L’accolita dei rancorosi virtuali (aka EIW)

Mi segnalano questo spassosissimo articolo dal Fatto Quotidiano (qui). Il tema? Gli Eterni Incazzosi da Web…

Al di là del tanto di autocritica che, per primo, dovrei fare, trovo che davvero l’autore abbia centrato il tema.

Insomma, leggete leggete leggete! Io ritaglio la casistica dei diversi sottotipi di EIW:

1. Fan-boy. Spesso giovani, ma non necessariamente, si incarogniscono se osi criticare l’idolo di riferimento: la squadra per cui tifano, il musicista, il gruppo. Se avessi picchiato la loro madre, si sarebbero arrabbiati di meno.

2. Invidioso. Accusa sempre il proprietario del blog di «scrivere così perché sei invidioso». L’idea che si possa avere delle idee non agiografiche senza per questo tradire rancore è inimmaginabile: persino se critichi Ghedini, «lo fai perché sei invidioso» (pensateci: esiste qualcuno in grado di invidiare Ghedini? No).

3. Tipaganopure. Tono del commento tipo: «Per scrivere ‘ ste cazzate ti pagano pure?».

4. Duroepuro. Magari di lavoro costruisce mine antiuomo e si prostituisce, ma quando commenta i pareri altrui è sempre più duro e puro. Rinfacciando chissà quali incongruenze politico-morali.

5. Zecca. Ovvero la tipologia di commentatori che segue un autore in ogni cosa che fa, denigrandolo a prescindere, che esso parli di Casa Pound o Maccio Capatonda.

6. Fuorilegge. Vorrebbe essere un Black Bloc, ma ha paura anche della sua ombra. Così, in mancanza di meglio, si accontenta di (non) firmare parole da arresto seduta stante. E se una bomba esplode, lui scrive: «Bene così, peccato che non ne siano morti di più».

7. Troll. Interviene unicamente per seminare zizzania (e poi se ne va, per vedere l’effetto che fa).

8. Saisolocriticare. Da un articolo di dieci righe, si aspettano analisi esaustive, capaci di spaziare dai presocratici al Kit Kat bianco: se non le trovano, lamentano l’incapacità dell’autore di elaborare teorie propositive valide.

9. Noncicapisciniente. Quelli che puntano sulla incompetenza del blogger.

10. Nonsochefare. Quelli che stanno in Rete perché non hanno prospettive migliori. E forse odiano i blog altrui perché, puntuali, gli ricordano le troppe pagine bianche nella loro vita.




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