Fallacia argomentativa (II)

Schermata[dalla schermata di Facebook di una figura politica moderata]

Ogni volta mi meraviglio, e mi dico: ma no, dai, non potranno essercene così tanti. E invece devo sempre ricredermi: ce ne sono effettivamente tanti…

Come ho già scritto altrove (qui), riconosco un unico merito a questo governicchio: avere fatto emergere, attraverso la nomina a ministro di Cécile Kyenge, l’isteria razzistica di tanti sedicenti moderati. Che davvero non sanno più cosa inventarsi, per screditare un ministro ai loro occhi inaccettabile: è originaria del Congo e ha la pelle nera.

Perché non siamo mica in un paese normale, come chessò la Francia o la Svezia: qui i neri li vogliamo solo nei campi, a raccogliere pomodori. E se solo ne vediamo uno fuori posto, ecco subito pronte le reazioni scomposte dei soliti imbecilli.

Quella che ho scoperto oggi rasenta il ridicolo. Cito dall’articolo linkato sul profilo FB sopra riprodotto. E già lì inizia il delirio…

Nell’articolo si denuncia, con supposti toni ironici, il “modello di integrazione congolese” (notare la fine ironia), e sulla base di una denuncia del 2004 si segnalano uccisioni di massa e stupri perpetrati ai danni della minoranza pigmea. Fin qui tutto bene, è giusto porre all’attenzione dell’informazione le tante guerre del continente africano: qui siamo in ritardo di quasi dieci anni, ma va bene lo stesso. La cosa incredibile è il motivo per cui viene fatta questa denuncia.

Lo si capisce sin dall’inizio:

Visto che i nostri amici del partito unico Pd-Pdl hanno deciso di importare dal Congo il ministro dell’integrazione, avranno notizie che in quel paese deve esserci una situazione di armonia tra le etnie, e quindi si saranno detti: “chiamiamo subito uno di loro, per applicarne il modello in Italia!”.

Mi sembra lampante la logica che sottende il discorso: in Congo succedono queste cose; e il ministro che abbiamo “importato” (notare la finezza dell’ironia) è “una di loro”. E quindi, non c’è dubbio che lei (mai nominata, ovviamente) debba essere chiamata in causa per i fatti

che avvengono nel paese del “nostro” ministro della “integrazione”.

Notare la fine ironia nascosta nel virgolettato di quell’aggettivo possessivo. Vi regge lo stomaco? Continuiamo la lettura. Dopo avere elencato le violenze denunciate, così conclude l’autore del testo:

Ecco, noi ora, quegli orrori li importiamo e li mettiamo al governo.

Non so se cogliete la logica: in Congo avvengono cose spaventose. Un nostro ministro è originario del Congo. ERGO: Abbiamo importato quegli orrori.

Sarebbe come dire: in Italia avvengono cose orribili: esecuzioni sommarie, uccisione e scioglimento nell’acido di persone, regolamenti di conti, ecc.. Chiunque sia originario dell’Italia si porta dietro questo orrore. E dunque se, facciamo un esempio, una persona originaria dell’Italia venisse nominato ministro in un paese straniero (anzi: se venisse “importato” in un altro paese), i cittadini di quel paese avrebbero ragione a chiedere conto a questo ministro degli orrori che avvengono e sono avvenuti nel suo paese. Non c’è dubbio: una logica di ferro!

Non vi basta? Ancora un po’, dai:

Voi capite che chi dovrebbe “insegnare” l’integrazione a noi, viene da un paese dove le etnie si massacrano un giorno si e l’altro pure. Dove le minoranze vengono letteralmente – e non in senso figurato – “mangiate”.

Noi che amiamo le differenze – e quindi vogliamo proteggerle dal nuovo razzismo degli assimilazionisti – vorremmo che anche i Pigmei potessero vivere nelle loro foreste senza che i connazionali del ministro li mangiassero. E magari, vorremmo anche che non venisse a darci lezioni di “integrazione” chi proviene da ambienti simili.

Tutto chiaro, no? Che dite: ce la faremo mai, a diventare un paese normale?




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