Chi c’era chi non c’era

Si avvicina la fine dell’anno. Ed è giusto che questo blog chiuda la stagione con l’ultimo (si spera in tutti i sensi…) cenno a una delle storielle politiche più ridicole in circolazione: la sfida all’ultimo sangue tra Michaela Biancofiore e Giorgio Holzmann.

In spregio alla linea che il tandem Pontecorvo-Bianchi ha inaugurato a inizio autunno (buttiamoci alle spalle le polemiche sterili e proviamo a costruire un partito che abbia almeno la parvenza di serietà), questa volta è lui ad aprire le danze. Un articolo dell’Alto Adige (qui) riporta infatti un non meglio precisato “commento” del genio delle interrogazioni parlamentari. (Tra parentesi: non mi risulta che, oltre alla pagina di Facebook di Giorgio Holzmann, il quotidiano locale Alto Adige e il mio blog, ci sia in Italia qualcuno che si interessi minimamente a ciò che pensa e dice Giorgio Holzmann: qualcosa vorrà pur dire, questo generale disinteresse, no?).

Dice (o scrive: anche se non lo precisa, immagino che l’articolo si basi su quanto scritto dal deputato sulla propria pagina di Facebook) Holzmann, riferendosi alla votazione alla Camera che con 286 sì contro 260 no ha autorizzato l’uso a fini investigativi delle intercettazioni riguardanti l’ex ministro Saverio Romano:

Io c’ero, peccato invece che mancassero, tra gli altri, la collega Michaela Biancofiore e gli ex ministri Frattini e Carfagna. Soprattutto dagli ex componenti del governo ci si sarebbe aspettati un po’ più di solidarietà

Capito? Lui c’era, ha votato no (presumibilmente: la votazione era segreta, ma le sue parole non lasciano dubbi) e se ne vanta. E, badate: non ha votato no a un arresto: no, ha votato affinché, in un’inchiesta in cui  l’ex ministro e parlamentare è accusato di corruzione aggravata dal concorso in associazione mafiosa, le 25 intercettazioni riguardanti Romano non potessero essere usate (qui un articolo del Corriere spiega tutto molto meglio).

E non lo ha fatto invocando il solito fumus persecutionis, la convinzione dell’innocenza dell’inquisito, etc. (insomma, le ragioni che rendono ancora decente il ricorso alla negazione all’autorizzazione a procedere per un parlamentare): no, lo ha fatto per spirito di “solidarietà”. Una “solidarietà di casta”, mi verrebbe da dire. La stessa solidarietà della cui mancanza accusa poi la solita Biancofiore e altri due ex ministri, che, a quanto mi consta, fanno parte del suo stesso partito.

Ma non finisce qui. Perché, nella sua furia accusatoria, Holzmann rincara la dose con una bella dose di pettegolezzo mondano. Continua infatti:

La sera prima erano invece presenti alla cena di Natale con Berlusconi. In questo caso l’assente ero io…

Capito? Ora si vanta invece di non essere stato presente alla cena di Natale con il capo supremo. Quello stesso che, per anni, ha sostenuto a spada tratta. Quello stesso che, fino a un giorno prima delle dimissioni, ha difeso coi denti. Quello stesso per la salvezza del quale ha accettato di fare parte della lista dei 314 parlamentari che, in una votazione ufficiale alla Camera, hanno avallato l’evidente “balla” del premier che telefona a una Questura (che già qui…) per fare liberare una ragazza marocchina, presunta nipote dell’allora presidente egiziano (!!!), per evitare una crisi diplomatica.

Insomma: lui alla cena con Berlusconi, ora che non è più il lìder màximo, ora che non è più sugli altari, non ci va. E se ne vanta.

Bravo!

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