Dissipatio G.H.

È davvero difficile, ultimamente, seguire le evoluzioni (o meglio dire, forse, le piroette) dei politici di destra. Prendi uno come Berlusconi: un mese fa dice che se ne va per il bene dell’Italia; poi però, per il bene dell’Italia, ritorna in pista. Il suo (“suo” in senso letterale) partito fa cadere il governo Monti, perché dice che non fa le cose giuste in economia; ma poi chiede a Monti di essere lui a guidare i “moderati” (che, in parole povere, sarebbero i berlusconiani più la Lega: capirai la moderazione…).

O prendi uno come Alfano: prima dice che si fanno le primarie; poi dice che invece non si fanno più, perché il padrone è tornato; e allora fa un discorso alla Camera nel quale ritira la fiducia al governo, invocando le elezioni. Però poi il suo padrone dice che non bisogna andare a votare subito, bisogna aspettare (giusto il tempo per anticipare la par condicio e saturare di sé qualsiasi trasmissione televisiva). Lui, probabilmente, dice la stessa cosa.

E ovviamente, in piccolo, tocca anche agli sconosciuti. Solo ieri Giorgio Holzmann diceva di averne le scatole piene (letteralmente) e che non si sarebbe mai più ricandidato al Parlamento (qui). Ripetendo tra l’altro una solfa già proposta più di un anno fa (qui): e che è deluso dalla politica; e che lui finora ha votato come gli chiedeva il suo gruppo per puro spirito di servizio, ingoiando parecchi rospi; ma quando avrà finalmente le mani libere, allora sì che parlerà, dirà finalmente la sua, aprirà chissà quali cassetti (ma che cavolo dovrà dire, poi? Boh!). E fa il gesto nobile: lascia il PdL perché dice che bisogna ripartire da zero; ma entra in un gruppo politico che si preannuncia già come un vassallo del partito feudale che ha appena fatto il bel gesto di abbandonare.

E dice che Berlusconi ci ha fatti vergognare nel mondo, che ha tenuto dei comportamenti non consoni: ma quando si è trattato di votare il conflitto di attribuzione sul “caso Ruby”, eccolo lì pronto ad avvalorare l’incredibile storia della nipote di Mubarak. Lui e altri 313 deputati del Parlamento di uno stato avanzato: ecco che ci fa vergognare nel mondo. Ma lui non ha rimpianti, dice; lui ha fatto le cose che doveva fare. Ora se ne va, ma è pronto anche a rimanere se glie lo chiedessero.

A parte il fatto che mi chiedo chi possa chiedere una cosa simile a uno come Holzmann: comunque è straordinario il cambio improvviso di versione. Già avevo notato una inguaribile tendenza di Holzmann a smentire continuamente le proprie affermazioni con nuove posizioni (qui). Ma qui siamo al parossismo.

E allora, da cittadino di questo Stato, che mi trovo ad avere tra i mille parlamentari uno come Holzmann (che, detto per inciso, non è nemmeno il peggio che si può trovare nelle istituzioni: ma tant’è), m’incarico io di dirglielo: Holzmann, tu che sei un assiduo lettore di questo blog (io lo so che non è vero, che non lo hai mai letto; ma chi ti ha ispirato l’interrogazione parlamentare nei miei confronti, forse, potrà riferirtelo); ecco, Holzmann: anche se hai 55 anni, e sei in media un deputato “giovane”, fatti da parte, levati, dedicati ad altro. Io non sono la tua base, non sono un esperto di politica, non sono letteralmente nessuno; ma sono un cittadino. E lo dico a te, come a tanti altri, in primis, a tutti i 314 che hanno votato il conflitto di interesse sul caso Ruby (qui), a tutti quelli che per vent’anni hanno sostenuto Berlusconi e ora vorrebbero uscirne puliti: andatevene, fatevi da parte, levatevi di torno. C’è in giro molta gente più meritoria di voi a ricoprire ruoli apicali.


  1. Non sono un indovino, ma penso di sapere già come andrà a finire: Giorgio Holzmann (che, da come si evince dalla stampa locale che si occupa di lui, pare svolgere la propria attività politica soprattutto su Facebook) aspetterà di avere, sulla propria bacheca, una decina di amici che gli dicono “Rimani, fallo per il nostro bene”, oppure “Sei uno dei pochi che ci può salvare” o cose simili, poi annuncerà che, per soddisfare le richieste della sua base ha deciso di tornarci, a Roma.
    L’unica cosa che ci potrà salvare è quello che scrive la giornalista dell’Alto Adige, Francesca Gonzato, nell’articolo del 14 dicembre:

    È vero che nella crisi del centrodestra le sue chance di ricandidatura sarebbero poche, quindi tanto vale farsi da parte prima

    Ecco: speriamo che sia così.

  2. gadilu

    Tanto per completare il quadro: Minniti ha lasciato anche lui il Pdl, ora sta con Storace ne “La Destra”. E Holzmann s’è incazzato con lui.

  3. Già. E, tanto per cambiare, leggo che Holzmann ha “divorziato” da Minniti su Facebook (è ufficiale: è lì che svolge la sua attività politica).
    Riporto le sue parole, che vengono citate da un articolo uscito oggi sul Corriere dell’Alto Adige (riporto solo il virgolettato, non so se loro trascrivono fedelmente, ma comunque la sostanza dovrebbe essere quella):

    Finalmente si fa chiarezza su una situazione ambigua.
    Personalmente ho la conferma che la riconoscenza per quanto ottenuto fino ad ora non fa parte delle sue qualità e neppure il rispetto per gli impegni presi.
    Troppi errori, approssimazione con una crescente esaltazione di se stesso hanno suscitato a volte riprovazione, in altre occasioni aspre critiche
    [Minniti] ha quindi deciso di separarsi dal mondo con il quale ha vissuto decenni senza una parola, affidandosi ad un comunicato stampa con uno stile che ne denota lo spessore. Personalmente non lo rimpiango credo ci darà invece maggiore forza e sprone per affrontare le prossime competizioni elettorali.

    Da queste parole si evincono diverse cose (oltre al fatto che, se sono proprio le parole che ha scritto, non è certo un grande esperto della lingua italiana, un po’ come la sua tanto odiata ex compagna di partito; ma lasciamo correre).
    Primo: per lui bisogna dimostrare “riconoscenza” per quello che si è avuto in questi anni. Non so di preciso cosa vuole dire, ma non mi sembra una gran cosa.
    Secondo: non mi sembrano parole di uno che, come affermava qualche giorno fa, è deciso ad abbandonare la politica perché da lei deluso.
    Terzo: non mi sembra che emerga una gran volontà di creare un nuovo soggetto politico; anzi, ricompattiamoci e cerchiamo di vincere anche le prossime elezioni con la stessa squadra, seppur all’apparenza divisa in forze politiche diverse.
    Mah!

  4. Oh, è più appassionante di una telenovela!
    http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2012/12/20/news/minniti-con-storace-holzmann-furioso-1.6223674
    Una cosa mi colpice nell’articolo; anzi, due.
    La prima, forse è banale, ma forse no: facebook pare essere diventato il luogo politico per eccellenza, tutti dicono le cose lì, e i giornalisti le riprendono da lì e le divulgano. Segno dei tempi? Sarà, ma a me sembra un brutto segno. D’altronde, a politici virtuali, che militano in partiti virtuali, non può che calzare bene un luogo virtuale, per fare politica. Tanto su FB sono lì, chiusi nel loro eden di amici, possono dire tutto, di solito non vengono contraddetti, e anzi si sentono delle divinità, vista la quantità di piaggeria che si spande nei commenti che arrivano. Mai che facciano un passo in un luogo virtuale aperto come ad esempio un blog: per carità, lì rischierebbero di essere presi a pesci in faccia.
    Seconda considerazione, che mi deriva dalle parole del co-co-coordinatore del PdL Alberto Sigismondi (che, devo dire, per quello che lo conosco dalle cronache politiche è forse la parte buona del PdL bolzanino): anche lui dice che ora non parla, si tiene quello che vorrebbe e potrebbe dire, ma che, chissà, forse un giornoi parlerà.
    Ecco, lo stesso argomento che Holzmann ripete da più di un anno. E di nuovo mi chiedo: ma cos’è che si sentono di dovere dire e che per ora non dicono, ma forse un giorno diranno? E se sono cose importanti per inquadrare la loro militanza di questi ultimi vent’anni, ma perché non la dicono subito? Perché aspettano momenti più favorevoli?
    Chissà, quando forse si decideranno a parlare, forse sarà troppo tardi, e potrebbero essere interpretati come i soliti che, quando la nave è affondata, parlano male del capitano; ma mentre era al timone e comandava la nave, non osano dire nulla.
    Orsù, dai: un minimo di coraggio. Siete pur sempre uomini di destra, cresciuti nel mito dell’uomo forte e coraggioso: mostratevi tali, almeno una volta!




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