Apokolokýntosis Divi Luisis

Sulla recente, nel contempo scandalosa e ridicola, decisione del CdA della Libera (ahahahaha!) Università di Bolzano di intitolare la biblioteca al proprio fondatore e presidente, nonché presidente della Provincia, Luis Durnwalder, a pochi giorni dal suo settantesimo compleanno, in un’atmosfera che si preannuncia già carica di promesse di eventi vari (“feste, concerti e ricevimenti”, promette un articolo dell’Alto Adige, qui), tante, troppe parole sono già state spese.

A me non sembra ci sia altro da dire, tranne che rimarcare la ridicolaggine di un gesto di piaggeria e adulazione talmente eclatante da risultare, a mio parere, dannoso per chi ne è l’oggetto. Oggi è mercoledì, l’intitolazione dovrebbe avvenire oggi; nulla ne so, tranne che spero ancora in uno scatto di orgoglio di Durwalder: che ringrazi, se vuole, per cotanto affetto; ma pronunci la frase tanto cara allo scrivano Bartleby: “I would prefer not to”.

Insomma, su chi ha preso questa decisione mi sembra ci sia ben poco da aggiungere a quanto già affermato da più parti, in un arco istituzionale e culturale piuttosto ampio. Mi interessa qui, tanto per cambiare, mettere in evidenza il ridicolo (ma neanche tanto) che emerge dalle dichiarazioni di alcuni esponenti politici che ricoprono, in provincia di Bolzano, importanti cariche istituzionali.

Comincio da Sabine Kaslatter Mur, assessore competente per l’Università. Cito per esteso, come riportato dal quotidiano Alto Adige, qui:

È stata una richiesta dell’intera amministrazione provinciale, del conservatorio e della Libera università: direttori di dipartimento e di ripartizione hanno chiesto di poter fare un regalo al loro principale in occasione del suo settantesimo compleanno: lavorano per lui da oltre vent’anni e il presidente, per l’università e per l’intera provincia, ha fatto moltissimo. E comunque sia, non si tratta di intitolargli una strada, una piazza o un intero edificio. In fin dei conti è solo una porzione della Lub, solo la biblioteca

Per chi se le fosse perse, ripeto alcune espressioni particolarmente agghiaccianti: “direttori di dipartimento e di ripartizione hanno chiesto di poter fare un regalo al loro principale in occasione del suo settantesimo compleanno”, “lavorano per lui da oltre vent’anni”. Capito? I dirigenti volevano fare un regalo “al loro principale”, e hanno deciso di intitolargli una biblioteca! Eh, sì, in fondo “lavorano per lui” da oltre vent’anni! E un orologino (nemmeno, chessò, un Rolex) non sarebbe bastato; un libro rilegato in similpelle; una canna da pesca: no, hanno voluto regalargli l’intitolazione di una biblioteca! E poi, chessarà mai: “è solo una porzione” di tutta l’università! (Seguendo la stessa logica, i zelanti dirigenti avrebbero potuto regalargli l’intitolazione dei cessi, no?).

C’è qualcosa da commentare? A me pare davvero allucinante che si possa affermare che i dirigenti di un ente pubblico vedano nel presidente della Provincia il loro “principale”, da omaggiare, a tempo debito, con regali e auguri. E altrettanto inquietante che si possa affermare che questi stessi dirigenti lavorino da vent’anni “per lui”. Mi verrebbe da pensare che Kaslatter Mur abbia un’idea piuttosto peculiare delle istituzioni e dei doveri di chi ne occupa i ruoli apicali.

Ma insomma, da una che fa parte dello stesso partito del “principale” forse non c’era da aspettarsi molto altro. Passiamo allora all’assessore per la cultura in lingua italiana, nonché vicepresidente della Giunta provinciale: Christian Tommasini. Che, ricordiamocelo, fa parte del PD, quel partito che si dice di sinistra, quello che a gran voce, e giustamente, spesso denuncia il servilismo e la piaggeria che circondano il presidente del consiglio Berlusconi, le sue manie di protagonismo, la sua gestione personalistica della vita politica.

E godiamoci allora le parole di quest’uomo di sinistra, qui:

«Cosa volete che vi dica». È piuttosto imbarazzato il vicepresidente della giunta Christian Tommasini, assessore alla cultura italiana. Non nasconde qualche perplessità «nel mondo linguistico e culturale italiano» per l’intitolazione della biblioteca a Durnwalder. Noi italiani, spiega il politico Pd, «non siamo abituati. Da noi, normalmente, in effetti non si fa: non si intitolano strutture pubbliche a personalità politiche di rilievo se queste sono ancora in vita». In area germanofona, però, «pare che questo succeda con una certa frequenza». Per Tommasini si è trattato dunque di una questione di differenti sensibilità culturali. «Per gli italiani è un fatto straordinario, per i tedeschi no. Per questo motivo non ce la siamo sentita di esprimere parere negativo». L’assessore conclude ricordando l’importanza dell’impegno del presidente nella costituzione della Lub.

Oh, mamma mia! Che accozzaglia di scempiaggini! Che cerchiobottismo doroteo! Che incapacità di articolare un pensiero decente che sia uno, ammantando una triste realtà (forse, nelle istituzioni della provincia di Bolzano, c’è qualcuno che è un po’ un “uomo di paglia” di qualcun altro) dietro parole talmente mal gestite che meglio sarebbe stato, a ‘sto punto, tacere.

Già all’inizio: “Che volete che vi dica?”. Tipica espressione di chi, appunto, non sa che cazzo dire. Di chi non ha alcuna voce in capitolo, alcuna possibilità di fare alcunché di diverso, ma comunque qualcosa lo deve pur dire. Che volete che vi dica? Qualcosa s’ha da fa’ pe’ campa’, oh no?

E poi la cagata delle diverse sensibilità culturali. Eh, sì: noi italiani non possiamo capirlo, non siamo abituati. Ma in area germanofona “pare che questo succeda con una certa frequenza”. Eh, sì: pare. Cioè, non lo so; ma me l’hanno detto! Pare! E chi è che lo dice? Da ottimo lettore del quotidiano che ospita le sue dichiarazioni, Tommasini ha ricavato quella sua conoscenza un po’ titubante (pare!) dalle dichiarazioni del presidente dell’ateneo Konrad Bergmeister (cioè, probabilmente, uno di quelli che hanno deciso dell’intitolazione), volte ad allontanare dalla decisione l’etichetta di “Ancien Régime”.

Leggiamo le dichiarazioni sulle quali Tommasini basa la sua competenza multiculturale (pare!):

In ambito accademico e nelle strutture scientifiche europee – dice – è una prassi normale dedicare aule a scienziati (a Vienna è appena successo, con un’aula dedicata all’attuale presidente dell’università) e biblioteche o altre strutture invece a personalità che abbiano avuto idee strategiche importanti per le istituzioni. In entrambi i casi si scelgono persone ancora in vita. Anzi, in Germania si è deciso di fare intitolazioni solo a personaggi ancora in attività, nemmeno in pensione: se c’è qualcuno che ha fatto qualcosa di straordinario per promuovere la scienza, questo qualcuno va onorato mentre ancora lavora. Le piazze e le strade invece si dedicano a personalità scomparse. [fonte qui]

E insomma: Tommasini leggiucchia l’autodifesa di uno degli adoranti riportata un paio di giorni prima sul giornale, e da lì in poi pontifica di (pare!) “differenti sensibilità culturali”. Ed è per questo, per la sua alta sensibilità nelle questioni riguardanti le “diverse sensibilità culturali” (perché è uno del PD, lui; insomma, uno di sinistra, mica un fascistone ignorante e insensibile!), è solo per questo che, passando forse a un nobilitante (ne ha bisogno, a questo punto) nos maiestatis, che “non ce la siamo sentiti di dire no” (già, m’immagino la domanda: “Senti, Chris, noi s’è pensato d’intitolare la biblioteca all’imperatore: sei d’accordo sì o sì?”). E non contento, conclude in modo degno: rimarcando l’imporatanza dell’impegno del presidente nella costituzione dell Lub (=Libera, ahahaha, Università di Bolzano). Come dire: vabbè, non vi sfugga che comunque Durnwalder è il capo. Se ancora non lo avevate capito.

Oh, provincia felix!

Ah, a proposito. Avvertenza a uso di Giorgio Holzmann. Magari, vedendo in cima all’articolo un’immagine contenente una frase po’ “volgare”, l’ineffabile deputato bolzanino avrà voglia di inviare una nuova interrogazione al ministro Gelmini, per avvertirla del potenziale diseducativo di questo blog. Si tranquillizzi: è la copertina di un libro reperibile in tutte le librerie e biblioteche.

AGGIORNAMENTO ore 18.45: Fin’ora non sapevo come fosse andata. Ho appena telefonato a un amico che mi ha informato che Durnwalder ha accettato, non ha detto qualcosa come “Nein, danke!”. Sono sconvolto, riponevo ancora una minima fiducia nell’intelligenza dell’uomo. Evidentemente mal riposta. Probabilmente solo i grandi sono capaci di rifiutare i gesti di piaggeria servile. Non è il caso, evidentemente, di Durnwalder. Che se anche fosse vero, come sostiene, che “non ha chiesto niente”, meglio avrebbe fatto a rifiutare.

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