“Castelli, non rompere i coglioni a me!”

Quell’inutile orpello di Castelli si alza e se ne va perché un operaio gli dice una cosa sacrosanta; l’unica che si possa dire a uno così.

Molto semplicemente: non mi rompere i coglioni!

E lui se ne va.

Ah, fosse sempre così bello. Fosse sempre che ‘sti smidollati della nostra classe dirigente se ne andassero così!

Potremmo semplicemente cominciare così, come un mantra:

Non ci rompete i coglioni, a noi!

Non ce li rompete!

Non ci rompete i coglioni, a noi!

E via! Tutti via con la coda tra le gambe. Finalmente liberi da ‘sti incapaci; che oltre a essere tali, oltre a essere responsabili del disastro dell’ultimo ventennio di malgoverno (nonostante Castelli e il leghistume vario facciano tanto le verginelle, c’erano loro, al governo; a non far niente per l’economia del paese; a pensare solo a salvare il culo al loro padroncino), sono pure un bel po’ arroganti, supponenti, spocchiosi.

Ma sì: non ci rompete i coglioni, a noi. E sparite una volta per tutte dalla faccia della terra.





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