Holzmann come educatore (reprise)

Ma io mi chiedo: è mai possibile che lo stesso parlamentare che qualche mese fa, in un’interrogazione parlamentare, teorizzava la necessità che “per alcune categorie di dipendenti pubblici […] ad esempio magistrati e insegnanti” il diritto di esprimere le proprie opinioni dovesse “contemperarsi con la delicatezza di particolari funzioni svolte”; che lamentava che i “contenuti altamente offensivi” di questo blog non instillassero “un’immagine positiva del Ministro, delle istituzioni, della politica” (qui l’interrogazione parlamentare); lo stesso che “rincarava la dose” esternando al quotidiano Corriere dell’Alto Adige il suo disappunto per il “linguaggio stile osteria del porto” da me (a suo parere) usato; che si ergeva a paladino dei giovani “che stanno ancora formandosi una capacità critica” e che, a suo dire, avrebbero subito un danno irreparabile dalla lettura di questo blog (qui l’articolo); insomma: è mai possibile che questo stesso integerrimo Catone il censore sia lo stesso che poi, quando si tratta di sfiduciare un ministro accusato addirittura di concorso in associazione mafiosa (associazione mafiosa!), sia pronto a votare la conservazione di un tale ministro?

La risposta è evidentemente “sì”, come si evince dal resoconto stenografico della votazione che si è tenuta oggi alla Camera (qui).

Al di là di qualsiasi cosa si possa dire ai 315 parlamentari che hanno votato “no” alla sfiducia, una cosa me la sentirei di dire a ‘sto Holzmann: ma non si rende conto di quanto il comportamento suo e dei suoi sodali basti e avanzi per screditare le istituzioni politiche? E ha riflettuto sul valore educativo di questo suo gesto politico? Di quanto i giovani, che pure “stanno ancora formandosi una capacità critica”, potrebbero facilmente dare un giudizio non proprio lusinghiero di tale comportamento?

E di quanto, in definitiva, qualsiasi contumelia, qualsiasi offesa, qualsiasi termine di un “linguggio stile osteria del porto” a lui e ai suoi sodali indirizzato costituisca uno sbiadito eufemismo rispetto al disastro che lui e i suoi sodali di governo stanno portando avanti ormai da anni, il discredito in cui stanno gettando le istituzioni, le macerie della cultura politica che ci troveremo di fronte quando finalmente lui e i suoi compagnetti se ne saranno andati (finalmente!) fuori dai coglioni?

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  1. Inquietante:
    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/09/28/news/il_boss_mandal_parla_dal_blog_e_attacca_la_lega_su_milanese-22375135/?ref=HREA-1
    Peccato che l’articolo non citi la fonte diretta: sarebbe interessante controlalre la notizia.
    Che, se ho visto bene, dovrebbe essere questo:
    http://ninomandala.blogspot.com/
    Mah, magari è solo un caso di omonimia.

  2. Ritengo indegno il solo fatto che arrivi alle orecchie dei ragazzi la cui capacità critica sta formandosi l’eco degli scandali sessuali di una persona che sta decidendo per la loro vita.
    Ma questa non è una cosa che accade per la prima volta al mondo.
    Bill Clinton credo sia un esempio più che lampante.
    Ma Bill non ha mai detto “bisogna far girare la patonza”.
    Bill non ha mai organizzato festini con prostitute di ogni età.
    Bill non ha mai telefonato in questura per far liberare una “nipote di Mubarak”.
    Il sexgate, lo scandalo che coinvolse Bill, non coinvolse anche una diciasettenne.
    Non è stato accusato di istigazione alla prostituzione (minorile).
    Eppure viene ancora nominato con molta vergogna dai cittadini statunitensi.
    Beh, se Bill Clinton e il sexgate vengono considerati come danni alla cultura di una nazione, vorrei sapere come bisogna considerare Berlusconi…
    Di Bill Clinton gli americani ricordano lo scandalo con la Lewinsky, di Berlusconi noi ricorderemo che era un grande statista, come è tipico degli italiani.

    Mitico Gatto (:




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