“E ogni volta che non sono coerenteee, ogni volta che non è importanteee…”

La storia della diatriba tra Vasco Rossi e Nonciclopedia è troppo nota per meritare di essere raccontata nuovamente. Si registra per fortuna la mediazione raggiunta (qui), che permetterà a un blog satirico (o sedicente tale) di continuare ad esistere e a un simbolo della trasgressione di non perdere la faccia di fronte ad alcuni fan. Ma altre sono le riflessioni che mi vengono in mente…

Sì, perché poco fa ho letto il commento alla vicenda su un blog che non vale la pena nemmeno nominare. Era il commento dell’unica persona, oltre me e il gestore, che legge quel blog e lo commenta (senza però vedersi “non accettati” i propri commenti: i miei lo sono regolarmente).

Questa persona sostanzialmente rimprovera al cantautore di avere intrapreso l’azione (“ma va là”, scrive), nota la contraddizione tra chi “vuole una vita spericolata” e poi invece “mette in mezzo gli avvocati”, conclude il profondissimo pensiero con l’ipotesi che, forse, Vasco è stato toccato su un punto debole. E avverte: “chi di spada ferisce, di spada perisce” (non mi risulta che Vasco Rossi sia mai stato uso diffamare qualcuno, ma non importa, lasciamo correre, l’immagine biblica non è male).

Bene, pur nella rozzezza dell’espressione, il pensiero potrebbe anche essere abbastanza condivisibile: maddài, a 60 anni, con il pelo sullo stomaco che ci hai, cosa stai a perdere tempo per queste cosette. Peccato però…

Già. Peccato che quella persona è la stessa persona che qualche mese fa ha sporto una querela contro un blogger che nemmeno l’aveva nominata, ma solamente alludendo l’aveva apostrofata con un termine nemmeno troppo offensivo.

E badate: non aveva contattato il blogger per chiedere, chessò, che venisse eliminata quella seppur lieve allusione; non aveva avvertito che in caso contrario avrebbe adito a vie legali; non aveva chiesto una qualche “rettifica”. No, il blogger si è visto direttamente convocato dalla polizia per la notifica di una querela. E, come scrive un articolo del Corriere di qualche giorno fa, “una querela per diffamazione costa caro” (qui).

Sì, perché se non hai tanti amici avvocati “che ti difendono gratis” (come pubblicamente si è poi vantata questa stessa persona), devi comunque assumere un avvocato. Che, si sa, costa.

Poi avviene che la querela, davvero parecchio “tirata per i capelli” e poco fondata, viene archiviata. Cioè, in poche parole, il blogger querelato viene riconosciuto non colpevole. Benissimo, direte.

Eh, no. Perché intanto, appunto, questo blogger si trova a dovere sostenere le spese per il proprio avvocato. E si giunge al paradosso che, pur non avendo fatto nulla, ma proprio nulla, e pur venendo ciò riconosciuto anche dagli organi competenti, il blogger si trova ad avere conseguito una vera e propria vittoria di Pirro.

“Ma va là!”, mi verrebbe da chiosare.

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  1. Non è una vittoria di Pirro. La persona da te citata è la consigliera comunale del PDL Maria Teresa Tomada. La quale ha compiuto un’azione legale nei miei confronti che è finita in un nulla di fatto. Io non ho amici avvocati, quindi pago quel che è dovuto al lavoro di un professionista. Evidentemente ci sono anche avvocati “amatoriali” che rinunciano alla parcella per motivi loro (alcuni di loro difendono gratis persone che non hanno reddito, per esempio). Tutto ciò francamente non mi riguarda. Come già dissi in un’altra occasione: non mi faccio intimidire. E continuerò a scrivere il mio pensiero fin quando sarò in grado di pensare. A maggior ragione adesso forte di una sentenza di tribunale.

  2. Mi sembra molto pertinente. Lo legga e lo capisca chi può (non saranno molti).

    http://malvinodue.blogspot.com/2011/10/chiedete-ovidio-marras.html

  3. Gianluca Trotta

    Ancor più pertinente è questo post precedente di Malvino: http://malvinodue.blogspot.com/2011/10/liberta-di-espressione-e-istinto-di.html
    Che scrive, tra l’altro:

    Perché ritengo che non c’è libertà senza responsabilità: puoi scrivere tutto quello che ti pare, ma devi essere disposto a renderne conto. Se ti sembra di essere nel giusto, non cedere e affidati senza timore al giudizio di un magistrato.
    Non è quello che chiedi al potente quando cerca di sottrarsi al dovere di difendersi nel processo, preferendo difendersi dal processo, atteggiandosi per giunta a vittima? A chi vogliamo affidare il compito di discriminare tra libertà e arbitrio? Facciamo decidere a un giudice o ci affidiamo alla sentenza di condanna o assoluzione decisa per acclamazione?

    Benissimo. D’accordissimo. Come allora capisco in che senso tu dissenta su “vitoria di Pirro”. Che però si riferiva allo spiacevole risvolto economico della questione, che pure esiste e in qualche modo dovrebbe essere affrontato.
    Tu non hai mai aizzato la platea per cercare la fama del martire. Nel mio piccolo, non l’ho fatto nemmeno io nella vicenda che mi riguardava. Continuamo sulla nostra strada, d’accordo.
    Ma permettimi di dolermi per quello spiacevole “effetto collaterale” che accompagna la tua pur evidente “vittoria”. Di indignarmene.
    Nel mio post non facevo nomi perché non è una vicenda che mi riguarda. Li fai tu che sei il diretto interessato e direi che fai benissimo. Sottolineare l’incoerenza di chi rimprovera Vasco Rossi perché, sentendosi diffamato, vuole ottenere giustizia dal Tribunale, e fa esattamente lo stesso (pur in assenza di espressioni potenzialmente ingiuriose come quelle rivolte da Nonciclopedia a Vasco Rossi) mi sembra il minimo che si possa fare.

  4. Sì. E poi aggiungiamo anche che, per quanto ne sappiamo, la signora in questione potrebbe avere solo millantato di essere stata assistita a titolo gratuito dai suoi “amici avvocati”. Magari in realtà ha dovuto pagare anche lei, assumendosi correttamente il rischio di vedere archiviata la sua querela perché (come si è poi dimostrato) il fatto non sussiste.




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