Educare la gioventù, IV (Renata Polverini)

[ATTENZIONE: questo video di Renata Polverini, alleata di Giorgio Holzmann, è particolarmente trucido: se ne sconsiglia la visione a un pubblico non adulto]

ROMA – La contestazione, i pugni chiusi, i saluti romani. E la Polverini che, dal palco di Genzano, risponde con veemenza ad un gruppo di contestatori altrettanto veementi.
Un pomeriggio di alta tensione, ai Castelli. Con uno scontro verbale durissimo tra la governatrice, arrivata nella cittadina laziale per sostenere la candidatura a sindaco di Vittorio Barbaliscia (Pdl) alle prossime amministrative, e una quarantina di simpatizzanti di sinistra. Appena la presidente ha preso la parola, i contestatori hanno urlato «Vergogna, vergogna». E la presidente è diventata una furia. Dal palco, ha cominciato anche lei ad inveire: «Questa è la democrazia – ha gridato – e ve ne dovete fare una ragione. La democrazia è un comportamento, un modo di agire. Fatela finita, aspettate lì, che quando scendo discutiamo noi».

Ma i toni non si sono placati. Anzi, tutt’altro. La Polverini si è rivolta direttamente ad un contestatore: «Con me caschi male. So’ della strada come te, le manifestazioni le organizzavo quando tu c’avevi i calzoni corti. Non mi faccio mettere paura da una zecca come te». Zecca, per chi non lo sapesse, è il termine dispregiativo per identificare gli attivisti di sinistra. I contestatori, in particolare, ce l’avevano col gassificatore di Albano.

La Polverini ha insistito: «Questi sono quelli che difendono chi ha fatto 25 miliardi di debiti: in sei anni non è stato fatto nulla, noi invece abbiamo fatto un piano rifiuti serio perché con la mafia non voglio avere nulla a che fare». E poi: «Quindi fatemi il ca… di piacere, andatevene a casa. A chi pensate di mettere paura: questa è la giunta Polverini, non ho paura nemmeno del diavolo». Tra i contestatori, ce n’era uno che riprendeva con la videocamera: «Riprendi, riprendi. Lo sai che ci faccio con quella? Mò scendo e te lo dico». Finita? Macché. I contestatori hanno gridato «fascista, fascista», e a fine comizio hanno prima cantato l’inno di Mameli col pugno chiuso e poi intonato «Bandiera rossa» e «Bella ciao». E alcuni sostenitori della Polverini hanno risposto col saluto romano.

Finita la manifestazione, la Polverini si è calmata: «Forse ho reagito in maniera troppo violenta, ma queste persone non possono pensare di inveire contro tutti. È inaccettabile: sono mestieranti. Se interrompono di continuo, urlando e dicendo cattive parole, ho il dovere di reagire». Lì vicino, sempre a Genzano, c’era anche Enrico Gasbarra (Pd) per un altro comizio. E l’ex presidente della Provincia ha espresso «solidarietà alla Polverini. Noi siamo diversi, non dobbiamo contestare le istituzioni ma battere la presidente democraticamente».

Ernesto Menicucci
11 maggio 2011

[fonte qui]

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