Prendiamo in prestito Busi

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La notizia è che Aldo Busi è stato assolto in tribunale dall’accusa di diffamazione intentatagli da Veronica Lario (qui). Ed è una buona notizia: sia perché riguarda il più grande scrittore vivente della letteratura italiana; ma anche perché ribadisce ancora una volta la liceità delle critiche, a discapito di chi usa l’arma della querela come un manganello per intimidire o zittire.

Quello che propongo di prendere a prestito da Busi sono le parole usate per difendersi. Afferma (ed è difficile non dargli ragione):

Veronica Lario è stata fidanzata e poi moglie di Berlusconi per 27 anni e accetta in tutto l’uomo, il suo percorso, la sua vita, i suoi costumi. Se taci su tutto per 27 anni significa che tutto ti è andato sempre bene. Questa è una valutazione, una critica, un’opinione personale che io ritengo lecita

Mi sembrano parole importantissime. Che propongo di applicare a chiunque, in questi vent’anni di politica berlusconiana, sia stato vicino o in qualche modo abbia supportato la sua attività politica. E che magari adesso vorrebbe uscirsene pulito, addirittura ergendosi a critico del berlusconismo.

Proviamo. Basta cambiare pochi elementi (il numero di anni, il ruolo, il nome) e il gioco è fatto. Cominciamo, chessò, da… boh, c’è l’imbarazzo della scelta. Butto un nome a caso: Giorgia Meloni.

Giorgia Meloni è stata deputata del PdL e poi ministro del governo Berlusconi per diversi anni e accetta in tutto l’uomo, il suo percorso, la sua vita, i suoi costumi. Se taci su tutto per anni significa che tutto ti è andato sempre bene. Questa è una valutazione, una critica, un’opinione personale che io ritengo lecita.

Ma poi si può andare a berlusconiani della prima ora (forse per questioni anagrafiche, la summenzionata non può esserlo definita), e si può precisare meglio il numero degli anni. Proviamo con Gasparri (o La Russa, Alemanno, ecc.; o anche i “pentiti” di Fli, a partire da Gianfranco Fini: basta togliere un paio di anni):

Maurizio Gasparri è stato deputato di AN e poi del PdL, è stato ministro del primo governo Berlusconi, ecc.; tutto ciò per venti anni e accetta in tutto l’uomo, il suo percorso, la sua vita, i suoi costumi. Se taci su tutto per venti anni significa che tutto ti è andato sempre bene. Questa è una valutazione, una critica, un’opinione personale che io ritengo lecita.

E così via, fino al più infimo ruolo istituzionale immaginabile (consigliere provinciale, comunale, di quartiere, ecc.).

Grazie, Busi. Un buon antidoto alla smemoratezza.


  1. Stefania

    Condivido. E vogliamo forse dimenticarci di tutti i politici che, sia a livello nazionale che locale, non hanno taciuto, ma hanno speso tante parole prodigandosi per sostenere spudoratamente, fino alla fine, la ridicola tesi “Ruby nipote di Mubarak”?. No, nessuno deve dimenticare!!
    Ciao

  2. Dimenticare? Ts ts. Qui ci sono molti memento della cosa (l’ultimo qui: https://gattomur.wordpress.com/2012/11/22/dedicato-ai-314-parlamentari-che-hanno-ufficializzato-alla-camera-la-storia-della-nipote-di-mubarak-ovvero-onorevoli-topolini/). Sono proprio gli atti parlamentari (314 deputati di uno Stato democrtico avanzato hanno implicitamente avallato quella incredibile storia) a impedirci di dimenticarlo. E per ricordare il nome dei magnifici 314: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/chi-ha-creduto-alla-balla-su-ruby/2148990

  3. A proposito: una bella recensione di Daniele Giglioli all’ultimo romanzo di Aldo Busi.
    http://lettura.corriere.it/l%E2%80%99uomo-che-parlava-a-una-foglia-di-platano/




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