L’anima di Hegel e le ricerche che vanno a buon fine (dedicato a G.)

Nel romanzo, la moderna epopea borghese, […] ricompare da un lato la ricchezza e la multilateralità degli interessi, delle condizioni, dei caratteri, dei rapporti di vita, il vasto sfondo di un mondo totale ed insieme la manifestazione epica di avvenimenti. Quel che manca è però la condizione del mondo originariamente poetica da cui si origina l’epos vero e proprio. Il romanzo nel senso moderno presuppone una realtà già ordinata a prosa, sul cui terreno esso, nella propria cerchia e riguardo sia alla vivacità degli avvenimenti che agli individui e al loro destino, cerca di ridare alla poesia, nel limite in cui ciò è possibile con i presupposti dati, il diritto da lei perduto. Perciò una delle collisioni più comuni e più adatte per il romanzo è il conflitto della poesia del cuore con la prosa contrastante dei rapporti e l’accidentalità delle circostanze esterne. Si tratta di un dissidio che o si scioglie tragicamente e comicamente, o trova il suo adempimento nel fatto che da un lato i caratteri, che dapprima sono in contrasto con l’ordine comune del mondo, imparano a riconoscere in esso l’autentico e il sostanziale, si riconciliano con i suoi rapporti e vi entrano operosamente, mentre però dall’altro cancellano da ciò che fanno e compiono la forma prosaica, sostituendo alla prosa esistente una realtà resa affine ed amica alla bellezza e all’arte. Per ciò che riguarda il modo della rappresentazione, anche il romanzo vero e proprio, come l’epos, richiede la totalità di una concezione del mondo e della vita, il cui molteplice contenuto e argomento viene ad apparenza entro l’avvenimento individuale che si costituisce il centro per il tutto. Per quel che riguarda direttamente la concezione e l’esecuzione, il poeta deve, però, avere qui tanto più margine di esplicazione quanto meno può evitare di immettere nelle sue descrizioni, pur senza arrestarsi al prosaico ed al banale, la prosa della vita reale.

[G.W.F. Hegel, Estetica, trad. it. Di N. Merkel e N. vaccaro, Milano, Feltrinelli, 1963, pp. 1447-48]


  1. Dedicato a Giorgio Holzmann, suppongo. Notissimo studioso di Hegel.




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