Piange il telefono

– Pronto, Mauri. Son io, ciao!

– …

– … Giorgio, son Giorgio. Non mi hai riconosciuto?

– …

– Quello di Bolzano, sì.

– …

– Beh, dai, ma quello c’ha la voce diversa. Vabbè, volevo chiederti: ma in che partito siamo, adesso?

– …

– Massì, massì. È che mi fanno un’intervista domani, e se mi fanno ‘sta domanda non so cosa rispondere.

– …

– Macché. No, è sempre il giornale locale. Ma è molto letto, sai. E c’è il rischio che se sbaglio qualcosa, poi la Michaela ne approfitta e mi prende via cinque elettori.

– …

– Ah, nemmeno tu sapresti rispondere? Vabbè, però almeno mettiamoci d’accordo, così diciamo tutti la stessa cosa?

– …

– No, no, con Ignazio non c’ho ancora parlato. Dici che lui sa qualcosa di più?

– …

– Vabbè, allora lo chiamo subito, allora.

– …

– Sì, sì. Ciao, allora. Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Ci vediamo a Roma, va bene?

– …

– Ma no, alla bouvette, al solito divanetto.

– …

– Sì, sì. Ciao, allora, ciao.




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