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Ieri, mentre ascoltavo Raffaele Crocco (giornalista Rai e curatore dell’ottimo Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo) che parlava di guerra, di informazione, della difficoltà di fare buon giornalismo, mi sono venute in mente alcune parole di Lev Tolstoj. Continua a leggere »

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Thank You! (I)

Impennata delle malformazioni congenite a Falluja, la città irachena segnata nel 2004 dai duri combattimenti tra truppe Usa e insorti: lo rivela un’inchiesta della Bbc, ma secondo l’esercito americano non ci sono dati ufficiali che documentino tale aumento. Secondo quanto riscontrato dall’emittente britannica, in un ospedale di Falluja un pediatra che è voluto restare anonimo, ha detto di vedere due o tre casi di malformazioni al giorno, soprattutto cardiache: un dato che se verificato porterebbe il computo totale a circa mille casi l’anno. I militari statunitensi sostengono che tale incremento non è verificato da resoconti ufficiali: «Non ci sono elementi che confermino una relazione tra ambiente e specifiche patologie», ha detto un responsabile sanitario dell’Esercito Usa, Michael Kilpatrick.

In questi giorni si sono sprecate le parole sui sei poveri ragazzi morti in Afghanistan: con i soliti toni di cattiva retorica dei cattivi politici che li hanno mandati lì.

Sei vite spezzate; più le decine di vite dei civili afghani morti nella stessa occasione (non ce li si ricorda mai); che si aggiungono alle migliaia di vite di militari e di civili morti in quel conflitto.

Provo pietà per tutte queste vite; e indignazione verso chi, con parole vuote e fasulle (“siamo lì per portare la pace”, “se ce ne andiamo da lì è un disastro”, etc.), fa un uso politico di quelle morti.

“Ma lei che lo amava aspettava il ritorno di un soldato vivo; di un eroe morto che ne farà?”.

Grazie a Enzopenzo ho conosciuto questo importante blog di informazione:

Su Gaza non ho altro da esprimere che la mia angoscia per le violenze perpetrate ai danni di una popolazione inerte.

Io non ho nulla contro lo stato di Israele: ma sfilare (come mi sembra abbia fatto ieri il nostro presidente della Camera) sotto le bandiere dello stato che sta, da troppi giorni, portando morte e distruzione, mi sembra un gesto fuori luogo.

Che si fermino TUTTE le violenze (ovviamente a partire da quelle di Hamas): ma forse a fare il primo passo dovrebbe essere lo stato democratico. E “l’occidente” (noi) dovrebbe fare maggiori pressioni per chiederglielo.