglia di scrivere.

“Sì, si chiama così. Ma scusa, a che storia ti riferisci?”.

“Ma come, non lo sai?”.

“Ma no, che cosa dovrei sapere, di grazia?”.

E mi fa un racconto a dir poco incredibile. Sì, perché non avrei mai creduto che si potesse essere così piccini, così meschini, così disgustosi. E, in poche parole, così stupidi.

Prima della storia raccontatami dal mio conoscente, occorre fare un piccolo riassunto di cosa ha portato agli eventi che esporrò a breve.

Il 17 marzo del 2009 ho pubblicato qui sul blog questo post. Berlusconi aveva da quasi un anno annunciato dal predellino il varo di un nuovo partito, il suo più importante alleato, Fini, aveva dichiarato che “eravamo alle comiche finali”. Ciò nonostante, poche settimane dopo ci sale anche lui sul predellino, e assieme fondano questo benedetto PdL.

Non occorreva una laurea in scienze politiche per capire già allora che, nonostante la retorica dei congressi di fondazione, le dichiarazioni d’intenti, le facce sorridenti, si trattava di una mera mossa preelettorale: occorreva vincere le elezioni soggette a una legge che uno dei suoi firmatari, l’attuale ministro Calderoli, aveva definito “una porcata”. E infatti, basta vedere come stanno ora le cose… Ma sto divagando.

(Apro una parentesi: non è che il PD mi sembri poi meglio, anzi. Con l’aggravante che quelli del PD non riescono nemmeno a fare bene il loro lavoro. E perdono continuamente, come dei polli. Fine della parentesi.)

A Bolzano, che, dal punto di vista politico, è sempre un ottimo oroscopo per il futuro, già allora si stavano sbranando. E lo hanno fatto fino al disastro delle elezioni comunali. Ma insomma, meglio così.

A me viene in mente allora che, per entrare nel PdL, occorre davvero una buona dose di “asininità”; non solo nel senso deteriore, sia chiaro. Essere un buon “portatore di soma”, ecco la dote che mi sembra spiccare nei “piccoli e grandi politici” che seguono a testa bassa il loro ducetto. Ragliando di contentezza.

E mi viene in mente un delizioso canone di Mozart, scritto quando praticamente era bambino, che inizia dicendo: “Oh, du eselhafter Martin” (c’è anche un’altra versione con Jackob al posto di Martin). Nel testo seguono poi una serie di scherzosi improperi che il giovane Wolfgang lancia ai suoi amici. E, si sa, in tutte le età della storia umana i ragazzi non è che si dicano: “Cribbio, sei proprio un bricconcello!”; no, magari si mandano affanculo, si danno degli stronzi, e altre amenità non proprio da educanda.

Ovviamente non è che mi dispiaccia che un testo che sto dedicando alla fondazione del PdL sia condito di tale linguaggio coprolalico (e si sa, Mozart ne era uno specialista). Anzi. Ma appunto quello che mi interessava era, principalente, lo “eselhafter” iniziale”. Il resto è venuto da sé. Si vede che era destino…

Torno al racconto del conoscente bolzanino.

Che mi narra che una figura della politica locale, che ricopre anche ruoli istituzionali, è andata con tanto di fotocopie di quel post a lamentarsene presso almeno una (ma forse più, dice) figura “elevata”, che ha a che fare con il mio lavoro in un ruolo dirigenziale. E che, addirittura (ma qui stento a credergli), avrebbe inoltrato un esposto nientepopodimeno che alla ministra Gelmini in persona.

Ora, io non so se tutto ciò sia vero; mi sembra in primo luogo incredibile che qualcuno dia tanta importanza al mio blog e ci perda dietro del tempo; ma, ripeto, la fonte è piuttosto affidabile. E se quello che il mio conoscente mi ha raccontato è vero, mi rimangono alcuni dubbi e mi vengono alcune riflessioni da fare:

1) È proprio vero che la politica si è “berlusconizzata”. Nel senso che ormai anche il più misero dei politichetti locali si sente di dovere procedere come il ducetto: e in mancanza degli stuoli di avvocati che intentino cause perse in partenza contro chiunque non sia allineato o mezzi di informazione che imbastiscano vere e proprie gognemediatiche, ricorrono ai mezzi a loro concessi. Alla base di tutto, uno strano concetto di “libertà di espressione”; un po’ limitato, per usare un eufemismo.

2) Il mezzo usato da questa non gradevole figura della politica locale ha del fantozziano (ma sa anche un po’ di “carognetta da oratorio”, per citare una memorabile definizione data da Bossi a Casini anni fa): rivolgersi “ai superiori”, financo al “direttore megagalattico” (in questo caso la Gelmini). Io, per fortuna, non ho superiori, sono una persona libera, anche nel mio lavoro. E non devo sottostare ai dettami di nessuno. Ma per qualcuno è un concetto un po’ difficile da eleborare. Che pena mi fa, davvero.

3) Il fatto che io sia venuto a conoscenza di questa storia solo ora e praticamente casualmente, dimostra forse che il mondo non fa così schifo. Insomma, nessun “superiore”, né tantomeno il “direttore megagalattico”, mi ha contattato per muovermi alcun rilievo. (Potrei però anche cominciare a montarmi la testa e pensare che quando, qualche mese fa, la Gelmini dichiarò che “chi fa politica non può insegnare a scuola”, avesse in mente il mio blog: ahahahaha, divertentissimo!). E io sono davvero felice che nessun mio “superiore” abbia dato retta a questa figura della politica locale non propriamente gradevole: avrei immediatamente perso la stima di questo “superiore”, e comunque mi sarebbe davvero toccato di mandare seriamente a quel paese qualcuno. Piuttosto, invece, questa figura politica dovrebbe chiedersi quanta stima abbiano nei suoi confronti le figure alle quali si è rivolta, visto che non è stato assecondato il suo desiderio, qualunque fosse (vedi punto 6).

4) E qui sta un punto per me oscuro: quale sarebbe la “colpa”? Cioè, perché questa figura politica si è accanita con il mio blog e su quel post? Insomma, io, Gianluca Trotta, insegnante nella scuola pubblica, nel tempo perso scrivo qualche minchiata su un blog che si chiama GattoMur, un blog, mi verrebbe da dire, scritto con la mano sinistra. Una “satura”, un crogiolo nel quale ci butto quello che mi va, senza dover dar conto a nessuno. E spesso parlo di politica, perché sono disgustato dalla situazione, sono nauseato, schifato. E ne parlo come mi gira, non sono un giornalista su una rivista, né un politologo a un congresso; né, tantomeno, sto facendo lezione. Insomma, scrivo quel cazzo che mi pare, se non fosse chiaro. Quale sarebbe la colpa che merita di essere segnalata a chi dirige la scuola pubblica? Un insegnante non può citare un canone di Mozart che dice “leccami il culo” ? Oppure, tout court, non può parlare di politica su un blog? Oppure, ancora, non può parlare male del partito di maggioranza, al quale appartiene anche il ministro dell’istruzione? Cosa, di grazia, COSA NON PUÒ SCRIVERE UN INSEGNANTE SU UN BLOG PERSONALE?

(Scusate, mi sono scaldato eccessivamente.)

5) A monte ci sta un errore madornale, che solo uno stupido (o uno in cattiva fede) può commettere: GattoMur è un essere virtuale. Certo dietro ci sta Gianluca Trotta, che risponde davanti a un tribunale nel caso ci sia una denuncia per diffamazione etc. Ma non è questo il caso, mi sembra. Come non è il caso in nessuna delle parole che ho scritto, sfido chiunque ad affermae il contrario. E allora, cosa c’entra l’insegnante Gianluca Trotta? A un post come quello si risponde, se si vuole, con parole, anche accese. O, se si vuole, si va da GT, o gli si scrive una mail, e gli si dice quel che si vuole, anche improperi. Ma, ripeto, che senso ha andare da supposti “superiori” di GT (che, ripeto, non ne ha, di superiori) e citare qualcosa che ha scritto in un blog personale?

6) Un altro punto oscuro è questo: a cosa mirava questa non proprio gradevolissima figura politica locale? Sì, perché se uno fa una cosa così, qualcosa in mente ce la deve avere. Mettere “in difficoltà” GT di fronte a suoi supposti superiori? Metterlo in cattiva luce? Rovinargli la reputazione? Farlo financo licenziare (AHAHAHAHA)? Fare in modo che un supposto superiore telefoni a sto GT e gli dica: “Senta, professore, lei dovrebbe forse dare una moderata al linguaggio che usa sul suo blog”? O addirittura: “O entro domani sparisce GattoMur, o lei si scorda la perifrastica attiva e passiva”? Cosa, di grazia, COSA?

Concludo. Questa storia mi ha fatto ridere. Ma anche arrabbiare. Sì, perché pensare che le nostre istituzioni siano in mano di gente così sciocca (sì, perché alla fine, tutto ciò è di una sciocchezza quasi disarmante) mi fa inorridire. E se a me, e nella civilissima Bolzano, è successa una sciocchezzuola simile, chissà cosa succede a chi, qui o in zone meno civili, della libertà di espressione fa un uso un po’ meno scanzonato (per non dire “cazzone”) del mio.

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  1. Ecco ad esempio uno che fa un uso un po’ meno “scanzonato” del mio della libertà di stampa, delle possibilità offerte dalla rete, etc. Ho già avuto modo di elogiare un articolo di quel blog, ora volentieri linko un post molto coraggioso, che, in fondo, dimostra abbastanza bene quello che qui sopra sostengo al punto n. 1 riguardo al vizio dei politichetti di oggi di minacciare querela a ogni piè sospinto:

    http://lucamarcon.wordpress.com/2010/08/10/thun-virgolo-e-il-potenziale-conflitto-di-interessi-dell%E2%80%99assessora-comunale-all%E2%80%99urbanistica-il-sindaco-spagnolli-e-larchitetto-pasquali-annunciano-possibili-querele-dalle-pagin/

    È anche questa, a suo modo, una storia istruttiva, invito i tre frequentatori del mio blog a leggerla.
    Ovviamente, lo dico preventivamente, non c’è da parte mia alcuna intenzione di proporre parallelismi tra la mia storia e quella: la mia è, appunto, una “piccola storia ignobile”, una farsa; quell’altra è una storia seria. In comune hanno solamente la miseria della classe politica; e il fatto che sono due storie “locali”.

  2. angelo41

    Condivido quasi tutto dello scritto, solo che avrei preferito conoscere il nome di questo individuo per mettere bene a fuoco il suo ruolo e la sua influenza nella politica. Se si tratta di un pirla qualsiasi (purtroppo maggioranza), non vale la pena commentare, altrimenti va indicato per mettere in evidenza il suo comportamento, a futura memoria.
    La berlusconizzazione, di cui ti lamenti, parte da lontano e trova origine in quel momento di disgregazione sociale che risale al 1968,
    quando furono stravolte tutte le regole del sistema Italia, specie nella scuola, e la politica (quella seria con il senso dello Stato), abdicò al suo ruolo guida. Furono proprio i docenti, che facevano politica, i grimaldelli letali scardinatori del sistema e da allora tutto è peggiorato fino a giungere, appunto, a Berlusconi. Non ci sarebbe stato un Berlusconi con uno Stato forte e democratico, nel senso stretto del termine.
    Mi conforta sapere che “non è stato assecondato il suo desiderio”;
    forse non tutto è perduto.

  3. Gentile Angelo, è comprensibile il tuo desiderio di conoscere il nome; ma essendo questa, appunto, una “piccola storia ignobile”, non ha molta importanza rivelarlo: ripeto, non è un caso eclatante, non è successo niente, in fondo; è solamente una storia paradigmatica, esemplare di una certa decadenza della classe politica, tutto qui. In più, non essendo venuto a conoscenza direttamente della questione, non posso rendere pubblico il nome della figura politica non propriamente gradevole se non rivelando anche quello della mia fonte: cosa che, per ovvie ragioni, non intendo fare. In più, per chi sia addentro un po’ alle questioni politiche bolzanine, il nome è piuttosto facile da intuire. Senza contare che quello che è successo a me è successo, a quanto ne so, almeno a un’altra persona di mia conoscenza: la stessa figura politica, per motivi simili e su simli basi, ha tentato di rendere un po’ più difficile la sua vita lavorativa (fa un altro lavoro), ma con risultati ugualmente deludenti, dal suo punto di vista. Questo per rispondere indirettamente alla tua domanda di quanto conti, in fondo, questa figura politica: come il due di picche, mi verebbe da dire.
    Mi piacerebbe, invece, che questa figura politica, che, te lo assicuro, legge regolarmente, bontà sua, il mio blog, volesse chiarirmi alcuni aspetti che rimangono per me oscuri (il senso dell’azione o il suo scopo, ad esempio): glie ne sarei molto grato.
    Della tua ricostruzione delle origini del berlusconismo non sono, invece, molto convinto: mi sembra come quegli storici che affermano che senza la rivoluzione del 17 non ci sarebbe stato il fascismo in Europa. Ovviamente mutatis mutandis. Per sinetizzare e rovesciare la tua affermazione mi verrebbe da dire che “non ci sarebbe stato un Berlusconi con una cultura, politica e televisiva, meno rovinata e con una informazione di massa più libera”. La scuola, purtroppo, anche in questo caso conta, anch’essa, come il due di picche.
    Ciao e grazie.

  4. angelo41

    Sto pensando. Va di moda imprecare a favore di un’informazione di massa più libera. Incredibile! Siamo in un momento dove si parla e si scrive pure troppo. I canali televisivi più vari entrano prepotentemente nelle case, la carta stampata imperversa e scava
    nell’intimità di ciascuno, nessuno escluso.
    La ricordi la TV di Bernabei? La ricordi la stampa omologata? Te lo ricordi l’Arco Costituzionale dove tutto era regolato dal manuale Cencelli?
    Berlusconi si buttò nelle televisioni per rompere il monopolio di Stato, favorito da Craxi che era escluso da quelle televisioni e da quei consessi, ed il finanziamento pubblico ai giornali di partito garantisce il coro a più voci.
    Chi è impedito a parlare o a scrivere come meglio crede e chi impedisce di comprare un qualsiasi giornale o vedere la televisione che più gli aggrada? Conosci Santoro, Fede, Lerner, Floris, Minzolini. Fazio e tanti altri che menano le danze a loro piacimento?
    Forse abbiamo una percezione diversa di una realtà evidente.

  5. Angelo, tu hai sicuramente ragione: mai come oggi possiamo avere occasioni diverse per leggere e, con la rete, anche scrivere. E scrivere bene o male ciò che ci pare. È vero. Ma non è questo il punto, a mio parere. Il punto è: cosa legge, su quali mezzi di informazione si forma le sue idee la gran parte degli italiani? Sulla Rete? No di certo.
    In questi anni sono venute a galla verità scomode, talvolta sconvolgenti, sul potere: è successo qualcosa? Non mi sembra. Oltre al fatto che il potere trova mille modi per assorbire il dissenso, c’è la questione che accennavo sopra: la visibilità. Prendo alcuni esempi recenti: immondizie a Napoli; comitato d’affari legato alla Protezione civile; Verdini & C. Ecco, il primo argomento fu usato, quando al governo d’era Prodi, come uno straordinario strumento di consenso; poi, cambiato il governo, ma non certamente la situazione a Napoli, la notizia non è più esistita (parlo sempre dei mezzi di informazione più diffusi, ovviamente). E sulle sconcezze della Protezione civile o della cosiddetta P3? Lo spettatore medio dei TG ne sa qualcosa?
    Ci sono poi gli esempi eclatanti di informazione-manganello: Veronica-Boffo-Fini. In un crescendo, chiunque si sia, in modi e forma diverse, “opposto”, è stato oggetto di attacchi, che non si riducono ai soli Giornale-Libero-Panorama, ma esondano anche nei TG, nelle riviste per parrucchiere, etc. E da parte degli stessi che, in altre occasioni, si dicono “garantisti” e contrari alla “gogna mediatica”. Prendi Minzolini: fa un editoriale per dire che il TG1 non parlerà delle storie delle escort del premier perché sono pettegolezzi e non c’è nulla di penalmente rlevante; poi però di Fini e Tulliani parla. Toh mo’…

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