Paniz c’è!

Lo sapevo, non dovevo, non lo dovevo fare: non dovevo guardare ieri Report, che poi ci sto male una settimana…

A pensare in che mani sono le nostre maggiori istituzioni: a parte qualche lodevole eccezione, una banda di malfattori o incompetenti, strapagati per fingere di essere “parlamento”. Esemplare la scenetta con alcune votazioni alla Camera o al Senato, con i capigruppo che a gesti indicano quale delle tre possibilità votare (sì, no, astenuto: eh sì, bisogna pur semplificare, sia mai che qualcuno non capisca) e la corsa di quelli che erano fuori, che si tuffano a votare qualcosa di cui non hanno alcuna idea.

Ma c’è una scena da incorniciare: Bernardo Iovene intervista Maurizio Paniz, l’indimenticabile autore della storiella della nipote di Mubarak (certificata ufficialmente, lo ricordo, da 314 deputati), e gli chiede appunto conto di quella trovata tanto simpatica. Paniz ovviamente rintuzza, precisa.

Poi Iovine, con quel tono tra sfottò e indignazione che ha, gli dice: Senta, Paniz, ma uno, da casa, sente ‘ste cose e pensa: Ma questi ci sono o ci fanno? E insomma, incalza, lei, Paniz, ci è o ci fa?

E allora Paniz, con quel tono da bravo borghese dell’arco alpino, cui forse qualche finezza gergale sfugge: No, no, io ci sono, ci sono!, scandisce in modo perfetto.




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