La strategia della quaglia (una modesta proposta per superare la fase di crisi politica che attanaglia il nostro Popolo delle Libertà)

[Questo intervento sarà letto al Congresso nazionale per la rifondazione del Popolo delle Libertà, che si terrà a breve]

Cari colleghi, care colleghe.

Conoscete tutti l’amore che porto per il nostro popolo, e per il suo naturale rappresentante politico: questo Popolo delle Libertà, che, dall’amore che tutti gli portiamo, meriterebbe piuttosto di essere chiamato “Popolo dell’amore”. E conoscete, ne sono certo, il rispetto e la fiducia che da anni nutro per il suo condottiero, per il nostro presidentissimo, il rappresentante in terra dell’amore divino che ci guida: Silvio Berlusconi [prevedere una pausa abbastanza lunga per lo scroscio di applausi].

Mi si consenta, cari colleghi e care colleghe, di ricordare con piacere, unito a nostalgia, i momenti d’incontro di quasi, ormai, vent’anni fa, con Lui, e con Marcello e i due Totò e Sasà… Ma non proseguo nella lista dei nomi, rischierei di dimenticare qualcuno, e ciò sia lungi da me. Solamente volevo rammentarvi come, con molta modestia, chi vi parla abbia in modo decisivo, penso di poter dire, contribuito alla nascita del partito che ha portato il nostro beneamato presidente [prevedere ancora una pausa abbastanza lunga per lo scroscio di applausi] al governo del nostro beneamato e, lasciatemelo dire, proprio per questo fortunato Paese.

Sapete forse anche del ruolo che ho giocato poi negli anni successivi, in quanto infiltrato nell’opposizione al nostro beneamato condottiero, come per anni mi sia finto ciò che non sono, abbia assunto posizioni diametralmente opposte a quelle che risiedono nel mio cuore, mi sia gettato nella mischia virtuale dei luoghi nella Rete (con il deprecato nome di GattoMur) che, in questi quasi vent’anni, hanno composto quella galassia antiberlusconiana che tanto aborriamo. Tutto ciò a un solo scopo: dettare l’agenda anche al dissenso (che non si capisce come possa esistere, data la perfezione del potere che vorrebbe contrastare), creare scompiglio nei nemici, e, non per ultimo, rafforzare ancora i più, con i colpi “a salve” che gli sparavo [prevedere di dire il tutto con tono leggero e scherzoso, e infine fare il gesto della pistola con le dita e sparare per finta a Lui, tra l’ilarità generale e le risa scroscianti], la corazza del nostro grande e imperturbabile Virgilio-nella-selva-oscura [prevedere una breve pausa per far quietare gli applausi e il fragore causato da queste parole].

Non possiamo nasconderci, però, che per i soliti motivi (le toghe rosse, la malavita che si vuole vendicare dell’efficacissima azione del Governo nel suo contrasto, i soliti comunisti annidati in ogni dove), la crisi d’immagine del nostro mentore e della sua creatura politica è arrivata a un punto di non ritorno.

E qui, cari colleghi e care colleghe, arriva la mia modesta proposta. Essa trae ispirazione sia dalla mia ormai pluriannuale esperienza di infiltrato nell’opposizione, sia dal modello proposto da una città a me molto vicina.

Molti politologhi hanno più volte messo in rilievo il valore di quel capoluogo come anticipatore della politica nazionale: lì si è in anni non sospetti evidenziata, prima fra tutte le grandi città, la grande svolta a destra del nostro paese; ed è sempre lì che, prima città in Italia, si è mostrata per prima la crisi interna al nostro partito, con i dissidi ben noti che hanno portato alla nascita di ben 27 gruppi politici distinti.

Ma per non tediarvi troppo, per non riempire di parole questa bella città di XY [aggiungere il nome quando si saprà dove si terrà la convention] e le bellissime donne che vi abitano, che sono fremente di conoscere, in tutti i sensi, compreso quello biblico [prevedere una pausa piuttosto lunga, per le risate sguaiate di approvazione e fischi di incitamento che si leveranno a questo punto]… Dicevo, cari colleghi ma soprattutto care e graziose colleghe. E vado al punto.

Il piano è questo, semplice semplice. È piuttosto evidente che, di questa crisi politica che perdura ormai da mesi, ne stanno approfittando alcune coalizioni politiche, quali la Lega e l’IdV e altri partiti estremisti. Ed ecco l’idea, mutuata sull’esempio fornitoci dalla città sopranominata qualche mese fa: dovremmo tutti noi, tutti noi che siamo qui, i fedelissimi del nostro bellissimo e simpaticissimo presidentissimo, uscire sui media nei prossimi giorni con dichiarazioni antberlusconiane e, soprattutto, anti-PdL [qui ci saranno certamente dei mugugni e dei buuuuhhhhh, dar loro il tempo di sfogarsi].

Sì, cari amanti del popolo e delle libertà, avete sentito bene: dichiarazioni di fuoco, contro Lui e contro la sua creatura politica [qui solo il Suo intervento diretto riuscirà a quietare gli animi]. E, congiuntamente, dichiareremo il nostro ingresso in quei partiti estremisti sopra nominati [boati, di certo]. Cari colleghi e splendide donne che li attorniate, non prendetemi per pazzo, lasciatemi proseguire, ve ne prego, per il bene del nostro paese, che rischia nuovamente, Dio ce ne scampi, di cadere nelle mani luride dei comunisti.

Ecco, entreremo in quei partiti, che i sondaggi registrano in forte ascesa di consensi, faremo campagna elettorale lì, ci vestiremo dei loro simboli e dei loro slogan, faremo qualche piazzata che attiri l’attenzione su di noi, sullo stile di quei trogloditi della politica. Chi, ad esempio, dovesse entrare in uno dei tanti Partiti comunisti [qui verrà quasi giù il palazzetto, ma dare il tempo di sfogare a questi boati], si farà manganellare in una carica della polizia per difendere qualche immigrato clandestino, riempiendosi la bocca, oltre che di sangue, di parole quali “internazionalismo”, “uguaglianza di diritti”, e così via. Chi entrerà nell’IdV pubblicherà le proprie dichiarazioni fiscali, centesimo per centesimo (ovviamente i nostri commercialisti sono già all’opera per creare dei falsi credibili, non preoccupatevi degli espropri proletari), invitando tutti gli avversari a fare altrettanto. Eccetera.

Dopo questa campagna elettorale, saremo sicuramente eletti. Lasceremo passare qualche settimana e poi… ZAC! Convocheremo conferenze stampa nelle quali dichiareremo il dissenso con il partito che ci ha eletti e la nostra intenzione di tornare alla casa madre, la casa di tutte le libertà, la casa dell’amore: il Popolo delle Libertà!

[Applausi scroscianti, a questo punto il discorso potrà forse proseguire a braccio, o forse verrò sollevato dalle braccia del Popolo dell’amore per essere portato in trionfo].

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