Il gatto Murr (2)

PREFAZIONE DEL REDATTORE

Mai prefazione fu tanto necessaria come nel caso del presente volume, perché, se non si spiega in quale inverosimile modo esso venne composto, potrebbe sembrare un cumulo di pagine messe insieme a casaccio.

Il redattore prega pertanto il lettore benevolo di leggere veramente questa prefazione.

Il redattore in parola ha un amico carissimo, che conosce bene quanto se stesso e con cui è un cuore e un’anima sola. Questo amico un giorno gli disse a un dipresso così: – Giacché tu, mio caro, hai già fatto stampare parecchi libri, e di editori te ne intendi, ti sarà facile trovare uno di quei bravi signori disposto, su tua parola di raccomandazione, a pubblicare gli scritti di un giovane e brillante autore pieno di talento. Prenditi a cuore la sua causa. Lo merita.

Il redattore promise di fare il possibile per il collega scrittore; ma rimase un tantino interdetto quando l’amico gli precisò come qualmente il manoscritto fosse opera di un gatto, di nome Murr, e ne contenesse le considerazioni, i pensieri, i punti di vista sulla vita. Ma ormai aveva dato parola; e, poiché lo stile dell’introduzione gli parve buono, corse subito, col manoscritto in tasca, dal signor Dümmler, Unter den Linden, a proporgli la pubblicazione del libro felino.

Il signor Dümmler sollevò dapprima qualche obiezione. Fino a quel giorno – disse – non aveva mai avuto gatti fra i propri autori, né gli risultava che alcuno dei colleghi fosse mai entrato in trattativa con individui di quella razza. Tuttavia – concluse – avrebbe tentato l’impresa.

Il manoscritto andò in macchina – e il redattore ricevette le prime bozze in visione. Ma con enorme sgomento si avvide che la storia di Murr era continuamente interrotta da inserzioni di pagine appartenenti a un altro libro, e precisamente alla biografia del maestro di cappella Johannes Kreisler. Indagò, si informò, e mise in chiaro quanto segue: mentre scriveva i propri pensieri sula vita, il gatto Murr strappava di tanto in tanto i fogli di un libro già stampato, giacente fra le cose del suo padrone e, senza alcuna malizia, li utilizzazva in parte come strame per la propria cuccia, in parte come carta assorbente. Questi fogli, rimasti nel manoscritto, erano stati stampati per errore come facenti parte del medesimo.

Afflitto e mortificato, il redattore deve umilmente ammettere che l’imperdonabile confusione è da imputarsi unicamente alla sua leggerezza; perché prima di dare alle stampe il manoscritto egli avrebbe avuto il preciso dovere di rivederlo con attenzione da capo a fondo. Gli rimane, tuttavia, qualche motivo di conforto.

In primo luogo, il lettore potrà ugualmente orientarsi con facilità, purché ci si usi la cortesia di osservare le sigle fra parentesi: (F.i. fogli inseriti; S.M.: segue Murr). E, in secondo luogo, il libro fatto a pezzi pare non sia mai stato messo in commercio; finora, almeno, nessuno ne ha sentito parlare. Farà dunque piacere, se non altro agli amici del maestro, venire a conoscenza, grazie al vandalismo del gatto, di alcune notizie sulla vita di un uomo, a modo suo, non indegno di considerazione.

Il redattore confida pertanto nell’indulgenza e nel perdono del lettore benevolo.

E, per finire, assicura di aver conosciuto personalmente il gatto Murr e di averlo trovato una persona di maniere garbate e piacevoli.

La sua effige riprodotta sulla copertina del presente volume è di una rassomiglianza impressionante.

E.T.A. Hoffmann

Berlino, novembre 1819

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