PdL = Partito dei Linguisti? (reprise)

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Riprendo il titolo e lo spirito di un post di qualche tempo fa (qui).

Anche nella nostra cassetta delle lettere, come in quella di milioni di italiani, oggi è arrivata una lettera che sembra una lettera di rimborso dell’Imu; in realtà è un pietoso tentativo firmato Silvio Berlusconi di tirare su, in modo a dir poco ingannevole, qualche voto in più.

Ma nel mio caso Berlusconi si sbaglia di grosso; e per diversi motivi…

a. Per prima cosa, né io né la mia compagna possediamo una casa. Insomma, pur essendo più che quarantenni e pur avendo un lavoro stabile, non abbiamo ancora potuto permetterci l’acquisto di una casa. Caro Berlusconi, esistono anche quelli che, in un certo senso, sarebbero ben contenti di pagare una tassa su una casa; se ce l’avessero.

b. In secondo luogo, Berlusconi sbaglia a pensare che io non mi ricordi che tutte le misure fiscali introdotte dal governo Monti sono passate a larghissima maggioranza, col voto trasversale dei due maggiori (solo per numero di parlamentari, s’intenda) partiti, PD e PdL. E, anzi, Berlusconi stesso, in molte dichiarazioni, all’epoca disse che era necessario introdurre quella tassazione (qualcuno aveva provato a farglielo notare, nel celebre show da Santoro; ma lui non fece approfondire l’argomento, probabilmente avrebbe ammazzato lo spettacolo, e per un uomo di spettacolo come Santoro la cosa non sarebbe andata certo bene).

c. Ma gli errori più pacchiani sono quelli di forma. Cioè di lingua.

Che io mi dico: ma se io fossi Silvio Berlusconi, con tutti i soldi che c’ho, pagherei fior fior di esperti per correggermi un testo che arriva a milioni di italiani. Alla brutta, andrei da un qualsiasi professorino dalla penna rossa e gli chiederei per favore di dare una letta.

Lui no, lui, forse, pensa di essere bravissimo anche nelle questioni linguistiche. E i suoi collaboratori più stretti, chissà, forse non sono in grado di trovarli, gli errori di forma. Io ho letto velocemente la lettera-porcata, e di errori ne ho scovati ben due. Chissà, se avessi tempo di rileggere, forse ne troverei altri. Ma adesso devo andare a fare le pulizie di casa, e allora la smetto di perdere tempo con ‘ste sciocchezze, e mi limito a segnalare i due errori.

– Nel periodo che inizia il quartultimo capoverso:

È ovvio che, per evitare questo disastro serve il Suo aiuto.

è ovvio e evidente che c’è una virgola di troppo (o, volendo, di meno). È un tipo di errore che mi tocca correggere continuamente ai miei alunni; ma loro c’hanno 15 anni.

– L’inizio del terzultimo capoverso è imbarazzante:

Ci serve davvero il Suo aiuto: quello di votarci e di farci votare dai suoi parenti, dai Suoi amici, dai Suoi conoscenti.

Che c’è di male? Evidente: il pronome “quello” dopo i due punti non può che riferirsi a “aiuto” (a cosa, sennò?). E ci si chiede, allora: cosa vorrebbe dire “il Suo aiuto di votarci e farci votare”? Cosa, di grazia?

Ah, poveri noi…




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