I Rom necessari

Molto belle due pagine sulla Repubblica di oggi (qui la versione on line), con articoli, tra l’altro, di Adriano Sofri e Gad Lerner. Il sottotitolo è eloquente: Perché il diverso diventa l’eterno capro espiatorio? E in tempo di leghismo diffuso e sarkozismo di ritorno, fare luce su una realtà per nulla conosciuta, ma sempre pronta all’uso per scopi di propaganda politica, è un’operazione meritoria.

Per questo vorrei concentrarmi sui brani, negli articoli di Sofri e Lerner, nei quali sono citati dati numerici.

Comincio con una premessa tratta da Sofri. Dopo avere ricordato lo sterminio degli zingari ad opera del regime nazista, continua:

Poiché tutto quello che riguarda “gli zingari” è speciale, anche l’ignoranza su di loro lo è […]. Domandate a qualcuno – a voi stessi, per cominciare – quanti sono “gli zingari” in Italia, e poi confrontate le risposte.

E alla fine dell’articolo, in una nota, Sofri ci fornisce alcune risposte:

gli “zingari” in Italia sono fra 120 e 150 mila, fra loro i cittadini italiani sono la maggioranza. Ciò non impedì a un noto giudice milanese di definirli in una sentenza “popolo allogeno”.
La maggioranza vive in case. Più del 40 per cento ha meno di 14 anni. La vita media è  di molti anni inferiore a quella degli altri. I rom, fra i 10 e 12 milioni, sono la più vasta e povera minoranza nella Ue. Sono dovunque molto più numerosi che in Italia: oltre il milione in Romania e Bulgaria, 7-800 mila in Spagna e Ungheria, 500 mila in Slovacchia, 400 mila in Francia, 350 mila in Grecia…

Ma allora da dove nascono gli allarmi lanciati, a intervalli regolari, da diverse amministrazioni o da politici in campagna elettorale? Proprio sullo strano fenomeno della “moltiplicazione” degli “zingari” a Milano e sulla politica dello sceriffo De Corato si concentra l’articolo di Gad Lerner. Che parte, tra l’altro, da una poco lodevole dichiarazione del candidato sindaco della “sinistra” Penati, a dimostrazione di quanto alcune strategie elettorali siano bi-partisan:

È così che ai roma milanesi è toccata la sorte poco evangelica di venir moltiplicati, proprio come i pani e i pesci sul lago di Tiberiade. Il succitato Penati giunse a contare 20 mila nomadi – ventimila! – disseminati pericolosamente tra le vie della meropoli. Una cifra insopportabile per la povera Milano. Non si ricordano ulteriori precisazioni del leader democratico allorché il censimento dei campi rom, promosso nel 2008 dal nuovo ministro cattivista Maroni, rivelò che bisognava togliere un zero: i rom che minacciano la pacifica Milano risultavano essere poco più di duemila. Troppo pochi, appunto, e infatti la politica bisognosa non ha smesso di moltiplicarli neppure dopo il censimento. È dei giorni scorsi un’intervista di Letizia Moratti, bisognosissima di ricandidatura a sindaco, nella quale si legge questa mirabolante affermazione: i rom a Milano sarebbero stati ancora diecimila (bum!) nel 2008, dopo di che – forse per merito delle 301 tacche di De Corato? – il loro numero si sarebbe drasticamente ridotto. Un esodo di sette-ottomila “scarti umani”, più tenaci da debellare che non gli stessi topi, come graziosamente dichiara il leghista Matteo Salvini,  aspirante vicesindaco, realizzato dunque in un biennio, alla chetichella? Chi ha visto le carovane dei partenti, con i materassi sulle spalle e i bambini per mano? Dove sono andati, con quali mezzi di trasporto s’è conclusa la “derattizzazione”? E come mai, dall’alto dei suoi 301 sgomberi, il cow-boy De Corato può citare solo 32 casi di rom stranieri rimpatriati per motivi di sicurezza dal 2007, più altri 143 segnalati (pro forma) alla prefettura per cessazione dei diritti di soggiorno?

A questa sequela di cifre, che, se fossimo in un paese normale, e non in una terra nella quale, per usare la formula di Travaglio, sono scomparsi i fatti, metterebbero a tacere chiunque intenda, su problemi seri, costruire carriere politiche, si riallaccia la conclusione dell’articolo di Sofri, che mi sembra un’ottima conclusione anche per questo post:

Nel 2008, dopo il proclama sulle impronte digitali, la Croce Rossa romana dichiarò che i volontari incaricati non avevano preso una sola impronta: «Non ce n’era bisogno, avevano tutti i documenti ». Il sindaco di Roma aveva denunciato nella città la presenza di 20 mila zingari clandestini, la Croce Rossa ne trovò 2.200. Il sindaco di Milano sosteneva che nella sua città ce ne fossero 25.000, se ne contarono 2.000. A Napoli, invece dei supposti 10.000, se ne contarono 1.200. Forse erano scappati. Appunto).

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