Aimez-vous Marx?

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C’è stato un periodo della mia esistenza che era molto strano. Questo periodo della mia esistenza, che a occhio e croce era più di dieci anni fa ma meno di venti, era caratterizzato dal fatto che, a conti fatti, bevevo troppo. Cioè, non che assumessi in generale troppi liquidi, chessò, cocacola o fanta. Anzi, cocacole o fante non ne ho mai bevute in vita mia, penso. Ma nemmeno poi acqua o latte. Cioè, non è che non abbia mai bevuto acqua o latte, anzi; solo, voglio dire, che quando dico che era un periodo che bevevo troppo, intendo dire proprio “alcol”.

Insomma: esageravo nel bere alcolici, ecco il fatto. C’è anche da dire, a mia parziale discolpa, che gli alcolici di cui abusavo erano poi sempre alcolici di qualità riconosciuta. Chessò, magari esageravo col whiskey, ma non tipo con quelle robacce tipo Jonny Walker o Jack Daniels; no, esageravo con dei cossiddetti single malts, e quindi, magari, mi trovavi lì (non so bene dove, ma da qualche parte mi trovavi) che ero pieno, chessò, di Talisker o di Lagavulin o di Lafroigh, ma di quelli che erano stati minimo dodici anni nelle botti, se non il doppio. Oppure ero pieno di qualche amarone, o di qualche barolo o di qualche rosso di Montalcino (ché il Brunello, devo dire, non mi ha mai convinto, o comunque non ne ho mai trovato uno che mi veniva voglia di riempirmene).

E insomma, magari partecipavo a queste serate, dove si mangiava e si beveva bene, e c’era tutta gente di un certo livello, che era lì perché amava mangiare bene. e io anche, sicuramente, con l’aggiunta, però, che io a un certo punto ero talmente pieno di alcol che non c’ero poi più. Magari mi trovavo a farmi dare un passaggio da qualcuno per tornare a casa, e io mi sedevo sul sedile e dormivo, non davo nemmeno la soddisfazione a chi mi riaccompagnava a casa di sostenere una qualche conversazione.

Ad esempio, una volta. Abitavo a Bolzano, ed ero andato a questa serata di Slow Food in un posto bellissimo sopra Brunico. Dove si era mangiato ovviamente benissimo. Ma io avevo, ovviamente, anche bevuto tantissimo (ma robe buone, eh!), e a un certo punto andavo fuori, ci saranno stati chessò dieci gradi sotto zero, e vomitavo tutto, tutte quelle cose buonissime che avevo mangiato e bevuto, e poi mi aggiravo come un automa, tutti avevano una normale vita associativa, conversavano, si dicevano delle cose, commentavano il cibo, magari addirittura parlavano di cose culturali, che ne so; e io, invece, portavo avanti la mia esistenza di vegetale in maniera ebefrenica, fingendo di essere una persona come le altre e non riuscendo a convincere nessuno. E quella volta, ovviamente, da sopra Brunico dovevo tornare a Bolzano, e c’era questo signore che veniva addirittura da Trento, e allora sono salito in macchina e poi non ricordo più niente, tranne che a un certo punto ho sentito la sua voce che mi diceva Dove vuoi che ti lascio, e io dicevo, un po’ a caso, Qui va benissimo, e scendevo, e almeno ero a Bolzano, boi in qualche modo raggiungevo casa e continuavo la mia esistenza vegetale. E a quel signore, chissà, avrò dato un’impressione pessima, questo sale in macchina e si addormenta come un sasso, e per cento chilometri sta lì a ronfare e poi è tanto se mi dice grazie che gli ho dato un passaggio. Vabbè.

Però una volta, non so dove fosse, mi sembra a Ortisei in un bellissimo ristorante, ed era ancora presto, e quindi l’alcol incamerato non era ancora sufficiente, e ancora avevo una parvenza di essere umano. C’era questa tipa, era più grande di me, facciamo che io avevo circa trent’anni, lei era a quaranta. E a me quelle di quaranta, non so come dirlo, ma a me, insomma, quelle di quaranta mi hanno sempre attizzato un bel po’. Non so spiegarlo, ma a me una che ha quarant’anni mi ha sempre eccitato parecchio. Almeno prima che ci arrivassi io, ai quaranta, adesso non saprei com’è la mia posizione al riguardo.

E insomma, c’era questa tipa sui quaranta, con la quale volentieri mi sarei intrattenuto in qualcosa di sessuale, per così dire. E allora, visto che ancora avevo la lucidità per fingere di essere un essere umano normale, le stavo parecchio alle calcagna, e mi intrattenevo amabilmente con lei, dando libero sfogo alle mie qualità di conversatore, che non sono poi chissà cosa, ma talvolta funzionano per quegli scopi. E insomma, si parlava del più e del meno, ma anche di politica.

E lì, lì ho fatto una di quelle battute che meriterebbero qualcosa; che, insomma, se poi ci fosse le convinzione di continuare il gioco, a qualcosa di buono magari portano, meritano comunque un qualche riconoscimento (in quel momento speravo in qualche ricompensa di tipo sessuale, ovviamente). E insomma, si parlava di politica, e questa tipa, come poi accade a molti, pur essendo una sfigata presa a calci in culo dal mondo, che si arrabatta in mille mestieri per sbarcare il lunario, questa tipa faceva un elogio smaccato degli industriali, del capitalismo, e di tutta quella merda che si potrebbe definire “liberismo”. Io ovviamente contrastavo, sia per intime convinzoni, sia perché qualcosa dovevo pur dirle per intrattenerla (e potevo approfittare del fatto che ero ancora abbastanza sobrio, quindi qualche speranza ancora la potevo nutrire).

E allora lei ha detto questa cosa, che voleva essere una cosa intelligente e derimente: Ma voi, voi che vi dite comunisti (probabilmente mi avrà chiesto io come mi definivo, e io le avrò detto Comunista, ovviamente), voi lo avete poi letto il Capitale? E allora, in un lampo, io ho ripescato chissà dove una battuta, per nulla originale (forse Flaiano?), ma che ci stava benissimo: No, ma ho visto il film. E qui, fosse stata una gag di un libro o di un film, la cosa doveva concludersi; se fosse stata una situation commedy, ci sarebbero state delle risate finte sotto.

Purtroppo lei era verbosa, o forse non ha colto troppo bene la battuta, e ha detto ‘sta cosa orribile (perché era seria), che non doveva proprio dire, e che ha rovinato tutto: Ma dai, non sapevo che avessero fatto un film.

E lì c’è stato un calo nel desiderio. E la serata è continuata come sempre, ovviamente, anche se non ricordo bene come.


  1. Che piacere leggere queste tue minima personalia, così “coraggiose”! Del resto “i comunisti disdegnano di nascondere le loro opinioni….” e, visto che a me piace anche lavorare in CLIL, ti propongo una lettura critica del testo dal quale è stata estrapolata questa citazione, scelta a caso fra le tante possibili: “…If we may take an example from outside the sphere of production of material objects, a schoolmaster is a productive labourer when, in addition to belabouring the heads of his scholars, he works like a horse to enrich the school proprietor”……
    redever (non sono sicura, ma mi sembra che ora non mi esca questa firma, che invece qui starebbe bene…)

  2. No no, esce tanto di firma con link al blog, altroché.
    La citazione è proprio azzeccata, direi: “work like a horse”. Nel mio caso, direi un Crazy Horse, però.

  3. gadilu

    A me non è mai parso che tu fossi stato ubriaco. Neppure quando avevo la busta in testa.




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