Per Anna

Quarant’anni fa, il 30 agosto 1970, Anna Fallarino, poco più di 40 anni di età, veniva uccisa assieme a Massimo Minorenti, un ragazzo di cui si era innamorata, dal marito, il “marchese” Camillo Casati Stampa. Sul delitto è stato scritto molto; ma anche sugli undici anni di matrimonio, caratterizzari dal voyerismo del marito, che ama vedere la moglie accoppiarsi con giovani sconosciuti e colleziona più di mille scatti fotografici che ritraggono la bellissima Anna in pose erotiche diverse. Gli scatti “segreti” e il diario del marchese, che raccontano in presa diretta il ménage à beaucoups, vennero alla luce dopo il delitto, e costituiranno, per diverso tempo, materia preziosa per i giornali scandalistici.

Quasi un anno fa avevo approcciato la vicenda; non nei suoi risvolti scandalosi, ma per quanto tangeva il nostro presidente del Consiglio: il mio progetto, poi interrotto, era la stesura di una serie di “archeologie berlusconiane” che indagassero l’origine del potere del Cavaliere (qui la seconda “archeologia”, che concerne anche i Casati Stampa).

Nel mio post non dicevo nulla di nuovo; semplicemente, appoggiandomi a diverse letture, raccontavo la storia dell’acquisto della villa di Arcore, favorita dall’avvocato incaricato di tutelare gli interessi dell’allora minorenne figlia del marchese; ma che, probabilmente, favorì tanto gli interessi del compratore, da diventarne, immediatamente dopo, il fido consigliere legale e, scandalosamente, quasi 25 anni dopo, il ministro della difesa del suo primo governo. Oggi, tanto per dirne una, questo personagio è interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.

In questo infame agosto della nostra vita politica nazionale, la storia dell’acquisto della villa è riemersa, usata come arma di difesa dai cosiddetti finiani; il cui sopore, se non sonno, quasi ventennale, e il risveglio improvviso, poco mi convincono.

In queste settimane, proprio su quel mio post di quasi un anno fa, ho registrato una intensa attenzione da parte dei visitatori virtuali (cinque giorni fa quasi 500 contatti, ieri ho toccato la quasi incredibile cifra, per questo modestissimo blog, di 900 visite).

A me fa piacere che la poco chiara vicenda dell’acquisto della villa di Arcore goda oggi delle attenzioni dell’opinione pubblica; ma resto sempre poco convinto della “tardività”: già il mio post era tardivo, figuriamoci. Questa tardività è paradigmatica di una parte politica che, per anni, ha tollerato tutto: e oggi (in assenza di una vera opposizione) vorrebbe proporsi quale antagonista credibile. Mah!

Ma oggi, a quarant’anni dalla morte, mi piace ricordare Anna Fallarino. Una donna che, come tante, ha subito la violenza del mondo maschile. Questa donna che ama talmente, da accettare di subire, per compiacere colui che ama, qualsiasi umiliazione; e che pagherà forse il suo tentativo di uscire da questo rapporto morboso. La donna che, sotto “l’apparente normalità di tutte le buone famiglie” nasconde grandi dolori (la mancata maternità, un’operazione chirurgica dolorosa): marito e moglie che, al di là dell’apparenza di coppia ricca e felice, “talvolta nell’intimità delle mura domestiche litigavano così violentemente da far arrivare le loro grida anche lontano”, come riferisce il maggiordomo Felice. Che dichiarò anche: “Per dormire la marchesa aveva bisogno di tranquillanti”. Anna che “prima di coricarsi si riempiva le orecchie con i tamponi di ovatta”. I domestici “la sentivano piangere, piangere per ore”. Una donna di 41 anni, ancora bellissima (di quella bellezza che ormai non va più di moda: se lei o altre, chessò, Marisa Allasio, fossero trasportate per magia ai giorni nostri, sarebbero snobbate come due insopportabili ciccione, altro che scatenare il putiferio tra pretendenti come in Poveri ma belli), forse stanca di questa vita un po’ ipocrita, stanca di umiliarsi per amore del marito: e che, come a tante donne ancora avviene, ha pagato con la vita il suo desiderio di emancipazione dal dominio maschile.

[ Le citazioni tra virgolette sono tratte da quella che, a mio parere, è la più bella ricostruzione della vicenda: Vincenzo Cerami ha infatti dedicato l’ultimo capitolo dei suoi Fattacci, Milano, Mondadori, 2006, pp. 179-235, ai marchesi Casati. ]

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  1. MAURO

    COMPLIMENTI PER IL POST; TEMPO FA HO LETTO IL LIBRO
    “FATACCI” E MI AVEVA COLPITO IL MODO IN CUI CERAMI RICOSTRUISCE LE SENSAZIONI PROVATE DALLE VITTIME.

  2. Troppo gentile, Mauro.
    Sì, “Fattacci” è proprio una lettura avvincente. Tra le altre storie, racconta anche quella dell'”omicidio del nano”, dal quale Matteo Garrone ha tratto il bellissimo film “L’imbalsamatore”.
    Ciao e grazie per la visita.

  3. angelo41

    Ricordo bene la vicenda e non mi pare che la Anna fosse succube del marito. Diciamo che era una coppia “ben assortita” e che “stavano bene insieme” a prescindere dai litigi che in quegli “ambienti” sono la prassi comune. Piuttosto colpisce la constatazione che tutte le scuse, tutti i ricordi e tutti i fatterelli sono buoni per dare addosso a Berlusconi.
    Che il “cavaliere” sia un ladro, un corrotto ed un pedofilo è cosa nota; è quell’altro che si atteggia a moralista, incorruttibile, propositivo del “nuovo” e coccolato dalle sinistre ad aver fregato la casa di Montecarlo.
    E continua a far l’indiano.

  4. Ho riletto il mio post, Angelo, e non mi pare che da nessuna riga emerga la caratterizzazione di Anna come “succube” del marito. La questione è un po’ più complessa. Che fossero “una coppia ben assortita” e che si siano molto amati non c’è dubbio, e anche questo non mi sembra di averlo messo in dibbio in alcun modo. Piuttosto è ridicola la tua affermazione che “tutte le scuse sono buone per dare addosso a Berlusconi”: nel mio pezzo di più di un anno fa avevo semplicemente cercato di andare alle origini dell’uomo pubblico Berlusconi, e in questo post constatavo come questa faccenda sia stata rimessa in circolo da suoi ex alleati fidi, che ora si atteggiano a oppositori. Ti farei poi notare anche la sproporzione che tu stesso noti alla fine tra ciò che di male si può attribuire a Berlusconi e ciò che di male si può attribuire a Fini. Che, personalmente, a me non è mai piaciuto (qui, se vuoi, un mio post di più di due anni fa sulla questione: https://gattomur.wordpress.com/2008/05/15/quando-fini-giustifica-i-mezzi/ ); e se, come dici tu, è “coccolato dalle sinistre”, ciò testimonia ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, della miseria delle cosiddette sinistre.

  5. angelo41

    Il post di due anni fa è magnifico e rispecchia la realtà.
    Il coccolamento a sinistra è strumentale perchè l’azione dei così detti finiani, va contro il Governo e contro Berlusconi.
    Ognuno fa la sua politica e non c’è da scandalizzarsi.
    La frase: “Questa donna che ama talmente, da accettare di subire, per compiacere colui che ama, qualsiasi umiliazione”,
    significa inequivocabilmente che la Anna era succube del marito.
    La storia dell’acquisto della villa di Arcore è nota a chi segue le vicende politiche e non calza con la vicenda della svendita
    della casa a Montecarlo.

  1. 1 2010 in review « GattoMur’s Weblog

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