“Obla di, obla da” (o “dà”?)

[Paul De Man; l’immagine l’ho presa qui]

Che lo spirito di Paul De Man mi assista in questa mia spericolata avventura decostruttiva.

Grazie al blog più inutile e brutto del mondo (che però talvolta torna utile) ho potuto leggere le frasi scritte da due immensi politici del nostro Paese sul loro spazio di Facebook; due figure davvero eccezionali; tanto che, per i loro meriti sono entrambi stati ministri. Massì, è ovvio, parlo di due titani: Angelino Alfano e Maurizio Gasparri.

Cominciamo da Gasparri, dài (qui c’è anche la schermata).

Bisogna fronteggiare l’emergenza economica che chiama in causa l’intero Occidente. La crisi investe sempre più l’euro e l’Ue. Si chiede alla politica una chiara assunzione di responsabilità. Ma dovrebbe essere ancora più forte l’autocritica da parte di quanti, immersi nella retorica, non ascoltarono le osservazioni di tanti durante il percorso che ha portato all’euro e alle attuali insufficienti istituzioni europee. Siamo di fronte a una crisi epocale e le Nazioni di fatto tornano in primo piano. L’Italia deve difendere il proprio ruolo. All’estero chi da lezioni ha fatto molti errori.

Gasparri se la prende con quelli che sono “immersi nella retorica”. Giusto. Probabilmente aveva letto quanto aveva scritto Alfano:

Domani incontrero’ alle 12 Monti insieme a Gasparri e a Cicchitto,e andremo con grande apertura di spirito. Andro’ con grande apertura di spirito perche’ avendo votato la fiducia al governo poco tempo fa non possiamo porre in dubbio la manovra. Una manovra pero’ non e’ insapore e incolore come l’acqua quindi vogliamo sapere quale sara’ il colore e il sapore. Non metteremo paletti ne’ avvieremo negoziati o trattative.
Confidiamo sul fatto che il provvedimento possa essere il piu’ utile possibile all’Italia e il piu’ bilanciato possibile sui contenuti, capace di dare risposte al paese e non creare problemi sociali’

Leggetelo bene. Ora lo riporto, sottolineando tutte le figure retoriche (vuote, puramente estetizzanti) usate da Alfano:

Domani incontrero’ alle 12 Monti insieme a Gasparri e a Cicchitto,e andremo con grande apertura di spirito. Andro’ con grande apertura di spirito perche’ avendo votato la fiducia al governo poco tempo fa non possiamo porre in dubbio la manovra. Una manovra pero’ non e’ insapore e incolore come l’acqua quindi vogliamo sapere quale sara’ il colore e il sapore [faccio notare il sapiente uso del chiasmo: “insapore : incolore | colore : sapore]. Non metteremo paletti ne’ avvieremo negoziati o trattative.
Confidiamo sul fatto che il provvedimento possa essere il piu’ utile possibile all’Italia e il piu’ bilanciato possibile sui contenuti, capace di dare risposte al paese e non creare problemi sociali’

Metafore, metonimie, sineddochi, sinestesie, chiasmi: se non è questo essere “immersi nella retorica”!

Ma il capolavoro di Gasparri non è certo questo. Gasparri può fare di meglio! Ed eccolo che si esibisce in una di quelle contraddizioni irrisolvibili, di quei paradossi, di quei double bind che tanto piacevano a Paul De Man (che, se può, ovunque sia, mi perdoni per questo accostamento…).

Riporto la frase-capolavoro di Gasparri:

All’estero chi da lezioni ha fatto molti errori.

Eccola qui! Notate il corto-circuito tra l’annotazione che all’estero c’è chi ha fatto errori e ora critica, e qull’erroraccio di ortografia da quinta elementare: il verbo “dare” alla terza persona singolare del presente indicativo scritto senza l’accento! E non venga Gasparri a ripetere le scuse accampate da Michaela Biancofiore (acerrima nemica del suo amichetto Giorgio Holzmann: sarebbe un’ulteriore contraddizione): la tastiera, l’IPad, la fretta. Gli altri accenti ci sono tutti (in “responsabilità”, ad esempio).

No, deve essere proprio così: Gasparri, l’ex ministro delle comunicazioni, quello che secondo il suo allora compagno (pardon: camerata) di partito Storace ha firmato una legge che non ha neppure letto, ignora il fatto che il verbo “dare” alla terza persona singolare del presente indicativo si scrive con l’accento!

Ora capisco ancora meglio perché Giorgio Holzmann (che, insomma, non è proprio immune da sviste linguistiche, vedi qui) venga definito un gasparriano. E perché quelli del PdL si chiamano sempre così: Partito dei Linguisti. Fini.




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